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Cinque fosse comuni scoperte in poco più di una settimana in Namibia e decine
di cadaveri da identificare. E’ questa la scomoda eredità di una delle guerre
di indipendenza più lunghe dell’Africa, conclusasi solo nel 1989 ma sulla quale
non è mai stata fatta chiarezza. Il passato che emerge pone seri dubbi sul ruolo
di tutti i protagonisti della guerra: gli indipendentisti della Swapo, i battaglioni
sudafricani della Sadf e i contingenti dell’Onu. Una storia dalla quale rischiano
di uscire tutti sconfitti.
L’Onu sotto accusa. Lo scrittore sudafricano Peter Stiff, autore di numerosi libri sull’argomento,
non ha dubbi: “Il Sudafrica rispettò in pieno gli accordi di pace, intervenendo
solamente a séguito di una richiesta dell’Onu, che non era in grado di dispiegare
le proprie truppe per fronteggiare l’attacco della Swapo” dichiara a PeaceReporter. “Le vittime scoperte nelle fosse comuni (in gran parte membri della Swapo)
erano semplici combattenti uccisi in battaglia. E l’Onu era a conoscenza della
questione, visto che fu lo stesso capo della missione, il finlandese Maarti Ahtisaari,
a ordinare di seppellirli dopo averne disposto l’autopsia.” Una versione simile
a quella dell’esercito sudafricano ma che contrasta con quella del diplomatico,
che ha negato qualsiasi responsabilità dell’Onu. “Non mi sorprende la sua reazione”
rincara la dose Stiff “visto che Ahtisaari ha una reputazione da difendere. Peccato
che menta, e il fatto che sia stato l’unico tra le migliaia di persone che ho
intervistato a non voler essere registrato la dice lunga sulla sua sincerità.”
Scheletri nell’armadio. Le responsabilità sulla questione non sembrano però essere così chiare: per ammissione
dello stesso Stiff due giornalisti inglesi del Daily Telegraph rinvennero nell’aprile 1989 alcuni cadaveri di guerriglieri Swapo probabilmente
giustiziati. Adesso le associazioni dei diritti umani si chiedono come mai il
governo namibiano (guidato ancora dalla Swapo) non abbia mai fatto luce sull’argomento.
Una possibile ipotesi è che le indagini sulla guerra di indipendenza diano fastidio
sia a Windhoek che a Pretoria e che per i due governi sarebbe meglio mettere tutto
a tacere. Non è escluso che alcuni dei cadaveri rinvenuti siano di uomini delle
forze sudafricane, a dimostrazione che la verità è più complessa di quanto sembri.
“La guerra in Namibia ha portato alla scomparsa di centinaia di persone, ma il
governo di Windhoek non ha mai promosso indagini a riguardo” rivela Stiff. “Nessun
corpo è stato mai reclamato, se si eccettuano le battaglie portate avanti dalle
associazioni dei familiari. E a differenza del Sudafrica in Namibia non è mai
stata organizzata una Commissione per la Verità e la Riconciliazione, che sarebbe
stata utile”. Anche in conseguenza delle proteste dell’opinione pubblica Namibia
e Sudafrica si sono impegnate a collaborare perché venga fatta luce sui fatti.
Meglio tardi che mai. Matteo Fagotto