30/11/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



In Etiopia i farmaci per l'Hiv, ma si muore per altre malattie curabili
Scritto per noi da
Marina Madeo*
 
Ingresso di una ditta farmaceutica ad Addis Ababa, in Etiopia. Copyright - Who/P. Virot.Aklil arriva da Zway. Quattro giorni di viaggio per raggiungere Addis Abeba, a cercare qualcuno che possa curare il suo bambino. Ha sentito che adesso ci sono le medicine e i soldi per curare questa malattia, che il governo può dare i farmaci gratuitamente a chi ne abbia diritto. Ma ancora non sa chi ne ha diritto. A Zway, dopo un piccolo buco su un dito, hanno detto che lei e il piccolo Wandasan sono malati e devono andare a cercare la cura. Tre volte è andata all’ospedale di Nazareth (un giorno di viaggio da Zway), alla fine le hanno fatto una radiografia che poi non si è più trovata. Allora ha deciso di venire ad Addis.
Wandasan ha tre anni, 7 chili, e una diarrea da tanto tempo. Aklil non sta male, dice, vorrebbe solo essere meno magra, perchè tutti al villaggio dicono che è malata e l’allontanano. Dopo la morte del marito ha dovuto sposarne il fratello, seguendo la tradizione del villaggio. Poi è nato Wandasan, ma non è mai stato bene, poi il secondo marito è andato via lasciandola con il piccolo e gli altri tre figli, proprio quando nei campi c’era più bisogno di lavoro. Lei non è riuscita a fare tutto il lavoro, era sempre più stanca, e il piccolo stava sempre male. I bambini hanno lasciato la scuola per lavorare nel campo. Li ha lasciati al villaggio, vuole cercare una cura per il piccolo e poi tornare da loro. Forse anche loro dovranno fare quel buco sul dito, per sapere se sono malati.

Lavoro in una ditta farmaceutica ad Addis Ababa, Etiopia. Copyright - Who/P. VirotFarmaci gratis per tutti. Da settembre il governo ha dichiarato che la terapia antiretrovirale è disponibile per tutti i malati, gratuitamente. Cinquantaquattro sono gli ospedali autorizzati a somministrare la terapia, e altri 40 si aggiungeranno nei prossimi mesi, in tutto il Paese. Dappertutto ci sono i corsi di formazione del personale sanitario per la cura dell’Aids. Una valanga di soldi si è riversata sull’Etiopia negli ultimi due anni, dedicati alla lotta all’Aids. Radio, giornali, manifesti e volantini parlano di Aids in tutte le lingue del Paese, ormai molti sanno che esiste questa malattia e una parte di loro sa anche come si trasmette, come si previene, e che si può curare, anche se non guarire. Anche Aklil, che non sa leggere, ne sa qualcosa. Ci sono posti, anche a Zway, dove ti spiegano queste cose, fanno il buco sul dito, e poi ti dicono se devi cercare la cura.

Non solo Aids. Ma dove? Ma come si arriva alla cura? Questo è difficile. La clinica del villaggio non ha più l’infermiere da tanto tempo, perché lo hanno chiamato a seguire i corsi. L’ospedale di Zway non ha medici, forse per lo stesso motivo. L’ospedale di Nazareth ha le medicine, dicono, ma ancora non possono usarle perché prima devono inviare il sangue dei pazienti ad Addis, ai laboratori privati che il governo ha scelto per il programma di terapia antiretrovirale. Intanto la gente muore, ma di cosa? Wandasan si sta prosciugando per la diarrea, Aklil dimagrisce e ha la tosse, il suo primo marito aveva tante bollicine sulla pelle. Ma anche tanti bimbi del villaggio muoiono di diarrea nella stagione umida, o con la febbre alta nella stagione secca, e tante mamme muoiono di parto, ma anche questo è sempre accaduto, da quando Aklil era bambina. Che malattia è questa? Una o tante?

Vaccinazioni contro la poliomielite in Etiopia. Copyright - Who/P. VirotDi cosa si continua a morire. E’ il sistema sanitario di base che in Etiopia è malato, insufficiente e inefficiente. La malattia di cui si muore è la carenza di assistenza sanitaria di base. In città i mendicanti storpi hanno handicap correlati a malattie che sarebbero, il più delle volte, perfettamente curabili a basso costo, se prese per tempo: cecità da tracoma, piede torto congenito, lussazioni, ustioni e fratture. In Etiopia c’è di nuovo la poliomielite (era scomparsa nel 2001). E’ il sistema sanitario di base che dovrebbe facilitare l’accesso alla terapia antiretrovirale come alle altre molto più semplici cure che migliorano le condizioni di salute della gente. Ma la via per lo sviluppo della sanità di base sembra lunga e difficile. E i soldi dedicati all’Aids non la rendono più facile. Wandasan adesso è in cura in un centro per bambini malati di Aids, con medici volontari, con i farmaci antiretrovirali forniti dal governo. Ma lontano dalla sua mamma, che è tornata al villaggio. E’ tristissimo così da solo, ma non sa che tanti suoi coetanei senza Aids non avranno neppure tanta attenzione.

 
Categoria: Bambini, Diritti, Donne, Salute
Luogo: Etiopia