30/11/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Tra Hamas e Barghouti: Mazen in difficoltà in Palestina
Mahmoud Abbas, noto con il nome di battaglia di Abu Mazen, Presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese, ha congelato il voto delle primarie interne al suo partito al-Fatah. Secondo fonti vicine al Presidente, che è impegnato a Barcellona per il vertice dei paesi delle due sponde del mar Mediterraneo e che non ha commentato di persona l'episodio, le operazioni di voto di sabato scorso sarebbero state alterate, in particolare nella Striscia di Gaza. Molti elettori non erano stati registrati nelle liste elettorali e alcuni miliziani di Hamas avrebbero intimidito i sostenitori di Fatah.
 
il presidente dell'Anp Abu MazenLotta di potere. Sempre più, anche se al momento non esiste ancora, si delinea il profilo di una dura lotta per il potere in Palestina. Lo stato ancora non c'è, ma il potere è già conteso. Mazen non avrà accettato di buon grado il fatto che le primarie siano state vinte, con il 98 percento dei voti, da Marwan Barghouti, il leader condannato a cinque ergastoli da Israele, che resta l'uomo politico più amato dai palestinesi. Barghouti, da tempo, è uno dei più duri censori della vecchia guardia di al-Fatah, accusata di essere incapace, se ha agito in buona fede, o corrotta, se ha agito in mala fede. Mazen sa bene che una riforma interna dei vertici di quella classe dirigente, che ha guidato la prima Intifada e ha perso di mano la seconda, è necessaria. La maggior parte dei palestinesi non ha alcuna stima verso questi anziani leader che non sono riusciti, per colpe non solo loro, a risollevare almeno un po' la qualità della loro vita. Il malcontento era tenuto sotto la cenere, almeno fino alla morte di Arafat. Il carisma del rais, come quello di un vecchio padre di famiglia, teneva le polemiche sotto controllo e riusciva sempre con il prestigio personale a sedare le lagnanze della gente. Morto Arafat, però, tutta la diffidenza dei palestinesi è venuta a galla, a volte in modo violento. Un esempio su tutti: Moussa Arafat, cugino del rais e elemento di spicco della dirigenza dell'Olp, a settembre scorso è stato prelevato dalla sua casa e giustiziato in strada. Un messaggio molto chiaro per tutti i grandi vecchi che adesso devono rispondere in prima persona del loro operato.
 
hamas in manifestazioneUna situazione difficile. Mazen sa bene che la situazione è questa e, incassata la vittoria alle elezioni presidenziali palestinesi di gennaio 2005, non ha smesso un momento di parlare con gli attori in gioco: la generazione di quarantenni di al-Fatah che chiedono spazio e rinnovamento e i fondamentalisti di Hamas che sono riusciti a dare alla popolazione le scuole e gli ospedali che l'Anp ha solo promesso. Barghouti è il simbolo dei giovani di Fatah, uno di quelli che gode del rispetto popolare perché è considerato capace di trattative politiche quanto d'imbracciare il fucile. Il suo arresto e la condanna successiva ne hanno fatto una sorta di 'martire' per i palestinesi e il voto delle primarie è la dimostrazione di un carisma che le sbarre non hanno potuto contenere. Dall'altra parte la pressione di Hamas diventa sempre più insistente. Alcuni testimoni oculari hanno riferito che, nella Striscia di Gaza, non era raro vedere attorno ai seggi delle primarie del Fatah i miliziani armati di Hamas. Non solo come monito, ma in alcuni casi anche con le fucilate. A maggio scorso, dopo le elezioni municipali nelle principali città palestinesi, Hamas era risultata la forza maggioritaria. Il rischio di un trionfo dei fondamentalisti era sempre più certo e Mazen, con una forzatura istituzionale, ha rinviato il voto per le politiche che devono eleggere l'Assemblea Palestinese a gennaio 2006. La reazione di Hamas è stata dura, ma tutto sommato composta. Il gruppo sa di avere il consenso della popolazione ed è sicuro di ottenere una facile vittoria. Anche perchè Mazen non potrà continuare per sempre a rinviare e a invalidare le elezioni. La tregua che portò all'elezione di Abu Mazen al posto di Arafat è ormai un lontano ricordo e il Presidente dell'Anp dovrà affrontare prima o poi il problema di una classe dirigente sfiduciata dalla popolazione. Anche perché il tempo stringe e bisogna dimostrare al mondo che il ritiro degli israeliani dalla Striscia di Gaza non sia un'occasione storica persa dai palestinesi.

Christian Elia

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