
Il nuovo governo polacco di Kazimierz Marcinkiewicz non ha perso tempo per dimostrare
di voler essere un valido alleato degli Stati Uniti. Ricevuta la fiducia del Parlamento
la settimana scorsa, qualche giorno dopo il neo primo ministro ha annunciato l’intenzione
di far diventare la Polonia il principale partner europeo di Washington nell’installazione
del controverso programma “son of Star Wars”, lo
scudo virtuale che gli Stati Uniti programmano di costruire per intercettare eventuali missili
lanciati contro il proprio territorio dai cosiddetti “stati canaglia”. Se i progetti
andranno a buon fine, in Polonia verranno dislocati radar, missili intercettatori
e basi sotterranee che doterebbero il Paese di un impianto di difesa missilistica
secondo solo a quello presente negli Stati Uniti.
Un governo fedele. “E’ una questione importante per la Polonia, relativa alla nostra sicurezza
e alla nostra cooperazione con un alleato importante”, ha detto lunedì Marcinkiewicz.
E per Varsavia, che già negli ultimi anni si era dimostrata uno degli alleati
europei più fedeli di Washington (viene dopo Gran Bretagna e Italia per numero
di soldati in Iraq ed è stata inclusa nella “nuova Europa” nella visione del segretario
alla Difesa Donald Rumsfeld), il nuovo governo non porterà di certo a un distacco
dagli Stati Uniti, anzi. Il partito Legge e Giustizia dei gemelli Kaczynski (Jaroslaw
è il capo del movimento che ha vinto le elezioni e il vero uomo forte dietro il
governo, Lech è appena diventato presidente della repubblica), fortemente conservatore,
non ha mai fatto mistero del suo appoggio agli Usa. Ora vuole aprire un dibattito
pubblico sui piani missilistici, ma nell’ultimo anno uomini del Pentagono – anche
se il governo precedente aveva detto di non volere i missili – hanno già ispezionato
il sud montagnoso del Paese per scegliere i posti più adatti per le installazioni.
Prima volta in Europa. “E’ da anni che gli Usa stanno sondando le disponibilità europee per ospitare
le infrastrutture anti-missile”, spiega Jeremiah Gertler, un esperto di difesa
missilistica al Center for Strategic and International Studies di Washington.
“Più che contro una minaccia in particolare, gli Stati Uniti vogliono dotarsi
di un sistema di difesa preventivo: l’idea è quella di impedire che un attacco
succeda, non di reagire dopo un attacco subito”. Al momento, tra l’altro, si stima
che solo Cina e Russia, forse la Corea del Nord, dispongano di missili a gittata
tale da raggiungere gli Usa. “L’iniziativa della Polonia potrebbe portare alla
prima installazione di missili di questo tipo sul territorio europeo”, conclude
Gertler. Altri studi di fattibilità già portati avanti riguardano aree nell’Inghilterra
settentrionale e in Groenlandia.
Guerre stellari da vent’anni. L’originale Iniziativa di Difesa Strategica (Sdi), proposta dall’amministrazione
Reagan nei primi anni Ottanta e meglio conosciuta in seguito come schema “Guerre
stellari”, puntava a dotare gli Usa di un ambizioso scudo missilistico con l’obiettivo
di parare un attacco nucleare dell’Unione Sovietica, grazie a dei raggi laser
sparati da sottomarini in punti strategici. Mai messo completamente in pratica
nonostante le centinaia di miliardi di dollari investite, lo Sdi per alcuni analisti
ha accelerato la dissoluzione dell’Urss, costretta a rincorrere gli Usa lungo
un sentiero troppo costoso per le finanze disastrate di Mosca. Oggi, caduta la
minaccia sovietica, il programma (appunto) “figlio di Guerre stellari” è una specie
di Sdi su scala ridotta, molto meno costoso e più facilmente realizzabile: dall’anno
della sua ideazione, nel 1993, si calcola siano stati investiti tra i 50 e i 100
miliardi di dollari, e le spese vanno avanti al ritmo di 7 miliardi di dollari
all’anno.