24/11/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



L'opposizione si accorda con i maoisti per portare la democrazia
Scritto per noi da
Barbara Monachesi*
 
 
L’alleanza dei sette partiti maggioritari del Nepal con i ribelli maoisti ha portato a un accordo che prevede la restaurazione della democrazia nel paese. A dichiararlo è stato Girija Prasad Koirala, presidente del Nepali Congress ed ex primo ministro, al termine di un incontro tra i vertici dei partiti politici, che si è tenuto il 22 novembre 2005 a Kathmandu, capitale del piccolo regno himalayano.
  Ribelli maoisti
Verso una rapubblica democratica? Prachanda, leader dei ribelli Maoisti, ha confermato la notizia inviando un messaggio a mezzo posta elettronica ai media, in cui ha dato indicazione dettagliata dei 12 punti del patto appena concluso. Sebbene al momento non siano stati rilasciati comunicati stampa ufficiali, che svelino alla comunità internazionale i retroscena ed i particolari di quello che sembra essere un vero punto di svolta nell’annosa guerra civile che tiene in ostaggio il Nepal dal 1996, alcuni spunti interessanti sono trapelati. A cominciare dalla mancata menzione da parte di Prachanda, nel suo messaggio ai media, di quella che è sembrata sin dall’inizio del conflitto la principale e, fino ad oggi, irrinunciabile richiesta dei ribelli: la trasformazione dell’ordinamento politico del paese da monarchia costituzionale a repubblica democratica popolare. E anche se il portavoce della coalizione dei partiti, Girija Prasad Koirala, ha dichiarato che il cammino appena intrapreso di concerto con i guerriglieri Maoisti ha il preciso obiettivo di porre fine alla monarchia tirannica, si intuisce dalle sue parole che vi è ancora spazio per un sovrano.
 
Re GyanendraGyanendra alle strette. Il Re Gyanendra, che il primo febbraio scorso ha sciolto il governo e acquistato pieni poteri esecutivi, giustificando il proprio gesto con lo stato di emergenza in cui verte il paese, dovrà quindi attendersi un ridimensionamento delle proprie prerogative e facoltà. Del resto questa non si presenta come una novità agli occhi del sovrano che, qualche giorno fa, aveva avuto modo di avvertire un forte disappunto nei propri confronti, nonostante l’annuncio di un ritorno alla democrazia entro la fine del 2007. In occasione di un summit dell’Associazione Sud Asia per la Cooperazione Regionale (SAARC), il discusso sovrano nepalese ha assicurato i leader  degli Stati vicini di voler indire elezioni amministrative già per  febbraio 2006, attendendo per quelle politiche l’inizio dell’anno successivo. Sebbene il suo programma sembri degno di lode, il comportamento da mesi tenuto da Gyanendra ne ha viziato l’attendibilità ab origine. I fatti parlano chiaro, il re reputa la democrazia una forma di governo inutile, specialmente quando si deve affrontare un periodo di crisi, che solo un forte autoritarismo è capace di risolvere. Il consenso dell’opinione pubblica intorno alla figura del sovrano sembra ormai in caduta libera. L’ordinanza che sottopone a censura l’intera attività dei media, che il re ha promulgato il 9 ottobre 2005, ed il nuovo codice di condotta che il Social Welfare Council ha introdotto il 10 novembre 2005 e che impone restrizioni inaccettabili all’opera di Ong locali ed internazionali, hanno sollevato cori di proteste.
  Pattuglia dell'esercito a Kathmandu
Fine della lotta armata? E’ in questo clima di diffuso malcontento che si è inserita oggi la notizia di trattative di pace tra partiti politici e ribelli Maoisti, che si sono dichiarati pronti a porre fine all’opposizione armata. Il loro leader, infatti, ha dichiarato la propria disponibilità a sottoporre il processo di riavvicinamento del proprio movimento ad un sistema multipartitico, con la supervisione delle Nazioni Unite o di un’altra organizzazione internazionale accreditata che traghetti il paese verso l’auspicata soluzione politica del conflitto. Dopo anni di totale isolamento, risalente alla rottura, nel 1995, col partito comunista nepalese, sembra che per il partito di ispirazione maoista si affacci la possibilità di rientrare attivamente e pacificamente nella vita politica del paese.
Se è vero che, come ha assicurato Koirala, il sentiero di pacificazione intrapreso proseguirà solo a condizione che i Maoisti rinuncino alle attività militari, per avanzare previsioni sulla riuscita delle trattative sarà sufficiente monitorare lo stato del conflitto. L’emergenza sollevata dall’approssimarsi dello scadere del termine del trimestre di tregua, unilateralmente dichiarato il 3 settembre scorso dal leader Maoista, potrebbe quindi rientrare. Ma il timore di un collasso politico, paventato da tempo per il paese, non può dirsi tuttavia ancora totalmente scongiurato.
 
Categoria: Guerra, Pace, Popoli
Luogo: Nepal