25/11/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Le truppe Usa sconfinano in Siria. Vittime tra siriani e marine
 
Le truppe statunitensi in Iraq hanno passato il confine con la Siria e sono impegnate in combattimenti contro
le forze armate di Damasco. Ci sarebbero dei morti: almeno tre siriani e quattro marine. La notizia è filtrata ieri, in serata, da un'organizzazione per i diritti umani siriana e oggi è confermata dal sito internet Debka File, molto vicino all’intelligence israeliana.

Prime testimonianze. Bassel Oudat, corrispondente di Adn
Kronos International da Damasco, ha sentito al telefono i suoi contatti ad Abu Kamal, che hanno confermato la notizia dello sconfinamento e fornito nuovi dettagli, tra cui la morte di 4 marines.

“Ieri mattina – racconta Oudat – le truppe Usa hanno attraversato il confine e hanno ucciso una persona nel villaggio di Harri, poche centinaia di metri in territorio siriano. Secondo gli statunitensi si trattava di un miliziano che cercava di entrare in Iraq, secondo i siriani si trattava di una guardia di frontiera del corpo hajana (guardie del deserto). I militari hajana hanno ingaggiato un combattimento per respingere gli statunitensi, che hanno risposto al fuoco e li hanno inseguiti fino al villaggio di Baghouz, dove gli scontri sono proseguiti. I soldati hajana hanno ucciso quattro marines, e molti di loro sono rimasti feriti.Secondo le fonti, i combattenti del deserto avrebbero ingaggiato gli scontri a fuoco contro i soldati Usa di propria iniziativa, senza un ordine da parte del governo di Bashar Assad. Diversi analisti siriani ritengono che il governo ignorerà questi episodi per evitare lo scontro frontale con gli Stati Uniti.”
 
Lo sconfinamento sarebbe motivato dalla necessità di inseguire e catturare combattenti ribelli sfuggiti nei giorni scorsi all’offensiva statunitense sulle città di Mosul ed al-Qaim, nel nord dell’Iraq. Le fonti ufficiali riferiscono che almeno tre soldati siriani sarebbero morti e una dozzina di marine sarebbero rimasti feriti. Notizie di vittime tra le truppe Usa non sono state al momento confermate.
Ieri, secondo Debka,  l’esercito statunitense avrebbe imposto al governo di Damasco un ultimatum per la riconsegna dei guerriglieriche hanno trovato riparo in territorio siriano. Secondo l’intelligence Usa, i fuggitivi farebbero parte delle milizie legate ad-Qaeda. Lo stesso Abu Mussab al Zarqawi, secondo la coalizione, nei giorni precedenti si trovava a Mosul e sarebbe riuscito a fuggire dal raid sulla città.
  Le rovine di Mari
Testimoni oculari presso il confine siriano hanno raccontato che i soldati Usa sono sbarcati da elicotteri da combattimento nei pressi della cittadina di Abu Kamal e si sono scontrati con le Badia, le guardie del deserto, sostenute da civili armati. L’aviazione Usa è intervenuta per dare copertura al recupero e all’evacuazione dei marine rimasti feriti, terminata la quale, l’intera area è stata bombardata a tappeto. A 5 km da Abu Kamal, si trovano le rovine della città di Mari, un tesoro archologico vecchio di 5.000 anni.
 
L’Organizzazione per i Diritti Umani Siriana, che ha lanciato la notizia dei bombardamenti, ha definito l’operazione militare Usa, una flagrante violazione della sovranità siriana e ha invitato le Nazioni Unite a condannare l’aggressione di un suo membro per prevenire il ripetersi di simili episodi. Dall’inizio dell’anno, i raid delle forze armate statunitensi si concentrano sulla regione di al Anbar, in particolare vicino al poroso confine siriano da cui, secondo l’intelligence Usa, entrano in Iraq i volontari combattenti vicini ad al Qaeda.
Non è la prima volta che le truppe Usa sconfinano in territorio siriano per inseguire sospetti miliziani.

Naoki Tomasini

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