25/11/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



La torta petrolifera guineana fa gola a molti. E fa dimenticare i diritti umani
Piattaforma petrolifera al largo delle coste guineaneTutti pazzi per Obiang: nella corsa all’accaparramento dell’oro nero la Guinea Equatoriale, terzo produttore di petrolio del continente africano, riveste un ruolo sempre più importante. Il regime di Teodoro Obiang Nguema è corteggiato da buona parte degli stati occidentali, disposti a passare sopra alle violazioni dei diritti umani pur di assicurarsi una fetta della ricca torta petrolifera che Malabo distribuirà nei prossimi anni. Ultime arrivate alla corte del dittatore guineano la Spagna e la Malesia.
 
Una fetta per tutti. Per le grandi compagnie petrolifere americane (ExxonMobil in testa) sono finiti i giorni di festa: mentre i primi contratti di esplorazione e sfruttamento lasciavano al governo guineano un’infima parte dei guadagni (dal 2 al 5 percento), ora le royalties pretese dal governo di Malabo si aggirano attorno al 25 percento. Un salto consistente, ma comunque molto inferiore alle tariffe applicate dai paesi membri dell’Opec come la Nigeria e l’Angola, che trattengono più della metà dei guadagni. Malabo ha inoltre deciso di alzare il tiro, diversificando gli acquirenti e aprendo le porte anche alla Petronas e alla Repsol, le compagnie petrolifere di Malesia e Spagna. Senza contare il rafforzamento degli ormai storici legami con la Cina, grazie al viaggio compiuto dal presidente Obiang a Pechino e conclusosi lo scorso 27 ottobre. A Washington, fino a ieri partner commerciale privilegiato, si guarda con preoccupazione alle nuove strategie di Malabo, scottata tra le altre cose dalle recenti indagini promosse dal Senato americano sui fondi esteri del presidente Obiang.
 
Teodoro Obiang Nguema a colloquio con il presidente francese ChiracNuovi e vecchi amici. Per guadagnarsi la fiducia di Obiang d’altronde non si bada a spese: la Spagna ha deciso di rivedere lo status di rifugiato politico concesso a Severo Moto, il leader dell’opposizione da anni residente a Madrid e autoproclamatosi capo del governo in esilio. Secondo la motivazione ufficiale alcuni non meglio specificati “comportamenti” tenuti da Moto non sarebbero compatibili con il suo status, ma il fatto che quasi contemporaneamente i legami commerciali tra i due stati si siano rafforzati non sembra una semplice coincidenza. Moto grida allo scandalo sostenendo che, tra le altre cose, il governo Zapatero non avrebbe mai digerito i suoi stretti rapporti con l’ex-premier Aznar, arrivando anche a tentare di assassinarlo la scorsa primavera quando Moto scomparve riapparendo misteriosamente a Zagabria dopo una settimana di silenzio. Il destino del leader in esilio, implicato in un recente tentativo di golpe ai danni di Obiang, verrà deciso a breve da una commissione composta da quattro ministri e con la presenza di un rappresentante dell’Acnur (Alto Commissariato Onu per i Rifugiati). A questo proposito PeaceReporter ha contattato Severo Moto, il quale non ha però voluto rilasciare dichiarazioni per "questioni di sicurezza".
 
Nonostante i proventi petroliferi, la maggioranza della popolazione guineana vive ancora in condizioni di estrema povertàIl ruolo della Cina. Nel disegno di apertura commerciale intrapresa dalle autorità guineane rientra anche il rafforzamento dei legami con la Cina, presente nel paese fin dagli anni ’70 durante il passato regime di Macias Nguema. Storicamente la Cina è sempre stata piuttosto forte sia nel settore delle infrastrutture che nell’edilizia, ma la visita di Teodoro Obiang a Pechino lascia intendere che gli scambi commerciali potrebbero approfondirsi ulteriormente: a livello ufficiale non è trapelato molto, visto che apparentemente l’incontro avrebbe portato solo a una consistente riduzione del debito della Guinea Equatoriale, ma numerose fonti giornalistiche parlano di un probabile accordo con la compagnia cinese Sinopec per lo sfruttamento di nuovi giacimenti petroliferi. Gli Usa per ora stanno alla finestra, consapevoli che ormai neanche chiudere gli occhi davanti alle atrocità del regime di Obiang è più sufficiente per garantirsi un posto al sole del Golfo di Guinea. 

Matteo Fagotto

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