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maoisti (Ncp) ed esercito del re Gyanendra dal 1996 a oggi ha provocato 9mila
morti, tra cui moltissimi civili. Fra i manifestanti c’erano monaci buddisti e
religiosi hindu, bambini delle scuole e attivisti umanitari, avvocati e giornalisti.
Insieme hanno acceso candele e intonato canzoni. Per dire che, nella Giornata
Internazionale della Pace, la popolazione nepalese rifiuta di cadere nella spirale
di tensione innescata ultimamente proprio nella capitale.
così confuso non è chiaro neppure il ruolo dei Paesi confinanti, India e Cina.
Nuova Delhi, insieme a Stati Uniti e Gran Bretagna, avrebbe sostenuto le forze
governative per sconfiggere la guerriglia, ma nello stesso tempo i maoisti hanno
trovato sempre le frontiere aperte per nascondersi e costruire basi di addestramento
in territorio indiano. Solo la loro ideologia “filo-maoista” farebbe ancora pensare
a legami con Pechino. Rimane vago l’esito dei colloqui di pace promessi dal governo
e che dovrebbero permettere l’avvio di un processo di pace. Trattative volute
anche dall’Ncp a condizione che vi sia una mediazione delle Nazioni Unite. A Charan
Prasai, attivista umanitario nepalese, chiediamo alcuni chiarimenti sulla situazione
attuale. L’obiettivo è quello di dimostrare l’incapacità del governo a proteggere le vite
e le proprietà dei cittadini. I maoisti hanno compiuto attentati contro edifici
privati e sedi di organizzazioni a Katmandu per far chiudere loro i battenti e
per dimostrare alla popolazione l’inefficienza delle forze di sicurezza.

Si, a metà agosto hanno imposto il primo blocco a Kathmandu. Gli spostamenti
della popolazione erano quasi completamente interrotti. Avevamo cominciato a fare
scorte di generi di prima necessità. L’obiettivo era quello di attirare l’attenzione
dei media nazionali e internazionali. L’opinione pubblica nepalese non ha condiviso
questa azione, ma per paura di attacchi da parte dei maoisti e per la mancanza
di fiducia nel sistema di sicurezza del Paese, non ha osato opporsi aper tamente. Solo alcuni membri della società civile e di organizzazioni per i diritti
umani hanno lanciato appelli ai maoisti affinché il blocco fosse tolto. I maoisti
avevano già stretto assedi in molti altri distretti fuori dalla capitale con gravi
conseguenze sulla popolazione civile, ma questi fatti non avevano attirato l’attenzione
dei media allo stesso modo.
Il disagio della popolazione comune e delle imprese sta crescendo di giorno in
giorno. Gli abitanti dei distretti di Ilam e Pachthar, nella parte orientale del
Paese, sono stati evacuati nei giorni scorsi. Le autorità hanno detto loro che
i villaggi potevano essere attaccati dai maoisti e le minacce di guerra hanno
fatto chiudere 35aziende. Migliaia di persone sono rimaste senza lavoro. Intanto,
nonostante le condanne della comunità internazionale, i ribelli continuano a sequestrare
bambini e insegnanti dalle scuole per portarli in campi dove vengono indottrinati
e addestrati con la forza.
Si. Lo si è visto il primo settembre, quando per oltre tre ore Kathmandu rimase
in fiamme, senza che le forze di sicurezza riuscissero a intervenire. Gli abitanti
chiedevano disperatamente alle autorità di aiutarli a salvare le loro vite e le
loro case.
Il mantenimento della pace dipende da entrambe le forze in lotta.
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