I magnifici laghi di Band-e-Amir, minacciati dal turismo e da uno sviluppo non sostenibile
Ieri, in occasione della Giornata Mondiale della Terra, in Afghanistan è stato inaugurato il primo parco nazionale del paese: il Band-e-Amir National Park. PeaceReporter aveva visitato questi splendidi luoghi alla fine del 2005.
Dal nostro inviato
Enrico Piovesana

C'era una volta un malvagio re pagano di nome Barbar che regnava con crudeltà sulle montagne dell'Hinud Kush. I suoi sudditi vivevano nella paura di finire vittime delle sue angherie. Come accadde un giorno a un poveruomo a cui venne imposto il pagamento di una tassa che lui però, non avendo un soldo, non poteva pagare. Così, per punizione, re Barbar imprigionò sua moglie e suo figlio. Disperato, l'uomo chiese l'aiuto del grande Amir, il grande comandante Hazrat Ali, cugino e genero del profeta Maometto, che accettò subito di aiutarlo. Ali, camuffato da schiavo, si offrì al crudele sovrano in cambio della donna e del bambino. Barbar accettò lo scambio, ma a una condizione: che lo schiavo riuscisse in un giorno a fare da solo quello che in anni di inutili tentativi i mille schiavi di corte non erano riusciti a compiere: costruire una diga per imbrigliare le acque del fiume.
La leggenda di Band-e-Amir. Ali salì allora su una montagna e con un calcio fece rotolare giù enormi macigni, creando la Diga del Timore (Band-e-Haibat). Poi sguainò la sua spada, Zulfiqar, tagliando la cima di un'altra montagna e facendola rotolare a valle, formando così la Diga di Zulfiqar (Band-e-Zulfiqar). Intanto lo scudiero di Ali, il fido Kambar, costruì una terza diga, la Diga di Kambar (Band-e-Kambar). Rinvigoriti dalla vista di tali prodigi, i mille schiavi del re si misero anche loro al lavoro, riuscendo questa volta a costruire la Diga degli Schiavi (Band-e-Ghulman). Una vecchia nomade che passava da lì, impressionata da quello cui aveva assistito, fece dono ad Ali in segno di stima di un pezzo di formaggio appena fatto, che il santo eroe mise nel fiume formando la Diga del Formaggio (Band-e-Panir). Lì accanto cresceva rigogliosa la menta: in quel luogo Ali creò la Diga della Menta (Band-e-Pudina). Terminato il suo lavoro, Ali rivelò la sua identità a re Barbar, che si prostrò ai suoi piedi abbracciando la fede islamica.
Acque miracolose. Questa è la leggenda con cui gli hazara, afgani di fede sciita, spiegano l'origine di uno dei luoghi più magici e meravigliosi di questo Paese: i cinque laghi montani di Band-e-Amir, la Diga di Amir (vai alla
fotogallery). Un miraggio di specchi blu cobalto incastonati nel surreale paesaggio lunare delle montagne dell’Indu Kush a ovest di Bamiyan, a più di temila metri di altitudine.
“Negli anni '60 e '70, prima che l'Afghanistan precipitasse nella tragedia della guerra, questa meraviglia della natura, dichiarata parco nazionale nel 1973, attirava turisti da tutto il mondo e gitanti e pellegrini da tutto il Paese, dato le acque dei laghi sono considerate miracolose e dispensatrici di fertilità per le donne che vi si bagnano”, racconta Abdullah, 42 anni, abitante di un vicino villaggio, tornato in Afghanistan dopo essere fuggito dalla guerra con un solo scopo: aiutare la sua comunità e salvaguardare l'ambiente, in particolare i laghi di Band-e-Amir.
Un delicato ecosistema. “I due laghi più grandi, l'Haibat e lo Zulfiqar, profondi fino a 80 metri, sono alimentati da sorgenti sotterranee e si sono formati grazie a un delicatissimo ecosistema”, spiega Abdullah. “Da questi due laghi l'acqua, ricchissima di minerali, tracima scivolando da un lago a quello sottostante: i depositi minerali lasciati dallo scorrere dell'acqua sopra gli argini nel corso dei millenni li ha fatti diventare più alti, delle vere dighe naturali che hanno fatto innalzare il livello dei bacini sovrastanti. Turbare questo meccanismo significa far sparire i laghi. E' già successo decine di anni fa, quando i contadini hanno incanalato l'acqua del Kambar per irrigare i loro campi, prosciugandolo fino a farlo diventare la palude che è oggi. E stava per succede, in maniera fatale, l'anno scorso, quando l'Asian Development Bank aveva cominciato gli scavi per intubare l'acqua dell'Haibat allo scopo di azionare una piccola turbina idroelettrica. Solo chiamando le televisioni e i giornali sono riuscito a fermare quella pazzia, che avrebbe cancellato per sempre questa meraviglia per dare elettricità a un solo piccolo villaggio”.
Turismo selvaggio. L'altra minaccia alla sopravvivenza dei laghi di Band-e-Amir è il turismo selvaggio. “D'inverno qui è tutto coperto di neve e i laghi sono ghiacciati: solo qualche pazzo viene a correrci sopra con il fuoristrada”, dice Abdullah. “Ma d'estate, il venerdì, è pieno di famiglie in gita che scendono in macchina sugli argini, ci piantano le tende, lasciano montagne di rifiuti e fanno gite in motoscafo creando onde anomale partendo dal molo costruito sotto la vecchia moschea di Ali, costruita dove si dice lui si sia riposato dopo aver creato le dighe. In previsione del futuro arrivo del turismo di massa, già si parla di costruire sulle sponde del lago grandi alberghi di lusso. Per salvaguardare questo ambiente c'è chi ha chiesto all'Unesco di dichiarare Band-e-Amir patrimonio ambientale dell'umanità. Ma io non mi fido di queste grandi e burocratiche istituzioni internazionali. L'unica salvezza per i laghi è farli diventare di nuovo parco nazionale”.
I progetti di Abdullah. Abdullah sta lavorando a tempo pieno a tale scopo, con il sostegno della governatrice di Bamiyan, Habiba Sorabi, e di Mustafa Zahir, nipote dell'ex sovrano Zahir Shah e capo del Dipartimento dell'Ambiente. “Entrambi mi hanno proposto di diventare il futuro direttore del parco: per me sarebbe un onore, ma soprattutto una magnifica opportunità per realizzare i miei progetti di sviluppo per questa poverissima comunità grazie al reinvestimento sociale degli introiti provenienti dal turismo”.
Abdullah mostra di avere le idee molto chiare sul come organizzare il parco e su come gestire i soldi che ne deriverebbero.
“Le auto non potranno arrivare ai laghi, dovranno rimanere a distanza, e la navigazione dovrà essere vietata. Il giro dei laghi si potrà fare a piedi, a cavallo o con l'asino. Non ci dovranno essere grandi hotel e ristornati panoramici, ma solo, lontano dalle sponde, aree di campeggio e 'alberghi familiari', cioè alloggi nelle case tradizionali dei villaggi della zona. Tutti i guadagni dovranno essere tassati, e questi soldi andranno reinvestiti per lo sviluppo sostenibile di questa povera regione”.
Soldi per lo sviluppo sostenibile. Cosa intenda Abdullah per 'sviluppo sostenibile' ce lo mostra subito in concreto, portandoci al vicino villaggio di Habashi, ai margini della piana di Shiberto: un'immensa spianata di erba senza un albero, spoglia come le colline e le montagne che la circondano.
“Qui un tempo era pieno d'alberi e di cespugli”, spiega Abdullah. “Ora non c'è rimasto niente perché negli ultimi decenni la gente dei villaggi ha tagliato tutto per fare legna con cui scaldare le case durante i rigidi inverni, quando qui nevica per tre mesi di fila. Ora non c'è più niente da tagliare, se non gli ultimi cespugli. La gente si è ridotta a usare lo sterco secco di vacca, che viene raccolto e lasciato a seccare sui tetti delle case. Ci sarebbe il carbone delle miniere, ma senza la strada promessa dal governo italiano non c'è modo di sfruttarle”.
Dallo sterco ai pannelli solari. “L'unica soluzione intelligente e sostenibile – dice con entusiasmo Abdullah – è l'energia solare, che oltre a scaldare l'acqua e quindi la casa con tubature e termosifoni, fornisce corrente elettrica per tutto il giorno e, se accumulata, per tutto l'anno. Un cambiamento di vita non da poco per questi villaggi. Ho provato a casa mia, a mie spese, e funziona perfettamente. Così con l’organizzazione che io dirigo, la sezione afgana dell’ong
Future Generations, grazie al finanziamento della
Norwegian Church Aid, abbiamo esteso l'esperimento a un intero villaggio, non il mio, per non generare polemiche: quaranta pannelli per quaranta case. Due abitanti del villaggio sono stati mandati in India per sei mesi per imparare a fare manutenzione autonomamente. Domani mattina ci sarà l'inaugurazione. Se Band-e-Amir diventasse parco nazionale, con tutti i soldi che ne ricaveremmo potremmo fare la stessa cosa in tutti i villaggi di Bamiyan”.