29/11/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Incidenti in miniera e disastri ambientali nella Cina dello sviluppo
Scritto per noi
da Manuela Parrino* 
  Minatori di Qitaihe
Secondo fonti del governo cinese 138 persone sono morte per l’esplosione avvenuta in una miniera nel nord-est, a Qitaihe, nella provincia dello Heilongjiang. Al momento dell’esplosione nella miniera c’erano 221 minatori e ora oltre duecento uomini stanno cercando di salvare quelli  rimasti intrappolati nei tunnel.
Le miniere cinesi si confermano le più pericolose del mondo, anche se il governo di Pechino lancia periodicamente campagne per la sicurezza e recentemente ha chiuso novemila impianti ritenuti troppo pericolosi. Ogni giorno arrivano notizie di esplosioni, feriti, morti e solo quest’anno sono rimasti uccisi più di tremila minatori.
Ogni tentativo del governo di chiudere le miniere più pericolose si scontra regolarmente con la necessità di mantenere alta la produzione del carbone, che ancora oggi copre il settanta per cento del fabbisogno energetico della Cina, e con la corruzione dei poteri locali che dovrebbero controllare il rispetto di leggi e regolamenti sulla sicurezza, ma che spesso invece hanno interessi diretti nelle miniere. Un tentativo del governo di costringere i dirigenti locali a vendere le azioni minerarie nella loro provincia si è rivelato  un fallimento.
 
Rifornimento d'acqua, HarbinLa Cina è un gigante fragile come appare chiaro dalle notizie quotidiane di incidenti e problemi causati da una crescita troppo veloce e senza regole.
Il 13 novembre un’esplosione in un’industria chimica nei dintorni di Harbin, nella regione dello Jilin, provoca la dispersione nelle acque del fiume Songhua di oltre cento tonnellate di benzene, un materiale altamente cancerogeno. Lungo  il fiume si forma un serpente inquinato di 80 chilometri che scende a valle. L’acquedotto della città di Harbin, che usa le acque del fiume, è costretto a chiudere i rubinetti e oltre tre milioni e mezzo di persone restano senza acqua per cinque giorni. Un disastro ecologico di dimensioni straordinarie che per molti giorni le autorità locali hanno cercato di negare. Per giorni e giorni la popolazione viene lasciata senza notizie, il governo dice che l’erogazione dell’acqua è stata sospesa per lavori di manutenzione e solo dopo una settimana, sotto la pressione della stampa, decide di scusarsi pubblicamente per aver tenuto nascosto alla popolazione l’accaduto. Il fiume Songhua intanto scorre pericolosamente verso il confine con la Russia, dove poi le acque confluiscono in un più vasto sistema idrogeologico, mentre la televisione di stato continua a trasmettere immagini rassicuranti di lavoratori che installano filtri per l’acqua.
Le autorità russe protestano per la mancanza d’informazioni e il governo centrale scarica le responsabilità su quello locale.
Poche informazioni si hanno anche su un altro possibile disastro in un’altra industria chimica nei dintorni di Chongqing, dove a causa di un’esplosione è morto un lavoratore. Tutto ciò che si sa è che le scuole intorno all’industria sono state chiuse, che 6,000 persone sono state evacuate e che a chi vive in prossimità della Yingte Chemical Company di Dianjinag è stato detto di non bere acqua.
 
La Cina è il paese della reticenza nell’informazione, almeno fino a quando qualche forza esterna non costringe la verità a venire a galla.
E’ successo e sta succedendo anche con la febbre aviaria, un’epidemia che colpisce i volatili in un paese nel quale si allevano ogni anno 14 miliardi di polli e anatre. L’epidemia colpisce a ripetizione in diverse zone del paese, fino a oggi 27 volte. Per le prime due settimane le notizie arrivano con il contagocce, le autorità locali cercano di tenerle nascoste perché denunciare l’epidemia significa condannare a morte milioni di volatili e distruggere l’economia di interi distretti.
La Cina è cresciuta troppo in fretta, senza pesare le conseguenze sull’ambiente e spesso trascurando i pericoli per i lavoratori. Secondo dati forniti dallo stesso governo, nell’ultimo anno nel sistema industriale cinese ci sono stati 130mila morti e oltre un milione di feriti in incidenti sul lavoro. La grande strage della Cina del boom economico.
 
Categoria: Diritti, Ambiente
Luogo: Cina
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