Arresti, abusi, torture. Spesso di innocenti: i mali delle carceri in iraq
La rivelazione della settimana è
venuta dal ministro della Giustizia iracheno Busho Ibrahim: intervistato dal
quotidiano al Sabah, ha dichiarato che “Il 98 percento dei detenuti iracheni
rinchiusi nei centri di detenzione delle forze multinazionali è innocente e
deve essere rimesso in libertà”. Secondo Ibrahim, di quel 98 percento fanno
parte anche 25 dei 55 ufficiali vicini a Saddam ritratti nelle carte da
gioco: a loro carico non ci sarebbero prove e pare si stia studiando un modo
‘indolore’per rilasciarli.
Sunniti nel mirino. In un editoriale sull’Herald
Tribune di lunedì 21, si legge: “È difficile immaginare una situazione più
pericolosa ora che i sunniti iracheni sono convinti che le forze di polizia
siano sotto il controllo sciita e possano arrestare e torturare sunniti a loro
piacimento”.
Secondo i sunniti, il ministero dell’Interno e la
Guardia Nazionale starebbero arrestando arbitrariamente, torturando e uccidendo
membri della loro comunità da mesi. Il ministero e la polizia sono
anche accusati di avere lasciato carta bianca alle milizia sciite, libere di
circolare in città, arrestare e uccidere. Secondo Ahmed Abdul Samarayee,
dell’Associazione Studenti Islamici, “Gli arresti arbitrari ad
opera di gruppi che usano auto e uniformi del governo sono in aumento. Ma prima
che venga
chiesta una cauzione per i detenuti, i parenti ritrovano i loro corpi
all’obitorio. È successo a molta gente qui a Baghdad”.
Le tre principali
formazioni sunnite hanno chiesto le dimissioni del ministro dell’Interno Bayan
Jabr, uno sciita con un passato nelle milizie Badr di Moqtada Sadr.
Tariq al
Hashimi del Partito Islamico Iracheno, sostiene di avere inviato al ministero
documenti e immagini che proverebbero le sue accuse senza però ricevere risposta.
Jabr ha cercato di sminuire l’entità degli abusi e ha concesso un’ispezione da
parte degli Usa alle 1100 prigioni sparse per il Paese.
Le stesse accuse erano
state mosse anche in un report pubblicato a gennaio da Human Rights Watch.
L'inchiesta. Questa
volta l'amministrazione Usa non ha potuto fare a meno di insistere affinchè su
quelle
carceri si apra
un’inchiesta, che non sia condotta da iracheni. Anche l’Alto Commissariato per
i Diritti Umani delle Nazioni
Unite (Unhcr) ha sollecitato un’inchiesta internazionale sulle condizioni di
carcerazione in Iraq.
Il commissario dell’Unhcr, Louise Arbour, ha
sottolineato l’importanza che l’inchiesta sia oggettiva e imparziale, per
incoraggiare un effettivo rispetto dei diritti e per avvicinarsi alla
riconciliazione nazionale.Il governo Usa spinge affinché l’indagine sia gestita
dal
Dipartimento di Giustizia e dall’Fbi.

Incarcerazioni di massa. “Un altro dato
preoccupante è il loro numero dei detenuti", aggiunge Louise Arbour dell’Unhcr,
"Nonostante la scarcerazione di centinaia di persone
ingiustamente detenute, il numero complessivo dei prigionieri continua a salire
a causa degli arresti di massa”. L’alto commissariato si è detto preoccupato
anche per i rapporti giunti da Mosul e da altre località, secondo cui ufficiali
del ministero dell’Interno tratterrebbero centinaia di
persone nonostante gli ordini di scarcerazione.
Un recente report dell’Unami (United Nations Assistance Mission for
Iraq), conferma che “Il numero complessivo dei detenuti dalla Coalizione, nelle
prigioni militari sparse per il Paese, è in continuo aumento a causa degli
arresti di massa che violano le disposizioni fornite dal ministero dell’Interno
nell’agosto 2005 per tutelare gli individui durante i rastrellamenti”.
Saleh
Ahmed, del ministero per i Diritti Umani iracheno, ha detto che mentre la
Coalizione detiene circa 1500
prigionieri, le forze irachene ne tengono sotto custodia almeno 23 mila. “Oltre
a questi - conclude il funzionario – c’è un numero indefinito di persone
trattenute in segreto, per mesi senza nemmeno essere interrogate”.