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Tutti pazzi per Obiang: nella corsa all’accaparramento dell’oro nero la Guinea
Equatoriale, terzo produttore di petrolio del continente africano, riveste un
ruolo sempre più importante. Il regime di Teodoro Obiang Nguema è corteggiato
da buona parte degli stati occidentali, disposti a passare sopra alle violazioni dei diritti umani pur di assicurarsi una fetta della ricca torta petrolifera che Malabo distribuirà
nei prossimi anni. Ultime arrivate alla corte del dittatore guineano la Spagna
e la Malesia.
Nuovi e vecchi amici. Per guadagnarsi la fiducia di Obiang d’altronde non si bada a spese: la Spagna
ha deciso di rivedere lo status di rifugiato politico concesso a Severo Moto,
il leader dell’opposizione da anni residente a Madrid e autoproclamatosi capo
del governo in esilio. Secondo la motivazione ufficiale alcuni non meglio specificati
“comportamenti” tenuti da Moto non sarebbero compatibili con il suo status, ma
il fatto che quasi contemporaneamente i legami commerciali tra i due stati si
siano rafforzati non sembra una semplice coincidenza. Moto grida allo scandalo
sostenendo che, tra le altre cose, il governo Zapatero non avrebbe mai digerito
i suoi stretti rapporti con l’ex-premier Aznar, arrivando anche a tentare di assassinarlo
la scorsa primavera quando Moto scomparve riapparendo misteriosamente a Zagabria
dopo una settimana di silenzio. Il destino del leader in esilio, implicato in
un recente tentativo di golpe ai danni di Obiang, verrà deciso a breve da una
commissione composta da quattro ministri e con la presenza di un rappresentante
dell’Acnur (Alto Commissariato Onu per i Rifugiati). A questo proposito PeaceReporter ha contattato Severo Moto, il quale non ha però voluto rilasciare dichiarazioni
per "questioni di sicurezza".
Il ruolo della Cina. Nel disegno di apertura commerciale intrapresa dalle autorità guineane rientra
anche il rafforzamento dei legami con la Cina, presente nel paese fin dagli anni
’70 durante il passato regime di Macias Nguema. Storicamente la Cina è sempre
stata piuttosto forte sia nel settore delle infrastrutture che nell’edilizia,
ma la visita di Teodoro Obiang a Pechino lascia intendere che gli scambi commerciali
potrebbero approfondirsi ulteriormente: a livello ufficiale non è trapelato molto,
visto che apparentemente l’incontro avrebbe portato solo a una consistente riduzione
del debito della Guinea Equatoriale, ma numerose fonti giornalistiche parlano
di un probabile accordo con la compagnia cinese Sinopec per lo sfruttamento di
nuovi giacimenti petroliferi. Gli Usa per ora stanno alla finestra, consapevoli
che ormai neanche chiudere gli occhi davanti alle atrocità del regime di Obiang
è più sufficiente per garantirsi un posto al sole del Golfo di Guinea. Matteo Fagotto