23/11/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Un anno fa la rivoluzione in Ucraina. Due anni fa quella in Georgia. E poi il Kirghizistan
Viktor Yushchenko e Mikhail SaakashviliIeri in Ucraina si è festeggiato il primo anniversario della ‘rivoluzione arancione’ iniziata il 22 novembre 2004 e che portò alla caduta di Leonid Kuchma. E oggi in Georgia si celebra il secondo anniversario della ‘rivoluzione delle rose’ che il 23 novembre 2003 costrinse alle dimissioni Eduard Shevardnadze: la prima scintilla che innescò l’incendio arancione che da Tbilisi si propagò a Kiev e poi a Bishkek, con la ‘rivoluzione dei tulipani’ che il 24 marzo 2005 segnò la fine del regime di Askar Akayev.
Queste ricorrenze forniscono l’occasione per tracciare un breve bilancio delle cosiddette ‘rivoluzioni colorate’ che stanno cambiando il volto politico dalle ex repubbliche sovietiche. Un bilancio oggettivamente non positivo che raffredda gli entusiasmi con cui questi eventi sono stati salutati dall’opinione pubblica internazionale.
 
Georgia: il pericoloso nazionalismo di Saakashvili. Il 23 novembre 2003 i manifestanti dell’opposizione georgiana organizzati dal movimento studentesco Kmara (Basta), sostenuto dal miliardario americano George Soros, e guidati dal giovane avvocato Mikhail Saakashvili, formatosi negli Stati Uniti, Le manifestazioni in Georgiaarmati di rose rosse occuparono pacificamente il parlamento di Tbilisi costringendo alle dimissioni l’anziano leader Eduard Shevardnadze. Il 4 gennaio 2004 Saakashvili venne eletto presidente con un programma nazionalista e filo-occidentale di sganciamento dalla Russia, integrazione nella Nato e nell’Unione Europea e stretta amicizia con gli Stati Uniti. Priorità assoluta del suo governo è stato fin da subito il ristabilimento dell’integrità territoriale della Georgia, ovvero la reintegrazione in seno alla repubblica georgiana delle tre regioni separatesi con il sostegno russo durante le guerre dei primi anni Novanta: Abkhazia, Ossezia del Sud e Ajaria. Per fare questo Saakashvili non ha esitato a usare la forza militare o a minacciarne il ricorso. In Ajaria il bagno di sangue è stato evitato per un soffio. In Ossezia del Sud invece è iniziato un conflitto a bassa intensità con regolari provocazioni georgiane che rischiano ogni giorno di trasformare questa crisi in guerra aperta. Guerra di parole invece, almeno per ora, con l’Abkhazia.
L’irredentismo intransigente di Saakashvili, che non tollera critiche dall’interno, è sostenuto politicamente, finanziariamente e anche militarmente dagli Stati Uniti, desiderosi di eliminare alla svelta ogni potenziale focolaio di instabilità da una regione d’importanza strategica dato qui passerà il famoso megaoleodotto occidentale Baku-Tbilisi-Ceyhan.
Anche se questa politica aggressiva rischia di far precipitare la Georgia in nuove sanguinose guerre, pericolose anche per i rapporti tra Usa e Russia, Saakashvili sembra non aspettare altro e i suoi toni nazionalistici e antirussi non fanno che aumentare. Pochi giorni fa l’ultima provocazione: commentando l’aggressione a dei giornalisti russi che si trovavano in Georgia, il presidente ha detto che è la dimostrazione del nuovo orgoglio nazionale del popolo georgiano. I giornalisti stavano raccogliendo commenti sul film erotico di fantasia, russo, che vede come protagonisti il presidente georgiano Saakashvili e la ‘pasionaria’ arancione ucraina, Yulia Timoshenko.
 
Le manifestazioni in UcrainaUcraina: Yushchenko in crisi per aver svenduto il Paese. La sera del 22 novembre 2004 le piazze di Kiev si riempirono per la prima volta di manifestanti dell’opposizione filo-occidentale guidata dalla Timoskenko e da Viktor Yushchenko che chiedevano l’annullamento delle elezioni del giorno prima e le dimissioni del presidente Leonid Kuchma e del suo delfino Viktor Yanukovych. Per diciassette giorni e diciassette notti gli arancioni rimasero in pazza, allestendo una tendopoli organizzata dal movimento studentesco Porà (E’ora), altra ceratura di Soros. Alla fine la Corte Suprema, sottoposta a pesanti pressioni internazionali, invalidò il voto e indisse nuove elezioni per il 26 dicembre: le vinse Yushchenko, che diventò presidente nominando la bella Timoskenho a capo del governo. I due leader arancioni hanno subito impresso all’Ucraina una decisa svolta economica e politica in senso liberista e filo-occidentale che ha sollevato grossi malumori. Gli ucraini, soprattutto quelli delle regioni orientali tradizionalmente filorusse, ma non solo quelli, hanno accusato Yushchenko di voler svendere il Paese all’Occidente. Prima che questo diffuso malcontento sociale si trasformasse in qualcosa di più grave, il presidente arancione è corso ai ripari licenziando il governo di Yulia Timoshenko con l’accusa di corruzione. In realtà la ‘pasionaria’ ha pagato il suo radicalismo filo-occidentale, poiché sono stati lei e i suoi ministri ad aver spinto maggiormente sulla politica di privatizzazione e di apertura all’Occidente. Nonostante questa mossa, e forse anche a causa di questa divisione, Yushchenko e gli arancioni stanno perdendo sostegno popolare, al punto che rischiano di perdere le elezioni parlamentari del prossimo anno: il partito di Yanukovych, il successore di Kuchma, è dato in vantaggio in tutti i sondaggi.
 
Le manifestazioni in KirghizistanKirghizistan: guerra per il potere tra clan mafiosi. E’ forse presto per tracciare un bilancio della ‘rivoluzione dei tulipani’ in Kirghizistan che il 24 marzo 2005 ha rovesciato, non proprio pacificamente, l’autoritario e corrotto regime di Askar Akayev. Per sostituirlo, a quanto pare, con un governo non meno legato alla malavita organizzata locale. Da quando i due leader dell’opposizione, Kurmanbek Bakiev e Felix Kulov, sono diventati rispettivamente presidente e primo ministro, tra i due si è scatenata una sotterranea guerra per il potere a colpi di omicidi politici e di manifestazioni e disordini provocati dall’una e dall’altra parte. Una lotta tra clan politico-mafiosi che finora ha lasciato in secondo piano le emergenze che affliggono il Kirghizistan, soprattutto la povertà estrema di buona parte della popolazione, effetto della corruzione e del disinteresse della classe dirigente e causa della diffusione dell’integralismo islamico, soprattutto nel sud del Paese.
Prima di parlare dei prossimi Paesi candidati alle rivoluzioni colorate (Azerbaigian e Kazakistan ad esempio) sarebbe meglio riflettere sui risultati di quelle avutesi finora, in particolar modo sul fatto che a guadagnarci non è stata la gente che è scesa in piazza in nome della libertà e della democrazia bensì i nuovi dirigenti saliti al potere, che non si stanno mostrando migliori dei precedenti, e soprattutto i loro sostenitori stranieri, vale a dire gli Stati e le aziende d’Occidente che ora in quei Paesi hanno mano libera. 

Enrico Piovesana

Articoli correlati:
18/10/2005 Vietato l’arancione: I regime di Aliyev vieta il colore delle rivoluzioni, ma fa di tutto per provocarne una
03/06/2005 Rivoluzione incompiuta: Nuovi scontri di piazza in Kirghizistan, ancora a rischio di guerra civile
01/06/2005 I russi se ne vanno: La Russia chiude le sue basi in Georgia. La reazione dei separatisti osseti
25/03/2005 Voci da Bishkek: "Akaev era un ladro che ha affamato il suo paese. La gente lo ha sopportato anche troppo"
21/03/2005 La rivoluzione dei bastoni: Kirghizistan: violenta insurrezione dell'opposizione nelle città del sud
19/02/2005 Effetto arancione: In Kirghizistan si avvicinano le elezioni. Il potere teme un'altra rivoluzione di velluto
15/01/2005 A carte scoperte: Dopo la rivoluzione di Kiev, è guerra aperta tra George Soros e i regimi ex sovietici
24/11/2004 La festa della democrazia: Da Kiev una responsabile del Porà racconta le proteste di questi giorni
22/11/2004 La rivoluzione dei castagni: In Ucraina si temono disordini dopo le delicate elezioni presidenziali di ieri
16/11/2004 Una crisi pericolosa: In Abkhazia la crisi politica rischia di sfociare in aperto conflitto
08/11/2004 Organizzasi rivoluzioni: Un'unica regia dietro i movimenti democratici che lottano contro i regimi post-comunisti
19/08/2004 La guerra della vodka: Riesplode il conflitto tra Georgia e Ossezia
09/07/2004 Sull'orlo della guerra: Scontri armati, rastrellamenti e civili in fuga in Ossezia del Sud
05/06/2004 Manovre di guerra: La Georgia, con il placet degli Usa, minaccia un intervento in Ossezia del Sud
06/05/2004 Le ultime ore di Abashidze: L'uomo di Mosca si dimette e la Georgia evita un bagno di sangue
27/04/2004 Sull'orlo della guerra civile: Il presidente Saakashvili avverte che non esiterà a usare la forza
28/01/2004 La questione Abkhazia: Dal 1992 al 1994 una guerra civile è costata diecimila morti e 250mila profighi
28/01/2004 Alta tensione in Georgia: Torna a farsi vivo il separatismo armato abkhazo
20/01/2004 L'oleodotto della discordia: Lo chiamano ‘la nuova via della seta’
05/01/2004 Vince la nuova Georgia: Mikhael Saakashvili è stato eletto nuovo presidente della repubblica caucasica
05/12/2003 La Georgia nel grande gioco: Washington ha orchestrato la rivoluzione di velluto. Ma la Russia non sta a guardare
29/10/2003 Venti di guerra fredda: Base militare russa aperta in Kirghizistan, a poca distanza da una base Usa
Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti:
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità