scritto per noi da
Matteo Colombi

Nonostante la crisi di fiducia sia nella stampa che nel governo riguardo alla
credibilità delle ragioni inoltrate per motivare la guerra all’Iraq, e alcuni
leggeri
mea culpa proferiti dal New York Times per gli ‘errori’ di fatto e di comportamento nel
reportage legato a questa avventura militare; la stampa nazionale continua a evitare
le molte verità da raccogliere. Succede regolarmente che quello che viene stampato
in Inghilterra o in Italia riemerga negli Usa solo in
samizdat elettronici o in manifestazioni di verità organizzate dal basso. Questa stessa
dinamica poi permette alle maggiori testate di ignorare il più delle volte le
notizie che vengono a galla, e di negare la validità delle notizie date da queste
fonti marginali quando tendono a percolare in circuiti più ampi, contestandone
l’autorevolezza, piuttosto che i contenuti.
Paradossalmente, nonostante le molte difficoltà nell’ottenere informazioni corrette,
molti elementi informativi sono addirittura basati su documenti generati dalle
burocrazie dello Stato americano, o da altri enti autorevoli. La presunzione di
mantenere una verità per il pubblico e una per i burocrati si basa sulla presunzione
di un controllo elevato sui mass media e di una segregazione delle utenze. Tale
presunzione è fondata su strategie di informazione/disinformazione e una continuata
collusione tra elite settoriali, probabilmente sospinta da una certa adesione
a certe nozioni della politica estera come ‘spazio protetto’ da parte di chi fa
il giornalista, e da parte di chi fa l’editore.

A Washington la collusione tra giornalisti e Casa Bianca, così come la produzione
da parte del governo di ‘reportage’ smistati simulandone un origine privata e
libera, è ormai documentata da investigazioni pubbliche, essendo scaduta nell’illegalità.
La tecnica di controllare l’informazione proveniente dal campo di guerra è poi
legata a due strategie, l’espulsione dal campo di giornalisti indipendenti e la
supervisione tramite ‘embedding’ dei giornalisti legati alle grandi testate americane
e straniere.
Anche quando questo meccanismo si rompe, il cumulo di connivenze e bugie e disinformazione
dell’altroieri limita la capacità di fare giornalismo libero oggi. E’ una questione
di complicità e compartecipazione della stampa di massa nel confezionare sia l’isteria
che ha preceduto la guerra, nonché l’accettazione di certe ‘verità’ durante il
suo proseguimento. Fra tutte, la questione più intangibile riguarda la crisi umanitaria
e la vittimizzazione della popolazione civile in Iraq come in Afghanistan. L’impressione
è che siano solo le autobomba a mietere vittime; e ogni operazione americana risulti
solo in decine o centinaia di morti di ‘nemici combattenti’. In una guerra ‘umanitaria’
fatta per salvare gli iracheni, non si accenna mai alla massiccia violenza sui
civili.

Da giorni seguo il percolare del reportage di Rainews24 sull’assalto a Falluja
e sull’uso di armi incendiarie nella presa della citta’. Il fosforo bianco usato
come arma convenzionale nel novembre del 2004 è rimbalzato sul sito della Bbc,
e sulla prima pagina del sito de El Pais, ma langue in reconditi spazi nella stampa
americana. A Democracy Now ha risposto addirittura un portavoce dell’esercito
americano in Iraq, per rettificare ed essenzialmente ammettere l’uso come arma
a Falluja nel Novembre 2004. Eppure la notizia è rimasta lì. Presso Commondreams.org,
e sulla blogosfera, le notizie sono state riprese, perlopiù seguendo la scia della
stampa britannica, nonché scovando ammissioni nella stampa specialistica americana.
Ma sulla stampa di massa, sulla Cnn, sul New York Times o il Washington Post
emergono solo laconici commenti tratti dalle agenzie stampa, che si sono sentite
in obbligo di riferire che il governo ha ammesso alla Bbc l’uso come arma dell’agente
chimico incendiario contro il nemico, dopo aver negato per più di un anno tale
uso.

Imperdibile gioiello, in questo paese di avvocati al servizio dei macellai, è
il continuo rammentare che il fosforo bianco rimane comunque ‘legale’ in base
agli obblighi statunitensi. Nessun tentativo nel accertare la validità del materiale
proposto da Rainews24 o della posizione, cangiante, del Pentagono sono state fatte.
Semplicemente la storia langue, prima ignorata e ora marginalizzata. Qui in America,
la sanitizzazione della guerra permane; la sua moralità non va messa in dubbio.
Rimane l’immagine sempre più sporca, e ipocrita, che l’America e i suoi alleati
danno di sé al mondo. Sarebbe bene che gli stessi Italiani ne prendessero atto,
come nazione. Che significa condannare i recenti fatti di terrorismo ad Amman,
se poi i nostri politici tacciono e schierano soldati a fianco di chi ha preso
Falluja e traballa in Iraq con così tanta brutalità e inettitudine al contempo?