05/12/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Una casa e una vita migliore per gli sfollati di guerra che vivevano nelle caverne
Dal nostro inviato
Enrico Piovesana 
 
Le caverne dove vivono gli sfollati (Foto E.Piovesana)
Decine di migliaia di famiglie sono scappate dai villaggi della valle di Bamiyan durante la guerra. Quando sono tornate, dopo la caduta dei talebani, al posto delle loro case hanno trovato cumuli di macerie. Non avendo i soldi per ricostruirsene una nuova, questa povera gente è andata a vivere nelle centinaia di caverne scavate sulle pareti delle montagne della zona, quelle stesse caverne che millecinquecento anni fa erano l'alloggio e il luogo di meditazione dei monaci e dei pellegrini buddisti che affollavano la città santa di Bamiyan.
 
Il Villaggio della Pace (Foto E.Piovesana)Una speranza per i più poveri. I più fortunati, quelli che sono riusciti a racimolare un po' di denaro grazie a un lavoro, a un campicello o all'aiuto dei parenti, hanno tirato su due muri davanti alla caverna cercando di trasformarla in una casa. Oppure si sono direttamente trasferiti altrove.
Gli altri, i più poveri, le famiglie delle vedove di guerra con i figli a carico, quelle degli uomini senza terra e senza lavoro, quelli vivono ancora lì, in condizioni disastrose. La loro unica speranza è diventare un giorno cittadini del Villaggio della Pace.
 
Il Villaggio della Pace (Foto E.Piovesana)Un progetto di Sima Samar. Nel 2002 la dottoressa Sima Samar, amata benefattrice del suo sfortunato popolo, gli hazara, e all'epoca dirigente dell'associazione Shuhada (Martiri), oggi presiede la Commissione Indipendente per i Diritti Umani dell'Afghanistan (Aihrc), ha voluto dare una casa vera, un lavoro, un reddito, un'istruzione, insomma una vita quasi normale a questi sfortunati tra gli sfortunati. Così, grazie al finanziamento di due associazioni*, ha costruito Kart-e-Sulh, che in dialetto hazaragi significa appunto il Villaggio della Pace.
 
Le case del Villaggio (Foto E.Piovesana)3.500 dollari per una casa vera. Kart-e-Sulh si trova poco fuori Bamiyan, lungo la valle in direzione ovest, in una località chiamata Mulaholan. E' un villaggio modello, costruito da zero e ancora in fase espansione.
“Attualmente ci sono ottanta case, per un totale di circa seicento abitanti”, spiega Safiullah, 28 anni, della sede di Shuhada di Bamiyan. “Ma squadre di muratori, gente del villaggio, sono al lavoro per costruire decine di nuove abitazioni. Ogni casa è costata 3.500 dollari. Sono alloggi molto più confortevoli rispetto alla media delle case di Bamiyan: sono costruite secondo criteri tradizionali, ma sono ben rifinite, spaziose e luminose”.
 
Il centro femminile (Foto E.Piovesana)I servizi sociali di Kart-e-Sulh. Ma il vero fiore all'occhiello del Villaggio della Pace sono i servizi sociali, alcuni dei quali appena avviati: una clinica medica ambulatoriale con pronto soccorso e sala parto, una scuola da nove aule al suo primo anno di funzionamento, un orfanotrofio che ha aperto poche settimane fa e soprattutto un centro femminile dove le donne di Kart-e-Sulh vengono pagate per frequentare dei corsi di formazione professionale, di alfabetizzazione, di pianificazione familiare e di 'diritti umani e femminili'.
“Lo scopo del Villaggio della Pace non è solo quello di dare una casa agli sfollati delle caverne, ma soprattutto quello di offrirgli una vita e un futuro migliore, dal punto di vista economico, cultuale e sociale”, spiega Safiullah.
 
Corso di patate (Foto E.Piovesana)Rendere autosufficienti le vedove. Shigufa, 23 anni, è la direttrice del centro femminile. “Il centro funzione dal 2003”, spiega la ragazza. “E' frequentato da una sessantina di donne, molte delle quali con le loro figlie. La maggior parte sono vedove, quindi hanno la necessità di imparare un mestiere per poter lavorare e mantenere i figli. Abbiamo quattro corsi. In uno insegniamo loro a tagliare e friggere le patate, l'unico prodotto agricolo della zona. In un altro le donne imparano a fare tappeti con i telai tradizionali a mano. Poi c'è il corso di tessitura dei pato, i tradizionali scialli di lana per uomini. E infine abbiamo il laboratorio artigianale di argenteria dove le donne imparano a produrre ciondoli, collane e orecchini secondo la lavorazione tradizionale hazara”.
 
Corso tappeti (Foto E.Piovesana)Corsi retribuiti e alfabetizzazione. “Tutte queste cose vengono poi vendute al bazar e il ricavo va a Shuhada – continua Shigufa – che lo reinveste nella gestione del villaggio, negli stipendi di medici, insegnanti, ecc. Per frequentare i corsi le donne vengono pagate un dollaro al giorno, che sembra poco, ma che qui rappresenta un buon salario. I laboratori durano sette ore al giorno. Al mattino tutte quante sono obbligate a frequentare un corso di alfabetizzazione. Inoltre, un giorno alla settimana, abbiamo il corso di pianificazione familiare tenuto dalla dottoressa della clinica e quello sui diritti umani e sui diritti delle donne, tenuto invece da un'avvocatessa di Shuhada”.
 
Orfani del Villaggio (Foto E.Piovesana)Una mamma ogni sette orfani. Nasrat, 30 anni, è invece il direttore dell'orfanotrofio, così nuovo che al suo interno si sente ancora odore legno e vernice fresca.
“Abbiamo aperto a metà settembre. Per adesso abbiamo solo sedici orfani, perché molte famiglie non ancora capito che qui possiamo prenderci cura dei bambini rimasti senza padre o senza entrambe i genitori. Quasi tutti gli orfani di Kart-e-Sulh sono orfani di guerra. Abbiamo stabilito un sistema per cui ogni sette bambini c'è una donna del villaggio che fa loro da mamma, facendo tutto quello che fa una madre per i propri figli”.
 
Bambini della scuola (Foto E.Piovesana)Bambini e bambine nella stessa classe. Accanto all'orfanotrofio c'è la scuola elementare. Le classi sono accoglienti, pulite e luminose, con banchi, sedie e lavagne nuove di zecca.
“Questo è il primo anno scolastico: abbiamo iniziato le lezioni a gennaio”, spiega Musa, insegnante ventiduenne. “Abbiamo nove classi, con nove maestri e maestre, per un totale di circa quattrocento alunni. La particolarità di questa scuola, come di tutte le scuole fondate dall'associazione di Sima Samar, sono le classi miste, una cosa che nelle scuole statali non esiste perché è vista ancora come un'offesa per i maschi e una vergogna per le femmine. Ovviamente frequentano anche i bambini orfani, non solo quelli dell'orfanotrofio. I libri e i quaderni sono forniti agli alunni gratuitamente”.
 
Servono nuovi finanziamenti. “Tantissime famiglie di sfollati delle caverne fanno richiesta per venire ad abitare al Villaggio della Pace, molte più di quelle che siamo in grado di soddisfare”, dice Safiullah prima di tornare all’ufficio di Shuhada. “Per questo stiamo costruendo nuove cose, ma basteranno solo per una minima parte dei richiedenti. E poi saranno le ultime, se non arriveranno nuovi finanziamenti”. 
 
Categoria: Bambini, Donne, Profughi
Luogo: Afghanistan
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