22/11/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Il leader della Comunità di Pace San Josè de Apartadó, ferito dall' esercito, è morto
Bambina colombianaIl coordinatore della zona umanitaria di Arena Altas, leader della Comunità di Pace San Josè de Apartadó, non ce l’ha fatta. Le ferite riportate per l’esplosione di una granata lanciata dall’esercito colombiano nel campo dove stava lavorando erano troppo gravi. Con Arlen Salas David se ne va un uomo coraggioso e pieno di speranza per il futuro della sua gente. Arlen era un capo carismatico, rispettato. Era colui che portava avanti l’eredità di Luis Guerra, brutalmente ucciso dai soldati il febbraio scorso assieme alla sua famiglia; era colui che continuava a testa alta a parlare in nome della sua gente, sulle orme dei tanti leader eliminati, capillarmente, dall’esercito e dai suoi paras.
 
bambini sul mulo a San Jose de ApartadóLa ricostruzione dei fatti. “Non sappiamo come esprimere il dolore e la tristezza che sentiamo in questi momenti. Vogliamo però consegnare alla storia e all’umanità quanto è accaduto, affinché siano loro a giudicare – spiegano da San José de Apartadó - Il 17 novembre alle 10.30 di mattina Arlen era ad Arenas Altas con altri sei membri della comunità di San Josè de Apartadó, per ripulire il mais dalle erbacce. All’improvviso, colpi di fucile. Un gruppo di soldati prende a sparare all’improvviso. Poi, uno dei soldati tira una granata. Esplode proprio vicino a Arlen, che cade ferito. Mentre gli altri sei cercano di aiutarlo, le raffiche continuano, tanto da costringerli a cercare rifugio tra gli alberi. Quando cessano gli spari, le condizioni di Arlen sono disperate”. A quel punto, alcuni di loro corrono a San Josesito, un villaggio vicino, per raccontare quanto sta accadendo. Sono ormai le 13. Un gruppo di persone della comunità accompagnate da internazionali partono per Arena Altas. Altra gente parte da La Uniòn, un altro agglomerato di San Josè de Apartadó. Sono le 17 quando i due gruppi si incontrano ad Arenas Altas. Ad aspettarli, i soldati, che li costringono a entrare in una casa. “Hanno cominciato ad accusarli di essere dei guerriglieri - spiegano –  poi, sparando in aria, si sono messi a minacciare che avrebbero sterminato l'intera Comunità di Pace, perché guerrigliera. La maggior parte dei militari aveva con sé due fucili: quello d'ordinanza e uno portato generalmente dai paras”.
 
contadina con gli strumenti da lavoroMa le minacce non si placano. Mentre la commissione è tenuta sotto tiro, un gruppo di militari inizia a sparare contro il centro abitato di Arenas Altas, seminando il panico. Intere famiglie si danno alla fuga, cercando di nascondersi. Molti dei proiettili colpiscono le case. Hernan Goez, un abitante del villaggio, rimane ferito. L’esercito spara anche contro la scuola, dove si trova un professore con molti bambini. “I militari hanno poi sostenuto di aver solo risposto al fuoco, hanno detto che qualcuno sparava dalla scuola. Ma è completamente falso. E’ il professore a dirlo. Ha raccontato di essere rimasto steso a terra con gli alunni per tutto il tempo”.
Poi la delegazione della comunità riesce a proseguire. Raggiunge il luogo dell’agguato soltanto alle 18.30. Arlen è morto. Viene portato a San Josesito. In presenza di un avvocato difensore vengono raccolti i resti della granata. “I fatti sono chiari – sottolineano - questo tipo di incursioni erano state già preannunciate dall’esercito. Lo avevamo detto. Se ne avvertiva l’imminenza. Non è certo la prima volta che accade. E’ avvenuto nelle diverse frazioni che già sono state abbandonate ed è avvenuto nel massacro di Luis Eduardo, Alfonso Bolivar e le loro rispettive famiglie”.
 
Bambina colombiana fa il bagno nel rioZitto o muori. “Purtroppo conosciamo già le risposte e le spiegazioni che ci daranno il governo e la magistratura. Diranno che si trattava di guerriglieri, si faranno le solite montature e tutto rimarrà impunito. Le vittime finiranno per diventare i carnefici e tutto sarà archiviato. Sappiamo che per il governo i nostri bambini sono guerriglieri. Per questo l’esercito spara e li uccide. Per lo Stato siamo semplicemente dei collaboratori della guerriglia, per questo non risparmia sforzi per distruggerci. Ma questa volta molta gente ha visto la verità. Sappiamo che un giorno tutti questi assassini e questi crimini di lesa umanità saranno castigati. Abbiamo i testimoni. Le organizzazioni internazionali e la stessa Defensoria hanno potuto vedere l’atmosfera di terrore in cui è costretta a vivere la comunità. Solo otto giorni fa, Arlen stava parlando della situazione di Arenas Altas alla Commissione italiana in visita nella zona. A loro ha raccontato delle varie minacce e dei furti commessi dall’esercito. A loro ha denunciato la necessità di un appoggio per evitare uno sterminio sicuro, preannunciato. Per questo lo hanno ucciso. Ancora un altro leader è caduto per aver seguito i nostri principi, per aver lavorato per il bene della comunità, per aver scelto la solidarietà”.
 
Manifestazione di solidarietà all'omicidio di Eduardo GuerraContro l’impunità. “Ma questa barbarie non ci farà retrocedere. Anzi, saranno i nostri capi caduti a indicarci il cammino da seguire. Ed è proprio in simili momenti di oscurità che rinforziamo la nostra fiducia nel domani. Sappiamo che questo è un nuovo fatto destinato a restare impunito e che al contrario verremo attaccati dalla magistratura. Ma continuiamo a sperare. E a chiedere l’appoggio nazionale e internazionale per porre fine a questo sterminio. Il lavoro serio e impegnato di Arlen ci guiderà. Continueremo a gridare con dignità, come lui ci ha insegnato nel suo lavoro quotidiano per la comunità. I suoi due figli piccoli cammineranno con noi per costruire un domani diverso, dove la nostra vita sia rispettata. Arlen, le nostre lacrime accompagnano questo orrore, ma tu sei qui con noi e ci dai vita. Grazie per il tuo impegno. Un giorno la storia giudicherà gli assassini”.
 
La testimonianza. “Io ero con la delegazione italiana e il 6 novembre ho visitato la Zona Umanitaria Arenas Altas – racconta Carla Mariani della Rete Italiana di Solidarietà con le Comunità di Pace Colombiane - Ho parlato con Arlen, ho parlato con tanti di loro, con tante donne. E, mentre mi offrivano il sancocho di gallina più buono della Colombia, me lo hanno raccontato. ‘Il governo sta stringendosi intorno a questa zona umanitaria' mi hanno detto 'L'esercito sta aumentando il suo contingente e stanno arrivando anche i paramilitari. Qui va a finire come a Mulatos, come quando hanno ucciso Guerra e gli altri sette’. Ecco, non ho fatto in tempo a rientrare in Italia, che cinque giorni dopo… Non ci sono parole per spiegare lo stato d'animo che mi pervade. Un grande senso di frustrazione e impotenza. L'unica cosa che ci resta da fare è dar voce a chi non è ascoltato e far conoscere questo meraviglioso processo di pace portato avanti dalle Comunidades de paz. ‘La morte non è restare senza vita. Ci sono persone in vita che sono più che morte’, è questo che vanno sempre ripetendosi in queste comunità ed è quanto hanno ribadito proprio ad Erenas Alatas, durante il nostro incontro. Ed è in base a questo principio che andranno avanti. Si alzeranno ogni mattina e lavoreranno i loro campi in nome della vita. Li vogliono morti, ma loro si manterranno vivi, lavorando, sperando, resistendo. Da parte nostra abbiamo appena inviato al presidente Uribe una lettera, per quanto può servire”.
 

Stella Spinelli

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