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Domenica prossima nella Cecenia occupata dalle truppe di
Mosca si terranno le prime elezioni parlamentari dall’invasione del 1999. Un
voto organizzato dal Cremlino allo scopo di dimostrare al mondo il successo del
processo di pacificazione e normalizzazione della repubblica caucasica.
Obiettivo ambizioso, dato che, al di là della propaganda, queste elezioni si
celebrano in un regime di violenta occupazione militare e in uno stato di guerra
permanente. Non a caso, l’Osce (Organizzazione per la Sicurezza e la
Cooperazione in Europa) si è addirittura rifiutata di inviare i propri
osservatori elettorali, un po’ per non dare implicata legittimazione al voto,
un po’ per paura di non tornare vivi. Per non parlare delle candidature: tra i
353 candidati ai 58 seggi parlamentari ci sono anche dei personaggi che la
Russia presenta come prova del grado di libertà di questo voto: ex
indipendentisti arrestati dai russi e costretti con torture e minacce di
ritorsioni sulle famiglie a collaborare con gli occupanti.
Voteranno anche 34
mila soldati russi. Da venerdì scorso gli alunni delle scuole cecene sono
in vacanza perché le scuole verranno usate per allestire i seggi elettorali, quattrocento
in tutta la repubblica. Ma le operazioni di voto sono già iniziate: domenica
hanno votato i soldati russi che sorvegliano i valichi di frontiera lungo il
confine meridionale della Cecenia con la Georgia. Essendo zone di alta montagna
raggiungibili solo attraverso ripide mulattiere, non stupisce che per evitare
ritardi la macchina elettorale si sia già messa in moto da quelle parti. Quello
che lascia perplessi è invece il fatto che a votare siano non solo i ceceni, ma
anche gli ‘occupanti’ russi: 34 mila militari, più familiari al seguito. Questi
giovanissimi soldati provengono dalle più remote province della Federazione
Russa e di certo non sono interessati al futuro politico di un posto dove sono
stati mandati con l’ordine di uccidere chiunque fosse sospetto di opporsi
all’occupazione russa. Si limiteranno a votare per i candidati indicati dai
loro superiori.
Rischio che votino
anche i morti. Altro fattore a sollevare dubbi sulla regolarità formale del
voto è l’elevato numero di ceceni iscritti alle liste elettorali: 596 mila
persone. Contando che i minori non votano, questa cifra appare troppo elevata
rispetto a tutte le stime riguardanti la consistenza demografica della
repubblica cecena, che parlano di circa un milione di abitanti. In occasione
delle farsesche elezioni presidenziali cecene di due anni fa, quando pure
furono iscritti al voto circa 600 mila elettori, i critici dissero che tenendo
conto della gran percentuale di giovani che caratterizza la popolazione cecena
(l’età media è 22 anni), realisticamente non potevano esserci più di 400 mila
persone
maggiorenni aventi diritto al voto e che quindi il governo locale filo-russo
aveva fatto votare anche i morti. E’ molto probabile che succeda così anche
questa volta.
Elezioni in clima di
guerra. Ma ciò che più pesa sulla regolarità sostanziale di queste
elezioni, facendole apparire come una messa in scena propagandistica, è il
clima in cui si svolgono. I combattimenti tra esercito e guerriglieri ceceni
proseguono con immutata intensità in tutti i distretti della repubblica
caucasica. Solo nel fine settimana si sono registrati una trentina di violenti
scontri a fuoco costati la vita a quindici soldati russi e a un numero
imprecisato di ribelli. Nel sud montagnoso della Cecenia (distretti di Vedenò,
Shatoy, Itum-Kalè e Nojai-Yurt) l’artiglieria russa continua a bombardare
regolarmente ogni giorno le foreste dove si nascondono i guerriglieri e spesso
le granate cadono anche sui villaggi, distruggendo abitazioni e ferendo
gravemente i civili, costretti a vivere negli scantinati senza poter uscire di
casa per far legna per l’inverno. L’ultimo incidente di cui si ha notizia è del
9 novembre, quando cinque persone, compresa una bambina di nove anni, sono state
sepolte dalle macerie della loro casa distrutta da una granata russa lanciata
sul villaggio di Borzoy, distretto di Shatoy.
Rapimenti e violenze
contro i civili. Ma al di là dei quotidiani combattimenti e bombardamenti,
è la stessa massiccia presenza sul territorio ceceno delle truppe d’occupazione
russe e delle milizie paramilitari filo-russe cecene, con la loro violenta
condotta, a contrastare con qualsiasi idea di ‘normalizzazione e pacificazione’.
Rastrellamenti di villaggi, violenze e abusi contro la popolazione civile,
rapimenti e sparizioni, ritrovamenti di
cadaveri di persone arrestate e torturate a morte sono all’ordine del giorno.
Solo gli ultimi esempi. Enrico Piovesana