30/11/2005
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A Brescia si formano operatori sanitari per i paesi poveri
Scritto per noi da
Emanuela Sbriscia Fioretti*
Mondo accademico e cooperazione si sono uniti nell’intento di formare
figure professionali di carattere sanitario per la gestione delle
problematiche legate all’HIV/AIDS nei paesi a risorse limitate. A
Brescia, dal 21 novembre e fino al 2 dicembre, 18 fra medici,
infermieri e biologi si sono impegnati in un corso di perfezionamento
organizzato dall’Università in collaborazione con l’Associazione delle
Organizzazioni non governative (Ong) italiane e l’Osservatorio italiano
sull’azione globale contro l’Aids. Il corso, primo nel suo genere a
livello nazionale e forse anche europeo, è nato dalla volontà di chi da
anni lotta contro l’AIDS in Italia come nei Paesi a
risorse limitate (come attualmente vengono definiti i Paesi “in via di
sviluppo”).
Unire forze e competenze. “Per anni il mondo universitario e quello
della cooperazione non governativa hanno agito come fossero
‘indipendenti’ nella lotta all’Aids nei Paesi a risorse limitate, ma ci
siamo resi conto che l’esperienza sul campo delle Ong e la competenza
tecnica delle Università potevano essere integrate nella formazione e nell’intervento”,
spiega
Francesco Castelli, direttore della scuola di specialità di Malattie
tropicali dell’Università di Brescia e principale organizzatore del
corso. E’ così nato il Clia, Collegamento della lotta italiana
all’Aids, di cui fanno parte alcune Università italiane, le Ong che aderiscono
all’Osservatorio italiano
sull’azione globale contro l’Aids (una rete di 23 Ong italiane e
internazionali impegnate nella lotta all'Aids e contro la
povertà attraverso l'attivazione di processi di sviluppo e di
interventi umanitari) e alcune divisioni ospedaliere di Malattie
infettive. Gli aderenti al Clia si
sono prefissi alcuni ambiti di intervento: la formazione, la
prevenzione della trasmissione materno infantile dell’Hiv, la lotta
all’Aids nell’ambito della Primary Health Care (il primo gradino del
sistema sanitario, e il più decentrato) l’accesso ai farmaci e lo
sviluppo di reti d’informazione Nord-Sud.
Solo il primo passo. Il corso di Brescia (Corso di
perfezionamento in
Gestione delle problematiche HIV/AIDS in Paesi a risorse limitate),
patrocinato da Unaids (programma congiunto delle Nazioni Unite
sull’Hiv/Aids) e dalla Direzione generale cooperazione allo sviluppo
del Ministero affari esteri, vorrebbe essere il primo di una serie, per
continuare poi nelle sedi delle altre Università coinvolte. Il corso
spazia dalla conoscenza del contesto
socio-economico e dei sistemi sanitari dei vari Paesi ai
fattori che influiscono sulla diffusione dell’Hiv, alla biologia e alle
manifestazioni cliniche dell’Hiv/Aids. I partecipanti imparano ad
analizzare e pianificare strategie preventive, curative e
programmi di formazione per il personale locale. “L’intento”, spiega
ancora Francesco Castelli “è dare ai partecipanti una visione
integrata che riunisca il punto di vista scientifico-accademico e quello operativo
della
cooperazione,
della lotta all’Aids. Anche per questo abbiamo sempre cercato di
affiancare in aula un rappresentante dell’Università e uno delle Ong”.
Coordinare approcci diversi. Non si tratta tanto di fornire risposte
univoche a problemi che sono in continua evoluzione, ma di dare gli
strumenti per poter intervenire in modo non settoriale e limitato. C’è
una particolare insistenza sul valore della ricerca operazionale (cioè
applicata ai problemi concreti che si incontrano nei Paesi di
intervento) e sull’integrazione dei programmi di lotta all’AIDS nei
sistemi sanitari di base. Con queste premesse, il corso di Brescia
sembra rispondere in tempo reale ad una delle raccomandazioni contenute
nel rapporto annuale sull’Aids pubblicato da Unaids il 21 novembre
2005: “perché l’accesso alla prevenzione e alle cure dell’Hiv/Aids sia
universale, sarà necessaria una coordinazione fra approcci differenti”.