18/11/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



A due settimane dalle elezioni in Iraq, le parti si incontrano al Cairo
Amr Moussa, segretario della Lega ArabaLunedì 14 novembre, al Samarra’i, ex ministro per l’Elettricità nel governo ad interim, quello insediato dagli Usa dopo la caduta di Saddam, ha annunciato che sette formazioni resistenti parteciperanno alla conferenza per la Riconciliazione Nazionale irachena organizzata dalla Lega Araba che si terrà al Cairo il prossimo 19 novembre.
L’incontro, in preparazione da mesi, nelle ultime settimane è stato al centro dell’agenda politica irachena e internazionale. Diversi politici, tra cui Kofi Annan, e Amr Mousa, segretario Generale della Lega Araba, proprio in vista del summit hanno visitato l’Iraq per la prima volta dalla caduta del regime.
Il 12 novembre al Samarra’i aveva dichiarato alla stampa che i gruppi da lui rappresentati, di cui non ha fatto i nomi,  sarebbero pronti a dialogare con gli Stati Uniti, per fermare le violenze nel paese. Rimangono invece contrari al dialogo con il governo iracheno, che li ha etichettati come terroristi.
 
Miliziani iracheniResistenza e terrorismo. La differenza tra resistenti e terroristi, per l’ex ministro, sta nel non prendere mai di mira i civili. "Il governo - ha detto - dovrebbe riconoscere come leggittimi rappresentanti degli iracheni le persone che con onore proteggono il loro paese".
L'ex ministro per l'Elettricità ha fornito un dato secondo cui gli attacchi messi a segno dai "veri" terroristi, quelli legati ad al Zarqawi, sarebbero solo il 5 percento del totale. Il restante 95 percento sarebbe opera della "resistenza".
 
Le condizioni. Le condizioni per il dialogo sono le stesse già rifiutate in passato: liberazione dei detenuti, ritiro delle forze straniere dalle città e una tabella di marcia per il ritiro completo dal Paese. Al di là delle condizioni però, tutto lascia pensare che con le loro visite in Iraq, Kofi Annan e Condoleeza Rice abbiano chiesto alle parti di accettare la presenza della cosiddetta resistenza nel processo di riconciliazione. Usa e Nazioni Unite hanno estremo bisogno di progressi politici concreti, che diano alle elezioni di metà dicembre maggior legittimità delle consultazioni precedenti. Lunedì 14 novembre, al Samarra’i ha annunciato che le sette formazioni resistenti, che non ha mai voluto nominare, parteciperanno alla conferenza del Cairo.
 
I timori di sciiti e curdi. La conferenza sarà un’importante tappa di avvicinamento alle elezioni parlamentari del 15 dicembre. Dopo la mediazione del segretario della Lega Araba - giunto in Iraq il 24 ottobre - Sciiti e curdi hanno assicurato la loro partecipazione. Ma hanno anche espresso diffidenza verso la Lega, vista come un corpo diplomatico inefficace, più interessato alla stabilità regionale che allo sviluppo delle istituzioni dei paesi membri.
La Lega Araba infatti, rappresenta soprattutto la componente sunnita, largamente maggioritaria nei paesi della ummah, la comunità islamica internazionale. Considera gli sciiti nell’orbita dell’Iran, e vede i curdi, che non sono arabi in senso stretto, con scarso interesse.
La partecipazione degli sciiti è stata ottenuta dopo un incontro tra Amr Musa e l’autorevole Ayatollah Sistani, a Najaf. Il religioso ha dato la sua aprovazione alla conferenza, pur sottolineando l’inaccettabilità delle ingerenze straniere nella politica interna. "Gli iracheni - ha dichiarato - devono scegliere da sé il proprio destino".
Sul fronte curdo, la visita del segretario della Lega Araba nel nord del Paese è stata accompagnata da diverse dichiarazioni concilianti. Il 22 ottobre il quotidiano del Kurdistan Democratic Party, la formazione di Masud Bazani, scriveva: "anche se i curdi non si considereranno mai parte della Nazione Araba, riconoscono che la popolazione araba dell’Iraq ne fa parte".
 
Ibrahim al Jaafari, Primo Ministro irachenoLe condizioni dei sunniti. Da questo punto di vista la conferenza potrebbe essere una chance per appianare diverse questioni rimaste irrisolte a svantaggio della componente sunnita, minoritaria nel Paese. Aggiustamenti politici che semplificherebbero il processo di voto del 15 dicembre, evitando il boicottaggio sunnita e, forse, anche molte carneficine.
L’11 novembre, al termine di un colloquio col Segretario di Stato Usa Condoleeza Rice, il primo Ministro iracheno al Jaafari ha negato la partecipazione alla conferenza degli ex componenti del partito Baath.
E se il vice presidente Ghazi al Yawar ha apprezzato l’idea della conferenza, il segretario del Partito sunnita Iraqi Nation, Mithal al Alusi, ha denunciato che "il vero obiettivo dell’incontro è quello di acuire lo sconto settario nel Paese e fare fallire il processo politico."
Il Partito Islamico e all’Associazione degli Studenti Islamici, invece, hanno vincolato la propria presenza a quella degli esponenti della "resistenza nazionale". "Siamo contrari al terrorismo e lo consideriamo un crimine in tutte le sue forme. Dobbiamo comprendere la differenza tra legittima resistanza irachena e terrorismo", ha dettoBashir al Faydi, dirigente degli sudenti.
Il segretario della Lega Araba Musa ha cercato di chiudere il cerchio: "la Lega Araba è la vostra rete di sicurezza", ha detto cercando da un lato di rassicurare tutte le fazioni. Ma poi ha glissato sul vero nodo, quello della "resistenza", invitando alla partecipazione "tutti i partiti tranne quelli che non vogliono prendere parte al processo politico".

Naoki Tomasini

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