16/11/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



La storia di 49 piccoli guerrieri rilasciati dai guerriglieri Tamil

Da ottobre e per almeno tre mesi vivranno in un centro di accoglienza, gestito da Unicef e dall’Organizzazione per la Riabilitazione dei Tamil locale, dove riceveranno le prime cure. In seguito, l’organizzazione umanitaria Save The Children si occuperà di riportarli alle famiglie e a un’infanzia normale. Conosciamo i bambini attraverso le parole di Sarah Epstein, inviata dell’Unicef nel Paese.

Quanti sono i bambini e di che età sono?

Sono 49, 27 bambine e 22 bambini. I più giovani hanno 12 anni, i più grandi 17.

Quanto tempo sono rimasti tra i guerriglieri Tamil?

Dai due mesi ai tre anni.

Com’era la loro vita prima di essere reclutati?

Ogni storia è diversa. La maggior parte dei bambini, però, viveva in condizioni di povertà e doveva far fronte a difficoltà famigliari. Molti erano maltrattati da parte dai genitori. Alcuni padri avevano problemi con l’alcool. Molti di loro erano fragili, insicuri. Si sentivano in colpa per le percosse subite.

Com’era la loro vita durante e dopo il reclutamento?

Appena reclutati alcuni bambini erano contenti di non dover più affrontare i problemi di casa. Era come una fuga dalle difficoltà del loro ambiente famigliare. Durante il periodo coi guerriglieri la maggior parte di loro ha avuto problemi fisici, conseguenze del loro addestramento militare. Ma anche psicologici: avevano nostalgia di casa. Se un bambino chiedeva di tornare in famiglia, gli veniva ordinato di cucinare e fare lavori pesanti.

Com’è il centro di transito?

L’atmosfera è amichevole. Tutti i bambini adesso stanno meglio.

Quali problemi emotivi avevano quando sono arrivati nel centro?

Si sentivano tristi e rassegnati, senza speranza. Soffrivano di irritabilità e ostilità, si arrabbiavano per ogni piccola cosa. E poi facevano incubi orribili su quello che avevano vissuto e subito.

Quali sono le loro condizioni di salute?

I loro problemi di salute sono numerosi e non dipendono dalla regione di provenienza, ovvero il nord o l’est dello Sri Lanka (dove ci sono le basi dei guerriglieri Tamil). Nel centro vengono curati nel miglior modo possibile. Hanno asma, disturbi della tiroide, scompensi del ciclo mestruale nelle ragazze, dolori diffusi nelle braccia, nelle gambe e nel petto, problemi ai denti, vista e udito. Riguardo alle ferite psicologiche, alcuni ragazzi hanno subito shock o vissuto eventi terribili. Per esempio, un bambino ha assistito all’uccisione dei suoi genitori in un combattimento in Killinochchi. Un altro ha visto il corpo di sua cugina dopo che era stata stuprata. Queste esperienze terrificanti gli hanno causato disordini da stress post traumatico.

Come convivono con questi ricordi?

Alcuni bambini hanno incubi legati a questi momenti tragici. Sono afflitti e agitati. Altri soffrono di ansia, attacchi di aggressività, difficoltà di concentrazione. Bisogna ripetergli più volte le cose affinché possano capirle e ricordarle. Alcuni sono tristi, altri felici. Alcuni sono attivi, altri passivi.

Hanno fatto amicizia tra loro?

C'è chi ha trovato qualche amico nel centro di transito. Così hanno un sostegno e possono condividere le loro esperienze. La maggior parte ha uno o due amici. Altri, invece, non hanno fatto amicizia.

Com’è una loro giornata nel centro di transito?

E’ occupata da diverse attività ed esercizi fisici: studio, giochi, lettura, proiezioni di film, programmi di musica, teatro, attività psico-sociali e di gruppo.

Vogliono tornare a casa?

La maggior parte di loro si. Due ragazzi però non hanno più i genitori e non possono farlo. L’Unicef e Save the Children stanno lavorando per trovare alternative: una nuova famiglia o la garanzia di avere qualcuno che li curi una volta tornati a casa.

Come immaginano il loro futuro?

Vorrebbero diventare insegnanti o completare gli studi. Spesso chiedono consigli su cosa fare.

Categoria: Bambini, Guerra
Luogo: Sri Lanka