21/11/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Nel Sud Est dell'Asia vengono prodotti antimalarici contraffatti
Programmi di trattaento della malaria a Kigova, Burundi (Medici senza frontiere). Copyright Leila Kramis.Il principio attivo, quello che serve per curare la malaria c’è, e così il farmaco passa il controllo e va sul mercato. Peccato che la quantità sia inferiore a quella necessaria per uccidere il parassita che causa la malattia, e quindi la terapia non sia efficace. Sono farmaci contraffatti, che a quanto sembra vengono prodotti nel Sud Est dell’Asia: la metà dei prodotti a base di artemisinina venduti in Laos, Cambogia, Vietnam e Burma sarebbe falsa. I rischi di questa contraffazione non interessano solo il singolo paziente, curato male, ma il futuro delle terapie anti malaria. La diffusione di farmaci con derivati dell’artemisinina a dosi troppo basse facilitano l’insorgenza di resistenze nei confronti di questo principio attivo, finora dimostratosi efficace in tutto il mondo. “Sarebbe un disastro per il controllo globale della malattia” afferma Paul Newton, esperto di malaria della Oxford University. “Potremmo trovarci di fronte a una malaria non più curabile”.

Non solo malaria. L’immissione sul mercato di farmaci contraffatti è una piaga che investe un po’ tutte le terapie, come sottolinea a PeaceReporter Gianfranco De Maio, responsabile medico dell’Organizzazione non governativa Msf, impegnata da anni nella prevenzione e cura della malaria: “Il rischio di falsi esiste e continuerà a esistere, e non solo per la malaria ma praticamente per tutte le patologie. Forse l’unica classe di farmaci dove non c’è una contraffazione ancora significativa è quella degli antiretrovirali (utilizzati per l'infezione da Hiv, ndr), perché la loro assunzione è sotto un controllo stretto: non c’è un mercato libero, il paziente non può andare autonomamente in farmacia e comprarsi l’antiretrovirale, cosa che è invece possibile con gli altri medicinali. Così sui mercati africani, e tutt’al più asiatici, tutto è contraffatto; in passato, per esempio, era stato trovato talco puro al posto di paracetamolo”.

Programmi di trattamento della malaria a Kigova, Burundi (Medici senza frontiere). Copyright Leila Kramis.Un mercato ricco e promettente. Non è una sorpresa dunque che il mercato della contraffazione abbia messo gli occhi sull’artemisinina: da diversi mesi ne viene sottolineata l’efficacia, anche da parte dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). “Si è creata un’attesa e c’è stata una domanda eccessiva nei mesi scorsi: i bisogni sono enormi, molti Paesi hanno modificato il protocollo di trattamento e sono passati a composti a base di artemisinina. Però non c’è abbastanza farmaco, abbastanza sostanza di qualità” continua De Maio. La richiesta si è così scontrata con gli ostacoli organizzativi e burocratici nei diversi Paesi per il cambio di terapia e con le difficoltà ad aumentare in tempi brevi la produzione dei medicinali, e quindi l’approvvigionamento della pianta da cui viene estratta la molecola. Tutto questo a fronte di 300-500 milioni di persone infettate ogni anno, soprattutto in Africa, dove la malaria è la causa principale di morte sotto ai cinque anni. “La gente è a conoscenza delle nuove terapie, gli operatori di salute sanno che devono modificare i protocolli, però non c’è il farmaco. E se non c’è nella farmacia ufficiale, lo si va a prendere al mercato: l’infermiere consegna la ricetta al paziente e gli dice di andare a comprare la medicina. Lui come fa?” commenta il medico di Msf.

Programmi di trattamento della malaria a Kigova, Burundi (Medici senza frontiere). Copyright Leila Kramis.Aprire le porte a farmaci di qualità. Per ora la segnalazione riguarda i mercati del Sud Est asiatico, ma non si può escludere con certezza che i falsi siano già arrivati anche sul suolo africano. “Finora non ho segnalazioni dirette di farmaci contraffatti in Africa, ma di solito i flussi hanno questa direzione. Vengono prodotti in Asia, perché vi sono le potenzialità per farlo; da lì si diffondono, e l’Africa è il mercato che ne fa più richiesta” racconta De Maio. Il 90 percento dei casi di malaria si verifica infatti sul suolo africano. “Il rischio rappresentato da questa contraffazione dovrebbe rappresentare uno stimolo. I Paesi hanno cambiato il protocollo terapeutico per la malaria, e per pagarsi i nuovi farmaci devono prendere i soldi essenzialmente dal Global Fund. Quest’ultimo però, può permettere al Paese di comprare solo prodotti che l’Oms abbia indicato da usare, cosa che per ora ha fatto per uno solo. Tutta la vicenda è dunque un invito all’Oms ad allargare le indicazioni ai farmaci generici, come ha fatto per gli antiretrovirali, cosa che gli si chiede ormai da mesi. Visto che sicuramente esiste una crisi della produzione e che ci sono ancora poche coltivazioni, permettiamo anche ad altri farmaci di qualità, che ci sono, di avere il bollino dell’Oms per andare sul mercato”. In questo modo scomparirebbe il vuoto che i farmaci contraffatti stanno cercando di riempire, a scapito di un milione di persone che muore di malaria ogni anno.
 

Valeria Confalonieri

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