
Lunedì 14 novembre, al Samarra’i, ex ministro per l’Elettricità nel governo
ad interim, quello insediato dagli Usa dopo la caduta di Saddam, ha annunciato
che sette formazioni
resistenti parteciperanno alla conferenza per la
Riconciliazione Nazionale irachena organizzata dalla Lega Araba che si terrà al
Cairo il prossimo 19 novembre.
L’incontro, in preparazione da mesi, nelle ultime
settimane è stato al centro dell’agenda politica irachena e
internazionale. Diversi politici, tra cui Kofi Annan, e Amr Mousa,
segretario
Generale della Lega Araba, proprio in vista del summit hanno visitato
l’Iraq per la prima volta dalla caduta del regime.
Il 12 novembre al Samarra’i aveva dichiarato alla stampa che
i gruppi da lui rappresentati, di cui non ha fatto i nomi, sarebbero pronti a dialogare con gli Stati Uniti,
per fermare le violenze nel paese. Rimangono invece contrari al dialogo con il
governo iracheno, che li ha etichettati come terroristi.
Resistenza e terrorismo. La
differenza tra resistenti e terroristi, per l’ex ministro, sta nel non
prendere mai di mira i civili. "Il governo - ha detto - dovrebbe
riconoscere
come leggittimi
rappresentanti degli iracheni le persone che con onore proteggono il loro paese".
L'ex ministro per l'Elettricità ha fornito un dato secondo cui gli
attacchi messi a segno dai "veri" terroristi, quelli legati ad al Zarqawi,
sarebbero solo il 5 percento del totale. Il restante 95 percento sarebbe opera
della "resistenza".
Le condizioni. Le condizioni per il dialogo sono le stesse già rifiutate
in passato: liberazione dei detenuti, ritiro delle forze straniere dalle città
e una tabella di marcia per il ritiro completo dal Paese. Al di là delle
condizioni però, tutto lascia pensare che con le loro visite in Iraq, Kofi
Annan e Condoleeza Rice abbiano chiesto alle parti di accettare la presenza
della cosiddetta resistenza nel processo di riconciliazione. Usa e Nazioni
Unite hanno estremo bisogno di progressi politici concreti, che diano alle
elezioni di metà dicembre maggior legittimità delle consultazioni precedenti.
Lunedì 14 novembre, al Samarra’i ha annunciato che le sette formazioni
resistenti, che non ha mai voluto nominare, parteciperanno alla conferenza del
Cairo.
I timori di sciiti e
curdi. La conferenza sarà un’importante tappa di avvicinamento alle elezioni
parlamentari del 15 dicembre. Dopo la mediazione del segretario della Lega Araba
-
giunto in Iraq il 24 ottobre - Sciiti e curdi hanno assicurato la loro partecipazione.
Ma hanno
anche
espresso diffidenza verso la Lega, vista come un corpo
diplomatico inefficace, più interessato alla stabilità regionale che allo
sviluppo delle istituzioni dei paesi membri.
La Lega Araba infatti, rappresenta
soprattutto la componente sunnita, largamente maggioritaria nei paesi della
ummah, la comunità islamica internazionale. Considera gli sciiti nell’orbita
dell’Iran, e vede i curdi, che non sono arabi in senso stretto, con scarso
interesse.
La partecipazione degli
sciiti è stata ottenuta dopo un incontro tra Amr Musa e l’autorevole Ayatollah
Sistani,
a Najaf. Il religioso ha dato la sua aprovazione alla conferenza, pur
sottolineando l’inaccettabilità delle ingerenze straniere nella politica
interna. "Gli iracheni - ha dichiarato - devono scegliere da sé il proprio
destino".
Sul fronte curdo, la visita del segretario della Lega Araba nel nord
del Paese è stata accompagnata da diverse dichiarazioni concilianti. Il 22
ottobre il quotidiano del Kurdistan Democratic Party, la formazione di Masud
Bazani, scriveva: "anche se i curdi non si considereranno mai parte della
Nazione Araba, riconoscono che la popolazione araba
dell’Iraq ne fa parte".
Le condizioni dei
sunniti. Da questo punto di vista la conferenza potrebbe essere una chance
per appianare diverse questioni rimaste irrisolte a svantaggio della componente
sunnita, minoritaria nel Paese. Aggiustamenti politici che semplificherebbero
il processo di voto del 15 dicembre, evitando il boicottaggio sunnita e, forse,
anche molte carneficine.
L’11 novembre, al termine di un colloquio col Segretario
di Stato Usa Condoleeza Rice, il primo Ministro iracheno al Jaafari ha negato
la partecipazione
alla conferenza degli ex componenti del partito Baath.
E se il vice presidente Ghazi al Yawar ha apprezzato l’idea della
conferenza, il segretario del Partito sunnita Iraqi Nation, Mithal al Alusi, ha
denunciato che "il vero obiettivo dell’incontro è quello di acuire lo sconto
settario nel Paese e fare fallire il processo politico."
Il Partito
Islamico e all’Associazione degli Studenti Islamici, invece, hanno vincolato la
propria presenza a quella degli esponenti della "resistenza nazionale". "Siamo
contrari al terrorismo
e lo consideriamo un crimine in tutte le sue forme. Dobbiamo
comprendere la differenza tra legittima resistanza irachena e
terrorismo", ha dettoBashir
al Faydi, dirigente degli sudenti.
Il segretario della Lega Araba Musa ha cercato di chiudere il cerchio:
"la Lega Araba è la vostra rete di
sicurezza", ha detto cercando da un lato di rassicurare tutte le
fazioni. Ma poi ha glissato sul vero nodo, quello della "resistenza",
invitando alla
partecipazione "tutti i partiti tranne quelli che non vogliono prendere
parte
al processo politico".