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Il principio attivo, quello che serve per curare la malaria c’è, e così
il farmaco passa il controllo e va sul mercato. Peccato che la quantità
sia inferiore a quella necessaria per uccidere il parassita che causa
la malattia, e quindi la terapia non sia efficace. Sono farmaci
contraffatti, che a quanto sembra vengono prodotti nel Sud Est
dell’Asia: la metà dei prodotti a base di artemisinina venduti in Laos,
Cambogia, Vietnam e Burma sarebbe falsa. I rischi di questa
contraffazione non interessano solo il singolo paziente, curato male,
ma il futuro delle terapie anti malaria. La diffusione di farmaci con
derivati dell’artemisinina a dosi troppo basse facilitano l’insorgenza
di resistenze nei confronti di questo principio attivo, finora
dimostratosi efficace in tutto il mondo. “Sarebbe un disastro per il
controllo globale della malattia” afferma Paul Newton, esperto di
malaria della Oxford University. “Potremmo trovarci di fronte a una
malaria non più curabile”.
Un mercato ricco e promettente. Non è una sorpresa dunque che il mercato della contraffazione abbia
messo gli occhi sull’artemisinina: da diversi mesi ne viene
sottolineata l’efficacia, anche da parte dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). “Si è creata un’attesa e c’è stata
una domanda eccessiva nei mesi scorsi: i bisogni sono enormi, molti
Paesi hanno modificato il protocollo di trattamento e sono passati a
composti a base di artemisinina. Però non c’è abbastanza farmaco,
abbastanza sostanza di qualità” continua De Maio. La richiesta si è così
scontrata con gli ostacoli organizzativi e burocratici nei diversi
Paesi per il cambio di terapia e con le difficoltà ad aumentare in
tempi brevi la produzione dei medicinali, e quindi l’approvvigionamento
della pianta da cui viene estratta la molecola. Tutto questo a fronte
di 300-500 milioni di persone infettate ogni anno, soprattutto in
Africa, dove la malaria è la causa principale di morte sotto ai cinque
anni. “La gente è a conoscenza delle nuove terapie, gli operatori di
salute sanno che devono modificare i protocolli, però non c’è il
farmaco. E se non c’è nella farmacia ufficiale, lo si va a prendere al
mercato: l’infermiere consegna la ricetta al paziente e gli dice di andare a
comprare la medicina. Lui come fa?” commenta il medico di Msf.
Aprire le porte a farmaci di qualità. Per ora la segnalazione riguarda i mercati del Sud Est asiatico, ma non
si può escludere con certezza che i falsi siano già arrivati anche sul
suolo africano. “Finora non ho segnalazioni dirette di farmaci
contraffatti in Africa, ma di solito i flussi hanno questa direzione.
Vengono prodotti in Asia, perché vi sono le potenzialità per farlo; da
lì si diffondono, e l’Africa è il mercato che ne fa più richiesta”
racconta De Maio. Il 90 percento dei casi di malaria si verifica
infatti sul suolo africano. “Il rischio rappresentato da questa
contraffazione dovrebbe rappresentare uno stimolo. I Paesi hanno
cambiato il protocollo terapeutico per la malaria, e per pagarsi i
nuovi farmaci devono prendere i soldi essenzialmente dal Global Fund.
Quest’ultimo però, può permettere al Paese di comprare solo prodotti
che l’Oms abbia indicato da usare, cosa che per ora ha fatto per
uno solo. Tutta la vicenda è dunque un invito all’Oms ad allargare le
indicazioni ai farmaci generici, come ha fatto per gli antiretrovirali,
cosa
che gli si chiede ormai da mesi. Visto che sicuramente esiste una crisi
della produzione e che ci sono ancora poche coltivazioni, permettiamo
anche ad altri farmaci di qualità, che ci sono, di avere il bollino
dell’Oms per andare sul mercato”. In questo modo scomparirebbe il vuoto
che i farmaci contraffatti stanno cercando di riempire, a scapito di un
milione di persone che muore di malaria ogni anno.
Valeria Confalonieri