22/11/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Presentato il 'Landmine Monitor report 2004'. Nonostante il bando ancora migliaia le vittime
Rapporto 2004Dal 1999, anno di entrata in vigore del Trattato di Ottawa per la messa al bando delle mine antipersona, 152 stati hanno deciso di non utilizzare e produrre questo terribile strumento di morte. Tuttavia, se nove debbono ancora ratificare il documento, sono in 43 quelli che non hanno ancora aderito all’accordo. Tra loro ci sono Stati Uniti, Russia e Cina (membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite), con Finlandia, India, Pakistan, Egitto e Israele, tutti potenze militari e con un grande peso nella scena politica internazionale.
 
La Campagna italiana contro le mine, nel presentare a Roma il ‘Landmine Monitor 2004’, non ha potuto non rimarcare questo aspetto inquietante .
Le cifre sono impressionanti. Sessantadue milioni di ordigni sono stati distrutti, ma ne rimangono in funzione non meno di 200 milioni. L’Italia, prima di Ottawa tra i primi tre produttori al mondo, ne ha messi fuori uso oltre sette milioni, che erano in attesa di essere venduti.
 
Mille e cento chilometri quadrati di territorio del Pianeta sono stati bonificati. Poiché molti incidenti non vengono denunciati, la stima più credibile è di quindici-ventimila vittime l’anno, di cui l’86 per cento civili (il 23 per cento bambini), in 75 diversi Paesi. Mentre gli eserciti regolari tendono a limitare l’uso di mine, i gruppi armati ne fanno sempre maggior ricorso, spesso fabbricandole in proprio. In Birmania, Colombia, Perù e Bolivia e nella parte curda della Turchia, organizzazioni di guerriglia antigovernativa sono molto attive nel piazzamento di queste armi.
una piccola vittimaLe conseguenze non si limitano ai periodi di guerra guerreggiata. Anche dopo la fine delle ostilità le bombe continuano ad essere attive e producono un alto numero di morti o di feriti. Se 23 milioni di persone sono state raggiunte da programmi di educazione al rischio, Birmania e Russia sono gli unici stati che hanno fatto uso costante di mine negli ultimi cinque anni.  Moldova, Bulgaria, Costa Rica, Gibuti (dove rimane solo un campo minato sotto amministrazione francese) e Honduras sono stati dichiarati ‘liberi da mine’.
Enorme lo stanziamento di fondi messo a disposizione dai Paesi donatori per la lotta alle micidiali armi: un miliardo e 350milioni di dollari dall’entrata in vigore del trattato.
“Alle soglie della prima conferenza di revisione del Trattato di Ottawa – ha detto Simona Beltrami, coordinatrice della Campagna in Italia – il nostro Paese non può e non deve lavarsi le mani dall’emergenza umanitaria causata da questi ordigni, che per tanti anni abbiamo contribuito a disseminare nel mondo”.
Annalisa Formiconi, introducendo lo studio ha aggiunto: “Il fatto che 40 dei 66 volontari contro le minePaesi in cui si sono registrati nuovi casi di vittime siano ormai pacificati, spesso già da anni, illustra drammaticamente l’impatto di lungo periodo delle mine. Sono oltre 400mila le persone ferite e mutilate e per le quali sarà necessario un sostegno per tutto il corso della loro vita”.
Riferendosi alla situazione italiana la Beltrami ha sostenuto: “Si è fatto molto per promuovere l’adesione degli assenti al Trattato, ma il taglio di quasi il 50 per cento del totale degli stanziamenti pubblici nazionali destinati alla lotta contro queste armi significa che dove più conta, sul terreno, nei campi, nei villaggi e sulle strade minate, l’impegno del nostro Paese si è drasticamente ridotto”. La coordinatrice della Campagna ha aggiunto: “Per fortuna l’Italia non è solo questo. Sono infatti molte le organizzazioni non governative che realizzano programmi di bonifica, prevenzione e assistenza”.
Il Landmine Monitor Report 2004, giunto alla sua sesta edizione è stato redatto da 110 ricercatori, impegnati nello studio di 93 diversi Paesi. L’appuntamento di Nairobi servirà a fare il punto sulla situazione e ad affrontare le sfide per il  futuro, tra le quali in primo piano appare quella per la proibizione delle ‘cluster bomb’.
 
Categoria: Bambini, Guerra
Luogo: Italia