18/11/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Un villaggio dove israeliani e palestinesi convivono pacificamente
Scritto per noi da
Luca ferrari
 
A metà strada  tra Gerusalemme e Tel Aviv, in Palestina, su una collina della valle di Ayalon, sorge un villaggio un po’ speciale.  Si chiama Nevé Shalom–Wahat al Salam. Ha due nomi, uno ebraico e uno arabo, ed entrambi significano nelle due lingue ‘oasi di pace’. Il nome deriva dalla citazione biblica del libro di Isaiah (32:18) “Il mio popolo abiterà in un’Oasi di Pace”.
 
un manifesto disegnato dai bambini della scuola di Nevé Shalom–Wahat al SalamL’utopia fatta realtà. Fondato nel 1973 da padre Bruno Hassar, il villaggio nacque per dimostrare che religioni differenti possono convivere pacificamente, ognuna rispettando l’altra, e creando così i presupposti per la nascita di un comune percorso di pace. L’iniziativa acquisiva ancora più importanza in una zona così piena di conflitti e non poteva passare inosservata. Suscitando anche commenti negativi o veri e propri tentativi di sabotaggio. In passato, lo stesso stato israeliano aveva cercato di creare vicino a Nevé Shalom–Wahat al Salam una base militare dell’esercito. Il progetto fallì grazie al sostegno di alcune organizzazioni ambientali e allo sdegno mostrato dai cittadini israeliani abitanti nella vera Neve Shalom. Attualmente sono cinquanta le famiglie che vivono in questo villaggio: 25 ebree e 25 palestinesi.  Soprattutto all’inizio, dalla fondazione all’inizio degli anni Ottanta, molte famiglie se ne andarono perché la convivenza era più dura di quello che credevano. Ultimamente però il villaggio ha acquisito una grande stabilità, probabilmente anche perché le famiglie  hanno avuto figli, nati e cresciuti in questo clima di pace e tolleranza. C’è stata una crescita collettiva. Grazie ai bambini, che giocano insieme, il passo successivo è stata la socializzazione fra le madri e così via.
 
sara con alcune ragazze della scuola di paceUna cultura di pace. In questo villaggio c’è una scuola elementare e una scuola media aperte anche a bambini che non vivono a Nevé Shalom–Wahat al Salam. Vengono inoltre organizzate attività che stimolano la creatività dei piccoli, la loro abilità nelle arti visive, nella recitazione e vengo preparate piccole lezioni di mediazione culturale dove si simulano situazioni di conflitto che i piccoli imparano a mediare. Per gli adulti, nel 1979, è stata fondata la Scuola di Pace, nata con lo scopo di portare gli israeliani a dialogare con i palestinesi. I primi incontri si tenevano nel villaggio, ma successivamente è nata l’idea di diffondere il messaggio all’esterno: così si tengono workshop nelle università di Gerusalemme e Tel Aviv, aperti a tutti. Arrivano ragazzi anche dai Territori Occupati. Non sempre è facile. Due giorni sono pochi per cancellare almeno anni di odio, ma è un passo avanti accettare il confronto tra loro e che si rendano conto che almeno un’oasi di pace esiste per davvero, e non è neanche troppo lontana da casa loro. Tutti i lavori si svolgono in arabo ed ebraico, per sottolineare lo spirito di uguaglianza di questi incontri. I docenti della Scuola di Pace di Nevè Shalom–Wahat al Salam vanno anche all’estero (Kosovo e Irlanda del Nord ) per raccontare quello che è stato creato per ebrei e palestinesi. Il loro modello d’insegnamento viene rielaborato di continuo per trovare il giusto approccio alla singola situazione differente rispetto alla quale fanno mediazione.
 
sara con due amicheUna testimonianza. Sara Grassi, una ragazza italiana di 22 anni, tesista all’Università di Peace-Keeping di Firenze, dal 23 agosto al 22 novembre 2004, ha svolto il suo tirocinio nell’Oasi di Pace. “Facevo lavori di pulizia degli uffici, organizzazione delle sale quando c’erano degli incontri particolari e traducevo il sito del villaggio dall’inglese all’italiano. E’un lavoro che può sembrare marginale, ma se si pensa all’economia del villaggio che non riceve nessun tipo di finanziamento dallo stato, il mio lavoro di volontariato toglieva una grossa parte di spesa”, racconta la giovane di Novara. Sara parla di Nevé Shalom con l’esperienza di una veterana: “Sembra un po’ utopico. Molti israeliani e palestinesi ritengono che sia un’utopia, un’oasi nel deserto, un miraggio. Però nella realtà non lo è perché, nonostante ci siano difficoltà e i problemi che loro stesso ammettono, riescono comunque ad andare avanti, a trovare sempre una soluzione, ad imparare ad avere rispetto”.
Fuori da Nevé Shalom–Wahat al Salam la situazione è diversa e Sara racconta come “ho notato che i palestinesi sono considerati arabi, quando hanno una identità definita. E’come se a noi dicessero che siamo solo europei. Lo siamo, ma siamo italiani prima di tutto. Ho avuto anche la possibilità di conoscere ragazzi al di fuori del villaggio e ho notato che c’è una grande differenza: chi sta fuori ha un grande odio e rancore per quello che è stato fatto alla propria famiglia, quindi vede negli ebrei solo delle persone che uccidono, mentre nel villaggio nessuno è categorico”. Ma qual’è l’esperienza che ti ha colpito di più? “Una cosa molto toccante, e dalla quale ho preso anche il tema della mia tesi, è la storia di due ragazze: Noam e Ranin. Una ha 22 anni, l’altra 19. La prima è ebrea, la seconda palestinese. Sono cresciute insieme e si sentono sorelle. Mi raccontavano che per loro il villaggio è tutto. È l’unico posto dove si sentono a casa. Ranin un giorno mi disse: per me Noam è la vera pace. Questa è la dimostrazione che, crescendo in un clima differente, si può raggiungere un simile livello di fraternità con una persona che magari, se fosse stata in un altro contesto, non l’avrebbe nemmeno considerata”. 
Categoria: Diritti, Pace, Popoli
Luogo: Israele - Palestina
Articoli correlati:
21/11/2005 Una casa di passaggio: Nuova puntata del diario del medico in Tanzania, sulla realtà dell'orfanotrofio
06/11/2005 Prove di distensione: L’unificazione è lontana, ma le Coree andranno alle Olimpiadi insieme
31/10/2005 Anche i più duri cedono: Come l'Ira, nell'Ulster il gruppo paramilitare Lvf depone le armi
31/10/2005 Una breccia nel muro: Dopo mezzo secolo si apre il muro tra India e Pakistan
27/10/2005 La vittoria dei bananeros: L'accordo è stato raggiunto: avranno indennità e dignità
19/10/2005 La voce della società civile cecena: Le Ong cecene creano in Svizzera un Forum per la pace
12/07/2004 La rivincita delle donne: Vent’anni dopo la storica sentenza Bano, la condanna ufficiale del ‘triplo talaq’
06/07/2004 Cartellino rosso al razzismo: Una squadra di calcio palestinese in Italia per promuovere lo sport in 'libertà'
25/05/2004 L'hockey torna in Algeria: Dopo la guerra civile, torna l'el-Hadouh, un gioco millenario
28/04/2004 Il tramonto delle impunità: Sentenza esemplare per l'intero Paese
09/04/2004 Sekem, un altro mondo è possibile: Un misto fra un'azienda e un luogo, dove vivere è importante quanto lavorare
18/02/2004 Un calcio all'odio: Ruanda, a dieci anni dal genocidio hutu e tutsi giocano spalla a spalla
20/01/2004 Ricerche dell'altro mondo: Soluzioni facilmente realizzabili diminuiscono la mortalità dei bambini
08/01/2004 Un amore contro: Un prigioniero di guerra marocchino, dopo 24 anni, ritrova la libertà e l'amore
31/12/2003 Pace tra i ghiacci: Israeliani e Palestinesi, insieme in Antartide
17/12/2003 Pedalate contro la malaria: Si muovono in bicicletta portando aiuti e cure mediche
09/12/2003 La terra torna agli aborigeni: Ha vinto il legame fra tradizione e storia
02/12/2003 Lula aiuterà 60milioni di bambini: Stilato un piano di azione per sostenere i minori
Conflitto in quest'area: La scheda paese: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti: