18/11/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Bangladesh, il microcredito riesce spesso a salvare le vittime del Monga
Scritto per noi da Saleem Samad
 
vittima alluvioniLa parola ‘monga’ veniva usata molti secoli fa dai contadini del Bangladesh per esprimere un “bisogno” di cibo. Da allora indica mesi di carestia in cui mancano provviste e contanti: il periodo di sospensione delle attività agricole, da metà ottobre fino ai primi giorni di dicembre, quando ricomincia la raccolta del riso.
 Il monga colpisce le zone rurali del Bangladesh settentrionale, spesso tra l’altro soggette allo straripamento dei fiumi. Ogni anno, infatti, migliaia di bengalesi rimangono senza terra e senza casa in seguito all’erosione delle sponde. La carestia, in realtà, non dipende dalle inondazioni, ma quest’anno ha avuto conseguenze più gravi del solito proprio in seguito alle ultime  alluvioni monsoniche. Secondo diverse ong che si occupano dello sviluppo rurale e che lavorano a stretto contatto con i poveri, il monga ha finora costretto a vivere in uno stato di miseria cronica moltissime persone. Le donne e i bambini, che hanno una predisposizione inferiore agli uomini nell’assorbimento delle calorie, risultano spesso malnutriti. I più piccoli, inoltre, vengono colpiti dalla dissenteria, effetto del colera che contraggono bevendo acqua inquinata.
 
Tuttavia l’impatto negativo del monga sui contadini è notevolmente diminuito negli ultimi due anni. Il programma di sostegno con il microcredito della Banca Grameen  fondata da Muhammad Yunus e di altri istituti, ha finanziato in particolare le donne.  Gli specialisti dello sviluppo hanno così definito il microcredito un’informale  ‘rete di salvataggio’ del settore privato nel Bangladesh rurale.
 
D’altra parte il governo, in collaborazione con il World Food Programme delle Nazioni Unite, è riuscito in parte ad individuare le famiglie bisognose e a distribuire loro aiuti alimentari. Le razioni settimanali di solito sono composte da grano e riso e vengono date alle famiglie composte da donne e bambini o da anziani che non sono più in grado di lavorare. L’ Union Council, un organo di governo locale, supervisiona la gestione degli aiuti. In alcuni casi, però, la corruzione dei funzionari del governo e i piccoli furti ad opera di alcuni membri dell’Union Council hanno rallentato gli sforzi per stabilizzare la situazione causata dal monga. Le ong hanno così cercato di colmare i difetti dell’intervento governativo cercando di raggiungere tutte le persone colpite dal problema.
 
Non mancano, infatti, quelle che vengono escluse dal programma di cartinaaiuti nonostante ne abbiano un’estremo bisogno. Per esempio molte donne, per sopravvivere fino all’avvento della stagione del raccolto, ricorrono a strategie di sopravvivenza apprese dalle loro antenate. Come Rohimon (nome femminile tipico delle campagne del Bangladesh ) ragazza 25enne, che vive con il marito e i due figli sulle sponde del Brahmaputra. Qui raccoglie spinaci selvatici per farne una zuppa. Sebbene abbia richiesto la porzione settimanale di grano o riso, il suo nome non compare sulla lista degli aiuti. Così è costretta a mendicare nei villaggi vicini. Il marito insiste per trasferirsi in città, dopo aver sentito che lì il lavoro è abbondante. Forse i due coniugi finiranno per emigrare, ma si renderanno presto conto di nutrire solo false speranze: a Dhaka, la capitale, sono centinaia le persone che chiedono l’elemosina e che si accampano lungo i marciapiedi e le banchine delle stazioni.
 
Categoria: Risorse, Salute
Luogo: Bangladesh