24/11/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Arresti, abusi, torture. Spesso di innocenti: i mali delle carceri in iraq
La rivelazione della settimana è venuta dal ministro della Giustizia iracheno Busho Ibrahim: intervistato dal quotidiano al Sabah, ha dichiarato che “Il 98 percento dei detenuti iracheni rinchiusi nei centri di detenzione delle forze multinazionali è innocente e deve essere rimesso in libertà”. Secondo Ibrahim, di quel 98 percento fanno parte anche 25 dei 55 ufficiali vicini a Saddam ritratti nelle carte da gioco: a loro carico non ci sarebbero prove e pare si stia studiando un modo ‘indolore’per rilasciarli.
 
Sunniti nel mirino. In un editoriale sull’Herald Tribune di lunedì 21, si legge: “È difficile immaginare una situazione più pericolosa ora che i sunniti iracheni sono convinti che le forze di polizia siano sotto il controllo sciita e possano arrestare e torturare sunniti a loro piacimento”.
Secondo i sunniti, il ministero dell’Interno e la Guardia Nazionale starebbero arrestando arbitrariamente, torturando e uccidendo membri della loro comunità da mesi. Il ministero e la polizia sono anche accusati di avere lasciato carta bianca alle milizia sciite, libere di circolare in città, arrestare e uccidere. Secondo Ahmed Abdul Samarayee, dell’Associazione Studenti Islamici, “Gli arresti arbitrari ad opera di gruppi che usano auto e uniformi del governo sono in aumento. Ma prima che venga chiesta una cauzione per i detenuti, i parenti ritrovano i loro corpi all’obitorio. È successo a molta gente qui a Baghdad”.
Le tre principali formazioni sunnite hanno chiesto le dimissioni del ministro dell’Interno Bayan Jabr, uno sciita con un passato nelle milizie Badr di Moqtada Sadr.
Tariq al Hashimi del Partito Islamico Iracheno, sostiene di avere inviato al ministero documenti e immagini che proverebbero le sue accuse senza però ricevere risposta.
Jabr ha cercato di sminuire l’entità degli abusi e ha concesso un’ispezione da parte degli Usa alle 1100 prigioni sparse per il Paese.
Le stesse accuse erano state mosse anche in un report pubblicato a gennaio da Human Rights Watch.

L'inchiesta. Questa volta l'amministrazione Usa non ha potuto fare a meno di insistere affinchè su quelle carceri si apra un’inchiesta, che non sia condotta da iracheni. Anche l’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite (Unhcr) ha sollecitato un’inchiesta internazionale sulle condizioni di carcerazione in Iraq. Il commissario dell’Unhcr, Louise Arbour, ha sottolineato l’importanza che l’inchiesta sia oggettiva e imparziale, per incoraggiare un effettivo rispetto dei diritti e per avvicinarsi alla riconciliazione nazionale.Il governo Usa spinge affinché l’indagine sia gestita dal Dipartimento di Giustizia e dall’Fbi.
 
Incarcerazioni di massa. “Un altro dato preoccupante è il loro numero dei detenuti", aggiunge Louise Arbour dell’Unhcr, "Nonostante la scarcerazione di centinaia di persone ingiustamente detenute, il numero complessivo dei prigionieri continua a salire a causa degli arresti di massa”. L’alto commissariato si è detto preoccupato anche per i rapporti giunti da Mosul e da altre località, secondo cui ufficiali del ministero dell’Interno tratterrebbero centinaia di persone nonostante gli ordini di scarcerazione.
Un recente report dell’Unami (United Nations Assistance Mission for Iraq), conferma che “Il numero complessivo dei detenuti dalla Coalizione, nelle prigioni militari sparse per il Paese, è in continuo aumento a causa degli arresti di massa che violano le disposizioni fornite dal ministero dell’Interno nell’agosto 2005 per tutelare gli individui durante i rastrellamenti”.
Saleh Ahmed, del ministero per i Diritti Umani iracheno, ha detto che mentre la Coalizione detiene circa 1500 prigionieri, le forze irachene ne tengono sotto custodia almeno 23 mila. “Oltre a questi - conclude il funzionario – c’è un numero indefinito di persone trattenute in segreto, per mesi senza nemmeno essere interrogate”.

Naoki Tomasini

Articoli correlati: Conflitto in quest'area: La scheda paese: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti:
Pubblicità
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità