Le truppe Usa sconfinano in Siria. Vittime tra siriani e marine
Le truppe statunitensi in Iraq hanno passato il confine con
la Siria e sono impegnate in combattimenti contro
le forze armate di
Damasco. Ci sarebbero dei morti: almeno tre siriani e quattro marine.
La notizia è filtrata ieri, in serata, da un'organizzazione
per i
diritti umani siriana e oggi è confermata dal sito internet
Debka File,
molto vicino all’intelligence israeliana.
Prime testimonianze. Bassel Oudat, corrispondente di Adn
Kronos International da
Damasco, ha sentito al telefono i suoi contatti ad Abu Kamal, che hanno
confermato la notizia dello sconfinamento e fornito nuovi dettagli, tra cui la
morte di 4 marines.
“Ieri mattina – racconta Oudat – le truppe Usa hanno
attraversato il confine e hanno ucciso una persona
nel villaggio di
Harri, poche centinaia di metri in territorio siriano.
Secondo gli statunitensi
si trattava di un miliziano che cercava di entrare in Iraq, secondo i siriani
si trattava di una guardia di frontiera del corpo hajana (guardie del deserto).
I militari hajana hanno ingaggiato un combattimento per respingere gli
statunitensi, che hanno risposto al fuoco e li hanno inseguiti fino al
villaggio di Baghouz, dove gli scontri sono proseguiti. I soldati hajana hanno
ucciso quattro marines, e molti di loro sono rimasti feriti.Secondo le fonti,
i combattenti del deserto avrebbero ingaggiato gli scontri a fuoco contro i
soldati Usa di propria iniziativa, senza un ordine da parte del governo di
Bashar Assad. Diversi analisti siriani ritengono che il governo ignorerà questi
episodi per evitare lo scontro frontale con gli Stati Uniti.”

Lo sconfinamento sarebbe motivato dalla necessità di
inseguire e catturare combattenti ribelli sfuggiti nei giorni scorsi
all’offensiva statunitense sulle città di Mosul ed al-Qaim, nel nord dell’Iraq.
Le fonti ufficiali riferiscono che almeno tre soldati siriani sarebbero morti
e una
dozzina di marine sarebbero rimasti feriti. Notizie di vittime tra le truppe
Usa non sono state al momento confermate.
Ieri, secondo Debka, l’esercito statunitense
avrebbe imposto al governo di Damasco un ultimatum per la riconsegna dei
guerriglieriche hanno trovato riparo in territorio siriano. Secondo l’intelligence
Usa, i
fuggitivi farebbero parte delle milizie legate ad-Qaeda. Lo
stesso Abu Mussab al Zarqawi, secondo la coalizione, nei giorni precedenti si
trovava a Mosul e sarebbe riuscito a fuggire dal raid sulla città.
Testimoni oculari presso il confine siriano hanno
raccontato che i soldati Usa sono sbarcati da elicotteri da combattimento nei
pressi della cittadina di Abu Kamal e si sono scontrati con le Badia,
le
guardie del deserto, sostenute da civili armati. L’aviazione Usa è
intervenuta
per dare copertura al recupero e all’evacuazione dei marine rimasti
feriti,
terminata la quale, l’intera area è stata bombardata a tappeto. A 5 km
da Abu Kamal, si trovano le rovine della città di Mari,
un tesoro archologico vecchio di 5.000 anni.
L’Organizzazione
per i Diritti Umani Siriana, che ha lanciato la
notizia dei bombardamenti, ha definito l’operazione militare Usa, una flagrante
violazione della
sovranità siriana e ha invitato le Nazioni Unite a condannare l’aggressione di
un suo membro per prevenire il ripetersi di simili episodi. Dall’inizio dell’anno,
i raid delle forze armate statunitensi
si concentrano sulla regione di al Anbar, in particolare vicino al poroso
confine siriano da cui, secondo l’intelligence Usa, entrano in Iraq i volontari
combattenti vicini ad al Qaeda.
Non è la
prima volta che le truppe Usa
sconfinano in territorio siriano per inseguire sospetti miliziani.