“Il bilancio della strage di oggi
potrebbe essere di oltre cento morti”. Lo ha dichiarato il capo del consiglio
regionale della provincia di Diyala, commmentando il doppio attentato suicida
che stamattina ha sventrato le due moschee sciite della città di Khanaqin, a
nord-est di Baghdad, sul confine tra Iraq e Iran. Le vittime accertate dalla
polizia, al momento, sono 54. Fonti sanitarie parlano anche di una sessantina
di feriti.

Kamikaze
nelle moschee. Le due moschee erano affollate di fedeli per la preghiera
del venerdì, i kamikaze si sono mescolati tra la folla e hanno fatto detonare
le cinture esplosive provocando panico e morte tra la gente, e il crollo delle
due moschee: la Grande Husseynia e la Piccola Husseynia. “Sono
state devastate così gravemente - ha dichiarato Ibrahim Ahmed Bajalan, membro
del consiglio provinciale - che molti corpi sono rimasti intrappolati nelle
macerie: ci vorrà tempo per estrarli.” Mentre continuano i soccorsi attorno
a quel che resta dei due mausolei, le forze di sicurezza irachene sono giunte
sul luogo della strage e hanno imposto il coprifuoco per evitare ulteriori
attacchi.
Khanaqin è una città che fa parte
della regione curda, nel nord del paese, ma è abitata anche da una rilevante comunità
sciita, la cui presenza risale all’inizio degli anni ’80, quando la zona fu
pesantemente coinvolta nella guerra tra Iran e Iraq. Le due moschee erano
frequentate sia da sciiti che da faylis, ovvero curdi di confessione sciita.
Al
confine con l’Iran.
Nella parte settentrionale del paese, controllata anche
dalle milizie peshmerga curde, gli episodi di violenza settaria sono
stati meno
frequenti rispetto a quanto accaduto nella provincia di Bassora e
nell’area
attorno Baghdad. L’ultimo attacco contro i fedeli sciiti risale a
inizio novembre a Musayyib, a sud della capitale, quando 30 persone
sono rimaste uccise in un attentato nella moschea locale. Le esplosioni
di
oggi si inseriscono di certo nella scia degli attentati di matrice
sunnita
contro gli sciiti, attacchi che stanno diventando pempre più frequenti
e gravi,
mano a mano che si avvicinano le elezioni del 15 dicembre. Il fine
degli
attentatori sembra quello di gettare benzina sul fuoco delle contese
settarie
per fare fallire questa consultazione, per la quale curdi e sciiti
stanno cercando, a differenza che in passato, di includere la
componente sunnita nel
processo politico.

Autobombe
anche a Baghdad. Sempre oggi a Baghdad, due attentatori suicidi hanno fatto
saltare due autocarri carichi di esplosivo contro un albergo frequentato da
giornalisti vicino alla sede del ministero dell’Interno. Le esplosioni non sono
state abbastanza potenti da sfondare la struttura, hanno invece distrutto una
palazzina civile lì accanto, uccidendo sei persone. La polizia ha sostenuto che
l’hotel Hamra era l’obiettivo dell’attacco, ma nella stessa zona si trova anche
il bunker sotto la sede del ministero dell’Interno, in cui cinque giorni fa le
forze Usa hanno scoperto 173 detenuti sunniti, molti dei quali erano stati torturati.
La scoperta ha infiammato gli animi dei sunniti e sollevato diversi commenti
indignati, anche da parte degli Usa. Il ministro dell’Interno Bayn Jabr, un ex
leader delle milizie sciite del Badr, ha tentato di minimizzare, ma è stato
costretto ad aprire un'inchiesta. Il politico sunnita Saleh Mutlaq ha invece
rincarato le accuse, sostenendo che i prigionieri sunniti torturati sarebbero
oltre 1100. Domani al Cairo si terrà un incontro per la Riconciliazione
Nazionale, che potrebbe spianare, almeno politicamente, la strada per la
consultazione di metà novembre. Ma fino a che la gente, sunniti e sciiti,
continuerà a vivere nella paura, una vera riconciliazione sarà impossibile.