Forse nei prossimi anni gli Stati Uniti non potranno più permettersi inutili guerre
Scritto per noi da
Stefano Feltri
Anche se gli economisti, come si sa, sono spesso pessimisti, vedono crisi e
apocalissi dietro ogni angolo, e spesso esagerano, il deficit degli Stati Uniti sta diventando una bomba
ad orologeria che nessuno può più ignorare. Il paese più ricco del mondo spende
più di quanto
potrebbe permettersi e continua ad accumulare debito. Una situazione
che noi italiani, con il nostro debito colossale, conosciamo bene. E almeno su una cosa quasi tutti gli economisti sono d’accordo: questa situazione
non può
durare. E’
la sfida che Ben Bernanke, il nuovo capo della Fed (la Banca Centrale
statunitense), dovrà affrontare dal primo febbraio, quando entrerà in
carica.
Gli Stati Uniti sono indebitati con il resto del mondo, che
compra i buoni del tesoro americani. Come nel caso dei BOT italiani, il
governo americano paga un interesse periodico, in dollari.
Se il valore del dollaro scende, cioè se con un dollaro si comprano
meno euro di prima, scende anche il costo del debito americano, perché
gli interessi, in valore reale, sono più bassi. In questi ultimi anni
il dollaro è rimasto molto basso rispetto all’euro, e questo ha
permesso agli Usa di sopravvivere con il loro debito e, anzi, di
crearne di nuovo.
Ma c’è anche un altro fattore che ha aiutato gli Stati Uniti: le loro
passività, i debiti, sono in dollari, mentre le attività, cioè i crediti, sono
in monete
straniere. In altre parole, mentre il resto del mondo presta soldi agli Usa, e
li investe nella borsa di Wall Street, gli americani comprano o aprono
imprese all’estero, fanno investimenti. Il risultato è che se il
dollaro si indebolisce il costo del debito (cioè gli
interessi) resta basso e i guadagni ottenuti all’estero, in euro,
yen, o altre valute, aumentano di valore.
<>
Cosa ci si aspetta per il futuro?
Su cosa possa succedere nel prossimo futuro, le idee sono diverse.
Sembra
abbastanza certo che il deficit americano, oggi al sette per cento
della ricchezza prodotta nel paese (il Pil), sia ben al di sopra del
livello di equilibrio. Ci si aspetta che nei prossimi anni
continui ad aumentare, fino a diventare insostenibile, per poi
ridiscendere verso un sano tre per cento. Ma non sarà un processo
indolore.
Diversi studiosi hanno cercato di capire quanto costerà agli Stati
Uniti, e al mondo, questo riassestamento.
Il dollaro dovrà ridurre il proprio valore di molto: le stime credibili
del matematico Sebastian Edwards parlano di una svalutazione del ventotto
per cento, quasi un terzo del suo valore attuale. Altri, come Francesco
Giavazzi dell’Università Bocconi, parlano invece di un crollo del novanta per
cento.
Solo con una svalutazione, come faceva l’Italia quando c’era la
lira,
il debito si potrà ridurre abbastanza da far tirare il fiato agli Usa.
Questo shock costerà forse fino a cinque punti del Pil, il prodotto
interno lordo. Una crisi che frenerà, per qualche tempo, i consumi
degli americani. E, se rallenta la locomotiva (gli Usa), i vagoni, tra
cui c’è l’Italia, la seguono.
I possibili effetti sull'economia mondiale..
La Cina ne è consapevole: nelle casse della sua banca centrale c’è gran
parte del debito estero americano, sotto forma di buoni del tesoro del
governo di Washington. Se il dollaro perderà valore, per ripianare il
deficit, quei buoni del tesoro varranno molto, molto meno. Ma se
Pechino cominciasse a venderli adesso sui mercati finanziari non
farebbe altro che accelerare il disastro: tutti seguirebbero il suo
esempio, vendendo i titoli in dollari, e accelerando così il
deprezzamento del dollaro.
..e sulle decisioni di guerra.
Se proprio si vuole vedere il bicchiere mezzo pieno, una
notizia positiva in questo possibile terremoto economico si può trovare: con il
dollaro debole e tanti problemi da risolvere, gli Stati Uniti non
potranno più lanciarsi in nuove, costosissime guerre. Ma neppure
finire quelle già cominciate. Più delle morti dei soldati americani, insomma,
a
mettere fine alla guerra in Iraq saranno gli aspetti economici: gli Usa non possono
più permettersela. Costa troppo.