28/11/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Confini ed elezioni primarie: i palestinesi sognano uno Stato
Il diritto internazionale fissa dei paletti chiari rispetto al riconoscimento di uno Stato e la Palestina, come tutti sanno, non lo è ancora. Ma il fine settimana appena trascorso, per la prima volta dalla fine del mandato britannico e dalla nascita dello Stato israeliano, ha lasciato nei palestinesi la sensazione di essere davanti a un vero e proprio bivio della storia.
 
rafah, come appariva alla fine della seconda intifadaIl valico di Rafah. Tutto il mondo conosce il nome della cittadina palestinese di Rafah, al confine tra la Striscia di Gaza e l'Egitto, per i continui episodi di violenza che si verificavano qui durante la Seconda Intifada. Rafah era una delle zone più bersagliate dai combattimenti tra israeliani e palestinesi perchè il governo di Tel Aviv riteneva che, attraverso i tunnel scavati sotto il confine, a Rafah affluissero armi dall'Egitto per i palestinesi. La necessità di fermare questo traffico aveva portato alla decisione di abbattere migliaia di abitazion plaestinesi nella zona, ritenute rifugi dei contrabbandieri, e a creare un corridoio di sicurezza chiamato Philadelphi Road che consisteva nella creazione di un cuscinetto, ottenuto radendo al suolo tutto quello che si trovava sulla sua strada. Da ieri Rafah sarà conosciuta per quello che, per la prima volta, sarà ricordato come il primo esercizio da parte della popolazione palestinese di un diritto fondamentale per il riconoscimento di uno Stato: il controllo delle frontiere. All'alba di ieri, dopo un'inaugurazione formale presieduta dal Presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese, un autobus con più di 1500 palestinesi ha attraversato il confine tra la Striscia di Gaza e l'Egitto, tra scene di giubilo palestinese e di commozione generale. Il valico è rimasto aperto solo 4 ore, perchè la folla di disoccupati, malati e persone che hanno i parenti dall'altra parte da anni aveva intasato i controlli. Ma il passaggio del pullman è il simbolo del controllo palestinese su quel confine e, seppur con il supporto di un contingente di osservatori internazionali, tra i quali i carabinieri italiani, del primo passo verso l'autogoverno.
 
marwan barghouti al processoLe primarie di al-Fatah. Ma il valico di Rafah non è stato il solo motivo di gioia di ieri per i palestinesi. Dopo la grande prova di democrazia e di organizzazione data dalla popolazione palestinese nel gennaio scorso quando, senza incidenti e con un ottimo coordinamento, hanno eletto Abu Mazen presidente dell'Anp,  ieri si sono svolte le primarie del partito al-Fatah, il movimento fondato da Yasser Arafat e gestito dal rais come un mero strumento del suo patriarcato. I palestinesi, con ordine, hanno votato in Cisgiordania per le elzioni primarie destinate a eleggere il candidato del partito alle elezioni politiche del 25 gennaio prossimo in Cisgiordania. Ha stravinto Marwan Barghouti, il leader dei Tanzim (formazione di al-Fatah), con il 95 percento dei consensi. Il fatto che Barghouti sconti in un carcere israeliano una condanna a 4 ergastoli è sembrato quasi relativo. Il fatto che il leader più amato sia in carcere rischiava di rovinare la festa, ma serve comunque a riflettere su un cammino che, in tutti i casi, è stato innescato dal ritiro degli israeliani dalla Striscia di Gaza. I palestinesi si trovano di fronte a un bivio. Il fatto che Sharon abbia abbandonato il Likud sembra sancire in modo definitivo il cammino verso la pace attraverso il riconoscimento di uno Stato palestinese. "Mai dire mai", questo il commento di Meir Sheetrit, capo di gabinetto del premier israeliano Ariel Sharon, alla domanda circa la possibilità di graziare Marwan Bargohouti, “anche perchè, prima della Seconda Intifada, Barghouti aveva sostenuto con forza un accordo di pace". Ma il ministro degli Esteri israeliano Shalom ha raffreddato gli entusiasmi palestinesi sottolineando come, secondo lui, "Barghouti ha le mani sporche di sangue e si potrà parlare di grazia a Barghouti solo dopo un trattato di pace definitivo con i palestinesi". Il solo fatto che se parli però è, ancora una volta, il segnale che forse davvero questa volta qualcosa si muove e i palestinesi, nell'attesa, fanno le prove di Stato.

Christian Elia

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