29/11/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



I soldati Usa che bruciarono due talebani? Lo fecero per "motivi igienici", dice l'esercito
I corpi bruciati dei due talebaniQuelle immagini, come gli incappucciati e gli abusi di Abu Ghraib, avevano fatto il giro del mondo, provocando l’ennesima frattura tra gli Stati Uniti e Islam: due corpi di talebani bruciati da alcuni soldati americani, ignorando il fatto che per un musulmano la cremazione è una pratica inconcepibile e altamente offensiva. Su quel fatto, ripreso da un giornalista australiano al seguito delle truppe, l’esercito Usa aprì subito un’inchiesta. Che ora è arrivata alla sua conclusione: i soldati non saranno incriminati per la profanazione, ma riceveranno soltanto una nota di biasimo. Perché quei corpi li bruciarono “per motivi igienici”, circostanza permessa dalla Convenzione di Ginevra e che quindi non rientra nella categoria dei crimini di guerra.
 
Il giornalista Stephen DupontLa profanazione. L’episodio risale ai primi di ottobre, quando la tv australiana Sbs mostrò il filmato del giornalista embedded Stephen Dupont realizzato tra le montagne intorno a Kandahar, dove le truppe americane devono ancora fronteggiare la resistenza dei talebani. Nel video, si vedeva come i corpi venissero bruciati come monito, mentre dagli altoparlanti dei soldati partiva musica occidentale sparata a tutto volume ed esortazioni rivolte ai talebani nascosti nei villaggi vicini, con la minaccia che se non si fossero consegnati, avrebbero subito la stessa fine dei loro compagni. Il problema è che il Corano vieta la cremazione dei cadaveri, e che chi viene bruciato (vivo o morto) non potrà disporre del suo corpo dopo il giorno del giudizio.
 
ll generale Jason KamiyaI risultati dell’indagine. Secondo quanto emerso dall’inchiesta, i soldati avrebbero bruciato i cadaveri perché dovevano rimanere a combattere su quell’altura per diversi giorni, la temperatura superava i trenta gradi e quindi restare vicino ai corpi in decomposizione dei nemici uccisi avrebbe costituito un problema. “Non c’era lo scopo di profanare i resti, ma solo quello di sbarazzarsene per motivi igienici”, ha spiegato il generale Jason Kamiya, comandante operativo della coalizione guidata dagli Usa in Afghanistan. I due soldati responsabili, ha aggiunto, riceveranno quindi una nota di biasimo per la mancanza di sensibilità culturale e religiosa, ma in quel momento non pensavano di fare niente di sbagliato. E piuttosto è il filmare i corpi bruciati, ha concluso Kamiya, a rappresentare una violazione delle norme militari.
 
Il presidente afghano Hamid Karzai con quello statunitense George W. BushLe reazioni in Afghanistan. Le conclusioni dell’indagine americana non sono piaciute al governo afghano di Hamid Karzai, che sta portando avanti per conto proprio un’altra indagine sulla vicenda. I più critici sono stati soprattutto i rappresentanti religiosi. “Quei soldati dovrebbero essere puniti severamente”, ha detto Khair Mohammed, un’eminente autorità religiosa di Kandahar. “I soldati stranieri in Afghanistan devono rispettare la nostra religione. Se continuano a fare così, ogni musulmano gli si rivolterà contro”. Per ora, pur essendo condannato duramente dalle autorità e dai media, l’episodio non ha scatenato violenze proteste popolari come quelle dello scorso maggio, quando il settimanale Newsweek rivelò (e poi negò) che nelle prigioni controllate dagli Usa il Corano finiva negli scarichi dei gabinetti. Forse perché, credono diversi osservatori, il filmato australiano non è mai stato mostrato sulle tv afghane.

Alessandro Ursic

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