26/11/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Chi sostituirà il presidente Ricardo Madrugo alla guida dell’Honduras?
 
Elezioni in HondurasLa campagna elettorale in Honduras si è chiusa. In un clima politico di alta tensione, gli sfidanti (due in particolare), se le sono date (verbalmente) di santa ragione. Fra insulti personali e alle reciproche coalizioni di partito, i candidati si sono presentati alla cittadinanza. Anche "La Tribuna”, principale quotidiano della capitale Tegucigualpa, ha sottolineato il feroce confronto tra i candidati: “una campagna elettorale caratterizzata da un intenso bombardamento pubblicitario e da forti attacchi reciproci fra i partiti”. Sono due gli aspiranti leader dell’Honduras del futuro che, secondo i sondaggi, si trovano in cima alle preferenze dei cittadini: Porfirio Lobo, esponente della destra Partito Nazionale, e Manuel Zelaya, candidato dal centro-destra, adesso all’opposizione.
Da qualche giorno, dunque, si è chiuso il periodo di propaganda politica che ha avuto il compito di far conoscere al meglio i candidati a tutta la popolazione, vedere i loro programmi, sentire quello che avevano da dire. Adesso, e fino a domenica, le forze in campo potranno solo diffondere le loro proposte di governo e sperare nel favore dei sondaggi. La votazione è prevista per domenica 27, una data molto importante che potrà traghettare l’Honduras in un avvenire migliore.
 
Uno dei candidati presidenziali Porfirio LoboI candidati.  Porfirio Lobo, un passato da iscritto nel Partito comunista clandestino, è un imprenditore agricolo, che al grido di “lavoro e sicurezza per tutti gli honduregni”, vuole diventare Presidente della Repubblica. Ha chiuso la sua campagna elettorale all’interno dello stadio di baseball della capitale Tegucigualpa, con centinaia di suoi seguaci che, in delirio, hanno applaudito alla sua volontà di cambiare la nazione attuando un vero e proprio giro di vite politico. Per prima cosa, Lobo vuole reintrodurre la pena di morte per omicidi violenti e multipli e soprattutto per combattere le bande note come "maras". Ma non solo. Vuole rafforzare il sistema carcerario facendo si che i detenuti, soprattutto quelli di una certa pericolosità, siano sottoposti ai lavori forzati, raccogliendo i favori di gran parte dell’elettorato, che l’ha fatto balzare in cima ai sondaggi.
Dall’altra parte invece, come suo avversario principale, si presenta Manuel Zelaya, di centro destra che nella vita si è sempre occupato di commercio di legname e di allevamento. Lui desidera una “democrazia partecipativa” che sia conseguenza diretta di un potere civico che lui vuole, appunto, rappresentare. Durante il suo iter lungo il Paese, dove ha presentato il suo programma, ha voluto mettere l’accento su uno dei problemi che affliggono l’Honduras, quello delle maras, le bande giovanili che vivono di violenza, furti e omicidi.
 
Il candidato Manuel ZelayaGli altri. Certo che la competizione elettorale presenta anche altri candidati, che però non hanno ancora ricevuto i favori degli elettori. Si tratta di Carlos Sosa, del partito Innovazione Nazionale e Unità Socialdemocratica, parte dello schieramento di centro-sinistra, Juan Almendares, del partito Unificazione Democratica, della sinistra honduregna e Juan Martinez del Partito Democratico Cristiano dell’Honduras, della coalizione di centro destra. Questi ultimi però non hanno alcuna possibilità di vittoria vista la notevole differenza nei sondaggi.
Ottanta osservatori, provenienti da quindici paesi, si posizioneranno in diversi punti del territorio honduregno per supervisionare la tornata elettorale. Moises Benamor, capo della missione degli osservatori dell’Organizzazione degli Stati Americani, fa sapere che tutto è pronto e che le elezioni si svolgeranno in un clima sereno, affermando di aver raggiunto degli accordi con il governo e con il Tribunale Elettorale, affinché il lavoro degli osservatori sia facilitato.
 
Le maras. Nel frattempo in Honduras vengono uccise tutti i giorni almeno sei persone.  Secondo quanto dichiarano alcune organizzazioni per i diritti umani della zona molti omicidi devono essere attribuiti dalle autorità alle “maras”, le bande giovanili che imperversano in tutta la regione del Centro America, ma sempre secondo le Ong ci sarebbero molti responsabili anche fra le forze di polizia e i gruppi armati irregolari incaricati di sterminare i delinquenti, o presunti tali. Anche per questo per vincere le elezioni si è dovuto fare una campagna elettorale all’insegna del “pugno di ferro”.
 
 
 

Alessandro Grandi

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