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I Simpson ora parlano anche l’arabo. Il
celebre cartone statunitense è sbarcato sugli schermi del Medio Oriente e così,
facendo zapping tra i canali arabi, non è difficile scontrarsi nel faccione di
Homer che per l’occasione si chiama Omar. La decisione di trasmettere il cartone
Usa in Medio Oriente è della tv satellitare Mbc che ha dovuto comunque
introdurre delle modifiche alla versione originale per non urtare la
sensibilità islamica e i precetti del Corano.
Shamshoon. Arrivano
gli Shamshoon. Per cominciare è stato il titolo che ha assunto un sapore
decisamente più orientale. Il figlioletto scapestrato Bart è diventato Badr e
Omar (Homer), sebbene mantenga la sua fisionomia, è costretto a rinunciare alla birra e agli hot dog che, per
la religione islamica, sono alimenti haram,
ovvero proibiti. Dimenticati alcool e
carne di maiale, Omar in versione mediorientale sorseggia soda, si sazia di
panini egiziani e si delizia il palato con i kahk, i biscotti tipici arabi. A dar voce ai personaggi della
famiglia Shamshoon hanno pensato alcuni attori egiziani, tra cui spicca il nome
di Mohamed Heneidy, il Robert de Niro del Medio Oriente.
L’era del satellite. L’emittente araba Mbc ha dato il via alle proiezioni del celebre cartone lo scorso
ottobre, proprio durante il periodo del Ramadan. Sembra che dietro all’analisi
di marketing che ha portato alla decisione di introdurre i Simpson nel mondo
arabo, ci sia un attento studio sociologico: più del 60 percento della
popolazione infatti è rappresentata da giovani ventenni che, con l’avvento
dell’era satellitare, sarebbero sempre più incuriositi dalle tendenze
occidentali. Sembra infatti che guardare programmi televisivi statunitensi, per
molti arabi, sia un modo per evadere dalla quotidianità. Insomma, che si tratti
di Oriente o di Occidente, pare che il denominatore sia comune: soddisfare le
aspettative dei telespettatori per fare audience. Che il marketing metta tutti
d’accordo? Non proprio. Non mancano infatti le reazioni di sdegno e di protesta
delle parti più conservatrici del mondo arabo, che trovano libero sfogo su
molti blog in internet, dove si condanna la scelta dell’importazione di un
cartone tipicamente occidentale. Si tratta del resto di una scelta
significativa, specialmente in un Paese come l’Arabia Saudita, da sempre
ancorato alle tradizioni e geloso dei propri costumi.
Il business si mescola alla
cultura. Quello
dei Simpson comunque non è il primo caso in cui la cultura in qualche modo si
piega alle esigenze del marketing. Due
anni fa infatti, per la gioia delle bambine mediorientali, è arrivata la
sorella musulmana della Barbie. Fulla, questo il nome della bambola islamica,
ha
subito soddisfatto le aspettative della casa di produzione siriana, che per far
fronte alle vendite ha dato il via ad una massiccia produzione. Fulla, a
differenza della spigliata Barbie bionda, ha gli occhi marroni, è coperta dal
chador ed ha con sé il tappeto su cui
inginocchiarsi per pregare Allah.