29/11/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Interessi ad alta velocità. Occupata militarmente la Val Cenischia contro i no-Tav
Luca MercalliIl noto metereologo della trasmissione Rai 3 “Che tempo che fa”, Luca Mercalli, convinto oppositore del progetto ferroviario della ‘Tratta ad alta velocità’ (Tav) Torino-Lione, ha espresso a PeaceReporter il suo sdegno per quello che sta avvenendo in Valsusa, dalla notte scorsa militarmente occupata da centinaia di agenti in tenuta antisommossa che hanno bloccato le strade e perfino le mulattiere e i sentieri di accesso alla Val Cenischia per impedire le manifestazioni anti-Tav previste per l’inizio dei lavori di sondaggio geologico. Sigillato il villaggio di Venaus: la gente non è potuta andare a lavorare, i bambini non sono potuti andare a scuola. Scontri con i manifestanti. Si paventa addirittura l’intervento dell’esercito.
“Che venga o meno l’esercito cambia poco”, dice Mercalli. “Che le divise siano blu o verdi ha poca importanza, perché comunque siamo in presenza di una vera e propria occupazione militare del territorio. Nemmeno per combattere la mafia nel meridione si è visto un simile dispiegamento di forze. E qui semmai è il contrario: qui è la mafia il soggetto protetto, quella mafia che ha i suoi interessi nella realizzazione di questo insensato progetto. E dall’altra parte, a costituire il pericolo da cui si vuole proteggere il Tav, ci sono 50 mila cittadini che vi si oppongono pacificamente: pacifici ‘cittadini’, non ‘manifestanti’, non ‘dimostranti’ come vengono definiti a scopo denigratorio. Cittadini che difendono da soli i loro diritti. E’ tutto il contrario di come dovrebbe essere: la polizia, invece di proteggere i cittadini dalla mafia, protegge la mafia dai cittadini”.
 
 
 
Tensione in Valsusa“Finora il progetto ferroviario della Tav metteva a rischio la salute dei cittadini, ora sta mettendo a rischio la democrazia e le libertà civili”, racconta al telefono dalla Valsusa Claudio Giorno di Legambiente, uno dei promotori storici delle proteste anti-Tav. “Da questa notte la Val Cenischia è in stato di occupazione militare: centinaia di agenti delle forze dell’ordine in tenuta antisommossa sono schierati a protezione dei cantieri. Hanno chiuso la vallata con posti di blocco sulle strade e perfino sulle mulattiere e i sentieri, impedendo completamente la libera circolazione dei residenti, che non sono potuti andare a lavorare, che non hanno potuto accompagnare i figli a scuola. Il villaggio di Venaus,  anche quello più a monte, Novalese, sono sigillati e isolati: chi vi abita non può uscire e chi vuole raggiungere la propria casa deve mostrare i documenti ai checkpoint, come fossimo in stato di guerra. E in vista della manifestazione di domani sembra che vogliano chiamare addirittura l’esercito! I manifestanti sono stati malmenati dalla polizia, che non ha esitato ad alzare i manganelli sugli eurodeputati della Commissione Petizioni venuti in Valsusa per vedere con i loro occhi che situazione c’è. Ora l’hanno visto sulla loro pelle”.
 
Un cordone dei carabinieriLe proteste della Delegazione Ue. La voce di Giorno al telefono viene sovrastata dalla sirena dell’ambulanza che porta in ospedale Antonio Fermentino, il presidente della Comunità Montana Bassa Valle Susa, accasciatosi a terra per un malore durante la manifestazione. Prima di sentirsi male aveva urlato al microfono: “E’ la più grave militarizzazione del territorio che ci sia mai stata. I cittadini non possono né entrare né uscire da Venaus”.
Poco prima, un’altra ambulanza portava in ospedale l’onorevole Vittorio Agnoletto, lievemente ferito durante un tafferuglio con la polizia con cui cercava di trattare al fine di consentire l’accesso della delegazione europea.
“L’occupazione militare di Venaus – hanno dichiarato i tre europarlamenti, due spagnoli e un inglese – è un affronto alla popolazione locale che protesta pacificamente contro l'inizio del primo cantiere di sondaggio. Ed è anche un insulto all’integrità di questa delegazione parlamentare”. Uno dei due spagnoli si è sentito soffocare mentre la polizia spingeva indietro i manifestanti che pressavano sul cordone.
 
La Valsusa“Questa non è democrazia”. “Non avremmo mai immaginato che si arrivasse a questo punto”, dice Giorno. “Questa militarizzazione del territorio è assurda perché calpesta i diritti civili dei cittadini, non solo di quelli che vogliono dimostrare il proprio dissenso verso il Tav, ma di tutti quelli che hanno la sfortuna di abitare in queste valli. Questa spropositata reazione non è degna di un Paese democratico: la democrazia non c’è più quando il potere agisce senza il consenso della popolazione, quando le autorità sono disposte a tutto, anche all’uso della forza, pur di portare a termine un progetto. Agendo così, colpendo non solo manifestanti ma tutta la popolazione, si è ottenuto solo il risultato di far rivoltare tutti contro questa insostenibile situazione, anche quelli che magari sono d’accordo con il Tav. Lo dimostrano i presìdi e le proteste degli abitanti in corso a Venaus, furiosi perché non possono più uscire di casa per andare a lavorare, lo dimostrano gli scioperi spontanei di solidarietà degli operai della Valsusa, che stamattina hanno lasciato le fabbriche per unirsi alla protesta”.
 
Un cartello contro l'occupazione“Sotto occupazione per 15 anni?”. “Il blitz con cui è iniziata questa notte l’occupazione militare del cantiere di Venaus e di tutte le strade d’accesso alla Val Cenischia – continua Giorno – estende la situazione che già da un mese si vive nella località di Mompantero, dove i blocchi sono funzionanti dalla notte del 31 ottobre. Neanche a farlo apposta, qui la polizia aveva allestito un checkpoint proprio vicino al cimitero: era la vigilia del giorno dei morti e così l’indomani la gente del villaggio non ha potuto nemmeno andare a onorare i propri defunti! Dobbiamo forse prepararci a vivere così per i prossimi quindici anni, cioè per la durata prevista dei lavori del Tav? O in alternativa, per evitare l’occupazione militare, dobbiamo cedere a questo ricatto antidemocratico rinunciando al nostro diritto di manifestare contro un progetto che a sua volta calpesta il nostro diritto alla salute e a un ambiente sano? Non riesco a credere che siamo arrivati a questo punto! Non riesco a credere che nessun politico si alzi in piedi per dire ‘no’ a quello che sta succedendo qui, dove ormai non c’è più in ballo solo un progetto di ferrovia, ma la sopravvivenza stessa della nostra democrazia”.
 

Enrico Piovesana

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