25/11/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Aperta un'inchiesta sulle bombe di Semdinli. Alla sbarra le forze di sicurezza
  Scontri a Yusekova
Nonostante le smentite degli interessati, si continua a sospettare che dietro l’attentato del nove novembre scorso, nella zona a maggioranza curda nel sud est della Turchia, si nascondano agenti dell’intelligence turca. Per essere più precisi, elementi della forza paramilitare che ha il compito di gestire la sicurezza delle aree rurali. Ed è un sospetto talmente fondato che il parlamento turco ha disposto l’apertura di un’inchiesta per accertare cosa sia realmente accaduto Un evento piuttosto raro quando a essere coinvolti sono militari e agenti della polizia di Ankara. L’opposizione ha insistito molto perché anche il governo votasse a favore dell’indagine sui misteriosi retroscena dell’esplosione che ha devastato una libreria nella città di Semdinli, nella provincia dell’Hakkari, uccidendo una persona e causando successivi scontri costati la vita a diverse altre. 
 
La libreria di SamdinliLa ricostruzione dei fatti.  Stando alle informazioni disponibili, il nove novembre tre militari turchi, uno dei quali un ex Pkk ora informatore delle polizia, hanno gettato due ordigni esplosivi nella libreria Umut Kitabevi di Semdinli, uccidendo un uomo e ferendone gravemente un altro. Dopo l’esplosione i tre hanno cercato di allontanarsi in auto, ma la folla ha fatto in tempo a fermarli e la polizia è intervenuta giusto in tempo per evitare il linciaggio. Nell’auto dei tre, sono stati trovati esplosivi e armi di vario tipo, ma anche mappe, documenti e liste di nomi di oppositori politici, incluso quello del proprietario della libreria. Poche ore più tardi una folla di dimostranti si è raccolta davanti all’ospedale cittadino per protestare, la polizia ha tentato di disperderli e poi li ha attaccati. Undici persone sono rimaste ferite: tra di loro anche il sindaco, intervenuto per riportare la calma. Poco dopo un militare ha sparato da un’auto sulla folla, ferendo sei persone, una delle quali è poi morta. Tra i dimostranti era presente anche Esat Canan, un parlamentare originario di Hakkari, secondo il quale, il veicolo dell’attacco apparteneva alla polizia in borghese (Jit).
Tra i documenti trovati nell’auto dei tre c’era anche la mappa di un altro quartiere di Semdinli in cui, il primo di novembre, un’altra esplosione aveva ferito 23 persone. Ma da luglio 2005 ad oggi, gli attentati esplosivi nella regione a maggioranza curda sono stati ben 17.
  Una carica della polizia turca
Le indagini. Il Primo Ministro turco e il suo collega del dicastero dell’Interno hanno dichiarato di voler scoprire ad ogni costo i responsabili dell’azione per processarli. Il ministro della Giustizia Cemil Cicek ha appoggiato la richiesta di un'inchiesta, sostenendo che nella Turchia di oggi “gli incidenti non possono rimanere nell’ombra”. Ma Amnesty International è intervenuta sulla questione con un comunicato in cui si domanda “quanto in alto può arrivare l’indagine sulle bombe di Semdinli?”. Il documento invita le autorità a costituire una commissione di indagine davvero indipendente, che faccia cioè riferimento ai principi delle Nazioni Unite per le Indagini sugli Omicidi Extra Giudiziari, Arbitrari o Sommari. Una procedura pensata per assicurare la completa trasparenza dell’inchiesta.
Holly Carter, direttore regionale di Human Rights Watch, è intervenuta anche sulle sparatorie seguite all’esplosione, sostenendo che “la polizia turca sembra aver fatto un uso eccessivo della forza sparando contro manifestanti disarmati”, e ha concluso che “se alle forze di sicurezza è stato concesso di tornare ai vecchi sistemi impunemente, non solo ci saranno altre vittime, ma saranno vanificate tutte le conquiste fatte in passato”. La polizia, rende noto Human Rights Watch, ha usato la forza contro la folla anche il 15 novembre nella città di Yusekova, per disperdere la folla accorsa presso la sede del Democratic People’s Party, per ascoltare la prima ricostruzione dei fatti di Semdinli. Stando alla ricostruzione fornita da Hrw, la polizia avrebbe caricato gli astanti con un blindato, investendo due donne e provocando una sassaiola, soffocata nel piombo: altre quattro persone morte e nove ferite. L’organizzazione per i diritti umani ha ricordato che l’uso della forza deve essere proporzionato alla minaccia. Quest’anno le vittime degli spari della polizia turca sono già otto. “La polizia – sostiene ancora Holly Carter – sta alzando il tiro nella repressione delle dimostrazioni. Il governo deve mandare un messaggio chiaro: l’uso eccessivo della forza non può essere tollerato e sarà punito”.  

Naoki Tomasini

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