29/11/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Riprende il negoziato per lo status della provincia della Serbia
scritto per noi da
Francesca Micheletti
 
 
Lunedì 21 novembre è iniziata l’ultima fase dei negoziati internazionali per la definizione dello status del Kosovo. Il primo atto delle trattative è stato l'arrivo a Pristina dell’inviato speciale del segretario generale dell’Onu Kofi Annan, il finlandese Martti Ahtisaari. Dopo sei anni di amministrazione delle Nazioni Unite, sta per essere definita la condizione di quella che ufficialmente è ancora una provincia della federazione di Serbia e Montenegro. Non che si tratti di un processo facile: le previsioni più ottimistiche indicano che ci vorrà almeno un anno perché si arrivi ad una conclusione. Ma fa un certo effetto pensare che a quest’ora, l’anno prossimo, il Kosovo potrebbe essere uno stato indipendente, e i carri armati delle forze internazionali potrebbero aver abbandonato quasi del tutto le sue strade.
 
il premier serbo boris tadicIl ruolo dell’Onu Sarà compito della comunità internazionale fare da mediatore tra istanze opposte in un processo negoziale che si prospetta lungo e difficile. Ahtissari avrà tre vice, fra cui uno designato dall'Unione Europea: l'ex segretario generale del ministero degli Esteri austriaco, Albert Rohan. Gli altri sono indicati da Usa e Russia, verso la quale la Serbia nutre speranze di appoggio. Athissari inizierà il delicato incarico facendo la spola fra Belgrado e Pristina, e successivamente visitando altre città rilevanti per “reperire informazioni”, come egli stesso ha dichiarato. Con una delibera della settimana scorsa, Pristina ha approvato una risoluzione a sostegno della piena indipendenza e sovranità della provincia. La ratifica con voto unanime è giunta nonostante le critiche della comunità internazionale, e in particolare del governatore Onu Soren Jessen Petersen, che aveva invitato gli albanesi a non compiere "passi affrettati" per non rischiare di compromettere il futuro avvio dei negoziati con Belgrado. Il primo ministro kosovaro Bajram Kosumi, in una lettera inviata al Consiglio di sicurezza, ha invece affermato che il governo del Kosovo e la maggioranza della popolazione ritengono che la provincia dovrebbe ottenere l'indipendenza.

Nella stessa giornata  il parlamento serbo si è riunito per varare una risoluzione parallela. Stando alle dichiarazioni del presidente Boris Tadic e del primo ministro Vojislav Kostunica, non è difficile intuire che la richiesta di Belgrado sarà diametralmente opposta a quella di Pristina. “Inaccettabile” è l’aggettivo recentemente utilizzato da entrambi in merito alle istanze indipendentiste espresse dal governo kosovaro. “Sono contrario all’indipendenza del Kosovo, e per me è inaccettabile – ha sottolineato Tadic durante un comizio – non accetterò mai questa soluzione”.

 
ibhraim rugova, leader kosovaroIl dialogo impossibile Muro contro muro dunque, per un negoziato che ha già alzato il livello di tensione nella tormentata provincia. Giovedì scorso una bomba è esplosa al mercato di Strce, cittadina a maggioranza serba situata nel sud del Kosovo, ferendo gravemente tre ragazzi serbi. Il giorno prima una macchina della polizia è stata fatta saltare nel capoluogo kosovaro, nei presso della sede centrale dell’Unmik. E da qualche tempo ha aumentato la propria visibilità un gruppo paramilitare che si fa chiamare Kosovo independence army (Aik), che ha apertamente minacciato il governo di Pristina, intimandogli di varare una vera e propria dichiarazione d'indipendenza, e nel contempo instaurando posti di blocco in vari punti del Paese.

Non peccano di ottimismo a questo punto le parole del capo dell’Unmik. “Visto che hanno posizioni opposte, non ha senso chiedere alle due parti di sedersi e risolvere la situazione insieme – ha dichiarato alla Bbc Soren Jessen Petersen– anche se vogliamo arrivare ad una soluzione non possiamo aspettarci che siano d’accordo”. Ma nega che l’unica risposta finale sia quella dell’imposizione dall’alto. “Per ora il passo fondamentale è creare una certa sensibilità, anche nella società civile, in modo da preparare le due parti in causa al cambiamento – ha continuato - inoltre, esistono dei punti fermi da rispettare: niente ritorno alla situazione prima di marzo 1999, e niente annessione del Kosovo a stati confinanti”. Ma soprattutto, “la tutela delle minoranze”, principalmente quella serba (il 10 per cento della popolazione kosovara), verosimilmente attraverso la continuità della presenza di sicurezza Nato e delle istituzioni europee sulla polizia e giustizia.

La questione del Kosovo è dunque destinata a tornare sotto ai riflettori della comunità internazionale. In merito si è espresso in questi giorni anche il finanziere statunitense George Soros: “E' veramente ora di definire lo status della provincia. E personalmente, credo che non ci sia alternativa all’indipendenza del Kosovo” ha dichiarato durante una visita in Albania, dove la sua Soros Open society Foundation finanzia dal 1992 una serie di progetti di educazione e di innovazione.

Categoria: Pace, Politica, Popoli
Luogo: Serbia
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