stampa
invia
Alla vigilia del ballottaggio
dell’8 novembre, in pochi avrebbero scommesso su di lei. Ellen Johnson Sirleaf,
una lunga carriera politica e economica alle spalle, si trovava a affrontare
l’icona George Weah, il calciatore simbolo di una nazione e vero e proprio mito
per le giovani generazioni. In palio la presidenza della Liberia, una nazione
alle corde martoriata da 14 anni di guerra civile. Contro tutti i pronostici
Ellen ce l’ha fatta, ottenendo quasi il 60 percento delle preferenze e
diventando ufficialmente da ieri la prima presidentessa africana.
L’era Taylor. Nel frattempo in Liberia le cose precipitano: il
signore della guerra Charles Taylor rovescia Samuel Doe dando il via a 14 anni
di ininterrotta guerra civile, intervallati dalle elezioni presidenziali vinte
dallo stesso Taylor nel 1997. Dopo aver inizialmente appoggiato la ribellione,
forse
il suo maggior errore politico, la Sirleaf prende le distanze dalla nuova
dittatura e partecipa alle elezioni del 1997, dove finisce seconda con il 10
percento dei voti. Accusata di tradimento dal nuovo presidente liberiano è
costretta al secondo esilio, dal quale fa ritorno solo nel 2003 dopo la
cacciata di Taylor e la nascita del governo di transizione. Le viene affidata
la presidenza della Commissione contro la corruzione, dalla quale la Sirleaf si
dimette a fine 2004 per partecipare alla campagna elettorale non prima di aver
aspramente criticato l’esecutivo in carica. La sua coerenza e il rifiuto di
piegarsi a qualsiasi forma di sopruso le hanno valso il soprannome di “Iron
Lady”, con cui ha condotto la campagna elettorale, e hanno messo a tacere chi
la accusava di essere stata complice del passato regime.
La mamma della Liberia. Dopo la vittoria Ellen Sirleaf ha deposto
l’ascia di guerra, dichiarando di voler diventare “la mamma di tutti i
Liberiani” e invitando il grande sconfitto Weah a entrare nel prossimo governo
di unità nazionale. Un boccone amarissimo da digerire per chi era dato come
vincitore sicuro al termine del primo turno e finora non ha accettato la
sconfitta. Questioni di poco conto per la nuova presidentessa, che si deve
occupare di problemi ben più seri, come dare un futuro al suo paese. Sempre
coerente con le sue idee, la Sirleaf comincerà dalla lotta alla corruzione, una
vera piaga per la Liberia, che ha costretto l’Onu ha imporre un embargo sul
commercio di legno pregiato e diamanti, le due risorse che potrebbero fare la
fortuna del paese ma che finora sono solo state causa di guerre e miseria. Senza
dimenticare la questione Taylor, in esilio in Nigeria ma passibile di
estradizione per i crimini commessi durante i conflitti in Sierra Leone e
Liberia. Sfide difficili, ma per le quali Ellen Sirleaf potrebbe rivelarsi la
personalità più adatta. Con buona pace di calciatori, ministri corrotti e
signori della guerra.Matteo Fagotto