22/11/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Ceceni, e soldati russi, eleggono il primo parlamento dall’inizio della seconda guerra
Le elezioni presidenziali del 2003Domenica prossima nella Cecenia occupata dalle truppe di Mosca si terranno le prime elezioni parlamentari dall’invasione del 1999. Un voto organizzato dal Cremlino allo scopo di dimostrare al mondo il successo del processo di pacificazione e normalizzazione della repubblica caucasica. Obiettivo ambizioso, dato che, al di là della propaganda, queste elezioni si celebrano in un regime di violenta occupazione militare e in uno stato di guerra permanente. Non a caso, l’Osce (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) si è addirittura rifiutata di inviare i propri osservatori elettorali, un po’ per non dare implicata legittimazione al voto, un po’ per paura di non tornare vivi. Per non parlare delle candidature: tra i 353 candidati ai 58 seggi parlamentari ci sono anche dei personaggi che la Russia presenta come prova del grado di libertà di questo voto: ex indipendentisti arrestati dai russi e costretti con torture e minacce di ritorsioni sulle famiglie a collaborare con gli occupanti.
 
Soldati russi al seggio nel 2003Voteranno anche 34 mila soldati russi. Da venerdì scorso gli alunni delle scuole cecene sono in vacanza perché le scuole verranno usate per allestire i seggi elettorali, quattrocento in tutta la repubblica. Ma le operazioni di voto sono già iniziate: domenica hanno votato i soldati russi che sorvegliano i valichi di frontiera lungo il confine meridionale della Cecenia con la Georgia. Essendo zone di alta montagna raggiungibili solo attraverso ripide mulattiere, non stupisce che per evitare ritardi la macchina elettorale si sia già messa in moto da quelle parti. Quello che lascia perplessi è invece il fatto che a votare siano non solo i ceceni, ma anche gli ‘occupanti’ russi: 34 mila militari, più familiari al seguito. Questi giovanissimi soldati provengono dalle più remote province della Federazione Russa e di certo non sono interessati al futuro politico di un posto dove sono stati mandati con l’ordine di uccidere chiunque fosse sospetto di opporsi all’occupazione russa. Si limiteranno a votare per i candidati indicati dai loro superiori.
 
Donne cecene e soldati russiRischio che votino anche i morti. Altro fattore a sollevare dubbi sulla regolarità formale del voto è l’elevato numero di ceceni iscritti alle liste elettorali: 596 mila persone. Contando che i minori non votano, questa cifra appare troppo elevata rispetto a tutte le stime riguardanti la consistenza demografica della repubblica cecena, che parlano di circa un milione di abitanti. In occasione delle farsesche elezioni presidenziali cecene di due anni fa, quando pure furono iscritti al voto circa 600 mila elettori, i critici dissero che tenendo conto della gran percentuale di giovani che caratterizza la popolazione cecena (l’età media è 22 anni), realisticamente non potevano esserci più di 400 mila persone maggiorenni aventi diritto al voto e che quindi il governo locale filo-russo aveva fatto votare anche i morti. E’ molto probabile che succeda così anche questa volta.
 
Artiglieria russa in azione in CeceniaElezioni in clima di guerra. Ma ciò che più pesa sulla regolarità sostanziale di queste elezioni, facendole apparire come una messa in scena propagandistica, è il clima in cui si svolgono. I combattimenti tra esercito e guerriglieri ceceni proseguono con immutata intensità in tutti i distretti della repubblica caucasica. Solo nel fine settimana si sono registrati una trentina di violenti scontri a fuoco costati la vita a quindici soldati russi e a un numero imprecisato di ribelli. Nel sud montagnoso della Cecenia (distretti di Vedenò, Shatoy, Itum-Kalè e Nojai-Yurt) l’artiglieria russa continua a bombardare regolarmente ogni giorno le foreste dove si nascondono i guerriglieri e spesso le granate cadono anche sui villaggi, distruggendo abitazioni e ferendo gravemente i civili, costretti a vivere negli scantinati senza poter uscire di casa per far legna per l’inverno. L’ultimo incidente di cui si ha notizia è del 9 novembre, quando cinque persone, compresa una bambina di nove anni, sono state sepolte dalle macerie della loro casa distrutta da una granata russa lanciata sul villaggio di Borzoy, distretto di Shatoy.
 
Checkpoint russo a GroznyRapimenti e violenze contro i civili. Ma al di là dei quotidiani combattimenti e bombardamenti, è la stessa massiccia presenza sul territorio ceceno delle truppe d’occupazione russe e delle milizie paramilitari filo-russe cecene, con la loro violenta condotta, a contrastare con qualsiasi idea di ‘normalizzazione e pacificazione’. Rastrellamenti di villaggi, violenze e abusi contro la popolazione civile, rapimenti  e sparizioni, ritrovamenti di cadaveri di persone arrestate e torturate a morte sono all’ordine del giorno. Solo gli ultimi esempi.
L’11 novembre i paramilitari di Ramzan Kadyrov (premier ceceno ad interim) hanno rapito dal villaggio di Kurchaloy il trentacinquenne Elimkhanov Rakhman Shamkhanovich. Il giorno dopo il suo cadavere martoriato è stato trovato in un campo nel distretto di Gudermes.
La sera del 16 novembre nel sobborgo di Staraya Sunzha, alle porte di Grozny, un gruppo di dieci soldati russi completamente ubriachi ha aperto il fuoco contro un’auto di civili ceceni. I tre occupanti della vettura, feriti, sono stati derubati, fatti uscire dalla macchina e poi costretti a stendersi nell’erba in un campo, e lì finiti a colpi di kalashnikov.
Forse domenica a votare ci saranno anche loro. Sicuramente ci saranno i dieci militari assassini.
 

Enrico Piovesana

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