17/11/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



La Polonia si candida a ospitare la difesa missilistica made in Usa
Il nuovo primo ministro polacco, Kazimierz MarcinkiewiczIl nuovo governo polacco di Kazimierz Marcinkiewicz non ha perso tempo per dimostrare di voler essere un valido alleato degli Stati Uniti. Ricevuta la fiducia del Parlamento la settimana scorsa, qualche giorno dopo il neo primo ministro ha annunciato l’intenzione di far diventare la Polonia il principale partner europeo di Washington nell’installazione del controverso programma “son of Star Wars”, lo scudo virtuale che gli Stati Uniti programmano di costruire per intercettare eventuali missili lanciati contro il proprio territorio dai cosiddetti “stati canaglia”. Se i progetti andranno a buon fine, in Polonia verranno dislocati radar, missili intercettatori e basi sotterranee che doterebbero il Paese di un impianto di difesa missilistica secondo solo a quello presente negli Stati Uniti.
 
Un governo fedele. “E’ una questione importante per la Polonia, relativa alla nostra sicurezza e alla nostra cooperazione con un alleato importante”, ha detto lunedì Marcinkiewicz. E per Varsavia, che già negli ultimi anni si era dimostrata uno degli alleati europei più fedeli di Washington (viene dopo Gran Bretagna e Italia per numero di soldati in Iraq ed è stata inclusa nella “nuova Europa” nella visione del segretario alla Difesa Donald Rumsfeld), il nuovo governo non porterà di certo a un distacco dagli Stati Uniti, anzi. Il partito Legge e Giustizia dei gemelli Kaczynski (Jaroslaw è il capo del movimento che ha vinto le elezioni e il vero uomo forte dietro il governo, Lech è appena diventato presidente della repubblica), fortemente conservatore, non ha mai fatto mistero del suo appoggio agli Usa. Ora vuole aprire un dibattito pubblico sui piani missilistici, ma nell’ultimo anno uomini del Pentagono – anche se il governo precedente aveva detto di non volere i missili – hanno già ispezionato il sud montagnoso del Paese per scegliere i posti più adatti per le installazioni.
 
Una famosa copertina di Time del 1983: il programma "Guerre stellari" scatenò un vasto dibattito negli UsaPrima volta in Europa. “E’ da anni che gli Usa stanno sondando le disponibilità europee per ospitare le infrastrutture anti-missile”, spiega Jeremiah Gertler, un esperto di difesa missilistica al Center for Strategic and International Studies di Washington. “Più che contro una minaccia in particolare, gli Stati Uniti vogliono dotarsi di un sistema di difesa preventivo: l’idea è quella di impedire che un attacco succeda, non di reagire dopo un attacco subito”. Al momento, tra l’altro, si stima che solo Cina e Russia, forse la Corea del Nord, dispongano di missili a gittata tale da raggiungere gli Usa. “L’iniziativa della Polonia potrebbe portare alla prima installazione di missili di questo tipo sul territorio europeo”, conclude Gertler. Altri studi di fattibilità già portati avanti riguardano aree nell’Inghilterra settentrionale e in Groenlandia.
 
Guerre stellari da vent’anni. L’originale Iniziativa di Difesa Strategica (Sdi), proposta dall’amministrazione Reagan nei primi anni Ottanta e meglio conosciuta in seguito come schema “Guerre stellari”, puntava a dotare gli Usa di un ambizioso scudo missilistico con l’obiettivo di parare un attacco nucleare dell’Unione Sovietica, grazie a dei raggi laser sparati da sottomarini in punti strategici. Mai messo completamente in pratica nonostante le centinaia di miliardi di dollari investite, lo Sdi per alcuni analisti ha accelerato la dissoluzione dell’Urss, costretta a rincorrere gli Usa lungo un sentiero troppo costoso per le finanze disastrate di Mosca. Oggi, caduta la minaccia sovietica, il programma (appunto) “figlio di Guerre stellari” è una specie di Sdi su scala ridotta, molto meno costoso e più facilmente realizzabile: dall’anno della sua ideazione, nel 1993, si calcola siano stati investiti tra i 50 e i 100 miliardi di dollari, e le spese vanno avanti al ritmo di 7 miliardi di dollari all’anno.

Alessandro Ursic

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