23/11/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Cinque fosse comuni scoperte in Namibia e una storia tutta da scrivere
Il presidente namibiano Hifikepunye Pohamba in visita a una delle fosse comuniCinque fosse comuni scoperte in poco più di una settimana in Namibia e decine di cadaveri da identificare. E’ questa la scomoda eredità di una delle guerre di indipendenza più lunghe dell’Africa, conclusasi solo nel 1989 ma sulla quale non è mai stata fatta chiarezza. Il passato che emerge pone seri dubbi sul ruolo di tutti i protagonisti della guerra: gli indipendentisti della Swapo, i battaglioni sudafricani della Sadf e i contingenti dell’Onu. Una storia dalla quale rischiano di uscire tutti sconfitti.
 
Indipendenza. Dopo una lotta cominciata nel lontano 1966, l’organizzazione namibiana Swapo riesce nel 1989 a rendere la Namibia indipendente, a séguito degli accordi di pace firmati tra il governo di Pretoria e l’Angola sotto la supervisione dell’Onu. Nell’aprile 1989, poco prima dell’organizzazione delle prime elezioni nel paese, la Swapo lancia un’offensiva in territorio namibiano che viene respinta dalle forze armate sudafricane, che amministrano il territorio dalla seconda guerra mondiale. Quella che verrà chiamata “la guerra dei nove giorni” è una pagina tutta da scrivere nella storia del paese. Le decine di morti ritrovati la scorsa settimana, in prossimità di due ex-basi dell’esercito sudafricano a Eenhana e Ondangwa, pongono seri quesiti sulle responsabilità del massacro: colpa degli indipendentisti che non rispettarono gli accordi di pace o dei contingenti sudafricani? O dell’Onu, da pochi giorni nel paese per organizzare la transizione?
 
Il diplomatico e ex-presidente finlandese Martti AhtisaariL’Onu sotto accusa. Lo scrittore sudafricano Peter Stiff, autore di numerosi libri sull’argomento, non ha dubbi: “Il Sudafrica rispettò in pieno gli accordi di pace, intervenendo solamente a séguito di una richiesta dell’Onu, che non era in grado di dispiegare le proprie truppe per fronteggiare l’attacco della Swapo” dichiara a PeaceReporter. “Le vittime scoperte nelle fosse comuni (in gran parte membri della Swapo) erano semplici combattenti uccisi in battaglia. E l’Onu era a conoscenza della questione, visto che fu lo stesso capo della missione, il finlandese Maarti Ahtisaari, a ordinare di seppellirli dopo averne disposto l’autopsia.” Una versione simile a quella dell’esercito sudafricano ma che contrasta con quella del diplomatico, che ha negato qualsiasi responsabilità dell’Onu. “Non mi sorprende la sua reazione” rincara la dose Stiff “visto che Ahtisaari ha una reputazione da difendere. Peccato che menta, e il fatto che sia stato l’unico tra le migliaia di persone che ho intervistato a non voler essere registrato la dice lunga sulla sua sincerità.”
 
Un manifesto della Swapo, al potere in Namibia dall'indipendenzaScheletri nell’armadio. Le responsabilità sulla questione non sembrano però essere così chiare: per ammissione dello stesso Stiff due giornalisti inglesi del Daily Telegraph rinvennero nell’aprile 1989 alcuni cadaveri di guerriglieri Swapo probabilmente giustiziati. Adesso le associazioni dei diritti umani si chiedono come mai il governo namibiano (guidato ancora dalla Swapo) non abbia mai fatto luce sull’argomento. Una possibile ipotesi è che le indagini sulla guerra di indipendenza diano fastidio sia a Windhoek che a Pretoria e che per i due governi sarebbe meglio mettere tutto a tacere. Non è escluso che alcuni dei cadaveri rinvenuti siano di uomini delle forze sudafricane, a dimostrazione che la verità è più complessa di quanto sembri. “La guerra in Namibia ha portato alla scomparsa di centinaia di persone, ma il governo di Windhoek non ha mai promosso indagini a riguardo” rivela Stiff. “Nessun corpo è stato mai reclamato, se si eccettuano le battaglie portate avanti dalle associazioni dei familiari. E a differenza del Sudafrica in Namibia non è mai stata organizzata una Commissione per la Verità e la Riconciliazione, che sarebbe stata utile”. Anche in conseguenza delle proteste dell’opinione pubblica Namibia e Sudafrica si sono impegnate a collaborare perché venga fatta luce sui fatti. Meglio tardi che mai. 

Matteo Fagotto

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