18/11/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Attacco suicida in due moschee sciite al confine con l’Iran
“Il bilancio della strage di oggi potrebbe essere di oltre cento morti”. Lo ha dichiarato il capo del consiglio regionale della provincia di Diyala, commmentando il doppio attentato suicida che stamattina ha sventrato le due moschee sciite della città di Khanaqin, a nord-est di Baghdad, sul confine tra Iraq e Iran. Le vittime accertate dalla polizia, al momento, sono 54. Fonti sanitarie parlano anche di una sessantina di feriti.
  Auto in fiamme a Khanaqin
Kamikaze nelle moschee. Le due moschee erano affollate di fedeli per la preghiera del venerdì, i kamikaze si sono mescolati tra la folla e hanno fatto detonare le cinture esplosive provocando panico e morte tra la gente, e il crollo delle due moschee: la Grande Husseynia e la Piccola Husseynia. “Sono state devastate così gravemente - ha dichiarato Ibrahim Ahmed Bajalan, membro del consiglio provinciale - che molti corpi sono rimasti intrappolati nelle macerie: ci vorrà tempo per estrarli.” Mentre continuano i soccorsi attorno a quel che resta dei due mausolei, le forze di sicurezza irachene sono giunte sul luogo della strage e hanno imposto il coprifuoco per evitare ulteriori attacchi.
Khanaqin è una città che fa parte della regione curda, nel nord del paese, ma è abitata anche da una rilevante comunità sciita, la cui presenza risale all’inizio degli anni ’80, quando la zona fu pesantemente coinvolta nella guerra tra Iran e Iraq. Le due moschee erano frequentate sia da sciiti che da faylis, ovvero curdi di confessione sciita.
 
Soldati intenti nei soccorsi a BaghdadAl confine con l’Iran. Nella parte settentrionale del paese, controllata anche dalle milizie peshmerga curde, gli episodi di violenza settaria sono stati meno frequenti rispetto a quanto accaduto nella provincia di Bassora e nell’area attorno Baghdad. L’ultimo attacco contro i fedeli sciiti risale a inizio novembre a Musayyib, a sud della capitale, quando 30 persone sono rimaste uccise in un attentato nella moschea locale. Le esplosioni di oggi si inseriscono di certo nella scia degli attentati di matrice sunnita contro gli sciiti, attacchi che stanno diventando pempre più frequenti e gravi, mano a mano che si avvicinano le elezioni del 15 dicembre. Il fine degli attentatori sembra quello di gettare benzina sul fuoco delle contese settarie per fare fallire questa consultazione, per la quale curdi e sciiti stanno cercando, a differenza che in passato, di includere la componente sunnita nel processo politico.
  Il ministro dell'Interno Bayn Jabr
Autobombe anche a Baghdad. Sempre oggi a Baghdad, due attentatori suicidi hanno fatto saltare due autocarri carichi di esplosivo contro un albergo frequentato da giornalisti vicino alla sede del ministero dell’Interno. Le esplosioni non sono state abbastanza potenti da sfondare la struttura, hanno invece distrutto una palazzina civile lì accanto, uccidendo sei persone. La polizia ha sostenuto che l’hotel Hamra era l’obiettivo dell’attacco, ma nella stessa zona si trova anche il bunker sotto la sede del ministero dell’Interno, in cui cinque giorni fa le forze Usa hanno scoperto 173 detenuti sunniti, molti dei quali erano stati torturati. La scoperta ha infiammato gli animi dei sunniti e sollevato diversi commenti indignati, anche da parte degli Usa. Il ministro dell’Interno Bayn Jabr, un ex leader delle milizie sciite del Badr, ha tentato di minimizzare, ma è stato costretto ad aprire un'inchiesta. Il politico sunnita Saleh Mutlaq ha invece rincarato le accuse, sostenendo che i prigionieri sunniti torturati sarebbero oltre 1100. Domani al Cairo si terrà un incontro per la Riconciliazione Nazionale, che potrebbe spianare, almeno politicamente, la strada per la consultazione di metà novembre. Ma fino a che la gente, sunniti e sciiti, continuerà a vivere nella paura, una vera riconciliazione sarà impossibile.
 

Naoki Tomasini

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