28/11/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Politici e religiosi musulmani contro le discriminazioni sessuali
“Invitiamo tutti i paesi musulmani ad adottare tutte le misure necessarie per eliminare ogni forma di discriminazione contro le donne e tutte le pratiche tradizionali che arrecano loro danno”. Sembra una frase retorica, ma assume tutto un altro sapore se a pronunciarla sono religiosi e politici provenienti da più di 50 paesi musulmani del mondo.
 
il logo della campagna copntro le mutilazioni genitali femminiliReligione e superstizione. Nei giorni scorsi, nella capitale marocchina Rabat, si è tenuto il primo vertice dei ministri dell’Infanzia dei paesi musulmani aderenti all’Organizzazione delle Conferenze Islamiche. I temi sul tavolo erano tanti e tutti molto delicati. Per cominciare la mutilazione genitale femminile. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato in quattro generi le tipologie di mutilazioni inflitte alle bambine o alle adolescenti in 28 paesi africani, del sud-est asiatico e della penisola araba, ma in modo improprio si tende a definire tutte queste pratiche con il termine infibulazione. Indicibili le sofferenze inferte alle donne per una tradizione che nulla ha a che fare con l’Islam. I dottori della religione di Maometto hanno tenuto a sottolineare come non esista alcun precetto islamico che prevede una pratica di questo tipo, piuttosto legata a culti tradizionali e poi, in modo scorretto, collegata al credo islamico. Secondo i dati più recenti dell’Oms, sarebbero oltre 135 milioni le donne nel mondo che hanno subito mutilazioni genitali e tante tra loro sono morte in seguito alle infezioni provocate dall’intervento.
 
norma khouri, la scrittrice giordana che ha affrontato con coraggio il tema del delitto d'onoreSocietà patriarcali. Ma l’infibulazione non è che uno degli aspetti della condizione femminile in determinate aree del pianeta. Dalla conferenza di Rabat è emersa anche la profonda condanna della pratica del delitto d’onore. Con questo termine s’intende l’omicidio, da parte di un membro della stessa famiglia, di una donna che si sia macchiata di una grave colpa agli occhi della sua comunità. Adultere, donne rimaste incinte senza essere sposate, ragazze che perdono la verginità prima di sposarsi ma anche vittime di stupro, vengono assassinate dal padre, da un fratello o da un cognato. Per lavare ‘l’onta’ subita dalla famiglia. Questo accade, ogni giorno, in molti paesi e non solo tra quelli che vengono considerati arretrati, ma anche in quella Turchia che sta per entrare nell’Unione Europea. E in questo senso basti pensare che in Italia, fino a pochi anni fa, il tradimento veniva considerato un'attenuante nei casi d’omicidio. Non sono mancate inoltre esplicite condanne alla pratica del matrimonio combinato di minori  o alle violenze domestiche verso le donne. Tematica che peraltro, proprio in Marocco ma anche in Algeria, ha prodotto negli ultimi anni tentativi di riforma in senso paritario dei codici dei diritti di famiglia.E il fatto che la Spagna sia uno dei paesi al mondo che registra il numero più alto di violenze domestiche fa riflettere su i giudizi troppo affrettati che spesso vengono emessi contro la cultura islamica.
 
il dramma dell'accesso all'acqua potabile riguarda milioni di persone nel mondoIl coraggio di combattere i tabù. I leader religiosi e politici dei paesi musulmani riuniti a Rabat non hanno mancato di sottolineare come, impegnandosi per combattere la discriminazione femminile nelle società islamiche, non bisogna dimenticare la lotta alla povertà, alla fame, alle malattie e ai conflitti che affliggono grandi parti del pianeta. Perché senza uno sviluppo generale e un miglioramento delle condizioni di vita di milioni di persone, un’evoluzione culturale di determinate comunità sarà sempre più difficile. I dati emersi durante i lavori parlano da soli: 4,3 milioni di bimbi che hanno meno di 5 anni muoiono ogni anno per malattie curabili e per la malnutrizione, almeno 6 milioni di bimbi soffrono per problemi legati all’alimentazione e il 23 percento della popolazione totale dei paesi islamici non ha accesso a una quantità sufficiente di acqua potabile. Le statistiche sono sempre opinabili, ma danno l’idea di quali problemi si trovino ad affrontare questi paesi. Il valore di questa serie di pronunciamenti, se contestualizzati nell’ambito della cultura islamica, è enorme. Il problema principale resta quello di parlare dei temi che, in qualche modo, riguardano il sesso e l’equilibrio interno al nucleo familiare. Per questo motivo se le affermazioni emerse dal vertice, già ribattezzate Dichiarazione di Rabat, non possono cambiare radicalmente la situazione in un attimo, rendono l’idea però di quanto sia vivace il dibattito all’interno delle società islamiche che si stanno, con le loro forze e tra mille difficoltà, confrontando su temi spinosi. Uno sforzo che andrebbe sostenuto con lo sviluppo e l’investimento di risorse in quelle comunità che si pongono con coraggio di fronte alle sfide della modernità. E’ evidente che le convinzioni dei leader religiosi e politici riuniti a Rabat non vanno confuse con le opinioni pubbliche dei paesi dai quali provengono e che certi temi fanno fatica a diffondersi tra la gente comune, ma da qualche parte bisogna cominciare.

Christian Elia

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