17/11/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Fujimori è in Cile, in manette. Ma il Perù ne chiede l'estradizione: 'Dev'essere processato qui!'
scritto per noi da
Cristiano Morsolin*
 
FujimoriPensava di ritornare impunemente in Perù per lanciare la sua campagna presidenziale in vista delle elezioni del 9 aprile 2006. Ma l’hanno arrestato a Santiago del Cile. L’ex dittatore, Alberto Fujimori, nonostante il suo passato, è sostenuto da un movimento politico, “Si cumple”, che sembra godere del 30 percento dei consensi. Ma sono in tanti a pretenderne l’estradizione e a volerlo sul banco degli imputati.
 
Perché vuol tornare. Approfittando del malgoverno dell’attuale presidente Toledo, caratterizzatosi per scandali e corruzione e per aver calpestato le speranze di democrazia di un paese che ha sofferto 20 anni di violenza politica (1980-2000), il samurai “el chino” ha lasciato Tokio, dove si era rifugiato 5 anni fa. L’obiettivo: ricandidarsi in Perù,  difendersi da quella persecuzione politica di cui si sente vittima e sfidare la Corte Suprema che nel 2003 lo aveva condannato all’interdizione dei pubblici uffici per 10 anni. Non solo. Ad attenderlo ci sono niente meno che 22 processi per violazione dei diritti umani e crimini di lesa umanità che potrebbero costargli ben 225 anni di prigione. In ogni causa pendente, viene considerato l’autore intellettuale dei massacri di Barrios Altos e dell’Università de “La Cantuta” commessi a Lima nel 1991 e1992 dallo squadrone della morte “La Colina”, che ha assassinato 25 persone. Inoltre è accusato di associazione a delinquere e peculato, e di aver consegnato 15 milioni di dollari al suo braccio destro, capo dei servizi segreti, Vladimiro Montesinos (oggi in carcere in Perù), che sono serviti per corrompere politici, giornalisti e imprenditori. Non ultime sono le accuse per la campagna di sterilizzazione forzata, messa in atto nelle zone rurali e indigene, che coinvolsero oltre un milione di donne. A documentarlo c’è il rapporto della Commissione della Verità e Riconciliazione CVR.
 
MontesinosIl passato. Fujimori ha vinto le elezioni per la Presidenza il 10 giugno 1990 quando ha sconfitto con il 56.5 percento dei voti lo scrittore Mario Vargas Llosa. Nel 1992 ha sciolto il Parlamento Nazionale con l’appoggio delle forze armate, che hanno sostenuto la sua strategica politica di lotta frontale contro i gruppi guerriglieri Sendero Luminoso e Movimento Rivoluzionario Tupac Amaru (Mrta). Annichilendo la popolazione civile con la scusa della repressione della guerriglia, Fujimori è stato rieletto il 9 aprile 1995 con il 64,4 percento e ha forzato una riforma costituzionale per vincere di nuovo le elezioni presidenziali del 2000.
Negli anni ’90 Fujimori, con il sostegno aperto e coperto degli Usa, attiva una feroce repressione che isola i movimenti della sovversione armata e li piega. Il risultato: migliaia i morti e altrettanti i desaparecidos. La repressione si estende a tutte le organizzazioni sociali democratiche e popolari. Particolarmente acute le azioni repressive verso la popolazione delle zone rurali e contadine, dove si concentrava la guerriglia. Parallelamente, con il denaro delle privatizzazioni (parte dei pacchetti di aggiustamento strutturale imposti dal Fmi e Banca Mondiale), il “chino" fomenta il clientelismo e allo stesso tempo realizza opere di infrastruttura pubblica, costruisce scuole e ambulatori medici, con cui guadagna una insospettata popolarità nei settori più poveri, privi di coscienza politica e sociale. Col suo populismo apre il passo alla sua rielezione nel 1995. Smantella la partecipazione statale nell'economia e spinge verso la flessibilità del lavoro, disarticolando il potere delle organizzazioni sindacali.
La perversione delle istituzioni dello Stato sotto il governo Fujimori-Montesinos diventa quotidianità fino alla seconda elezione fraudolenta del 2000. Nel frattempo Montesinos, entusiasmato dal business del traffico di armi, incorre in un eccesso e “cade in disgrazia”, tanto che anche i nordamericani decidono di non sopportarlo un giorno in più. Utilizzando aerei dell’esercito di stato carica migliaia di fucili mitragliatori destinati alla Giordania, che però lascia cadere in territorio controllato dalla guerriglia colombiana, in cambio di alcuni milioni di dollari. Il sistema di corruzione pubblica è ormai evidente e quindi ingombrante, tanto che la Cia interviene e pensa a un ricambio politico. La rivelazione al pubblico dei suoi loschi traffici tramite la messa in onda di video che mostrano corruzioni di ogni tipo (conosciuti in Perù come “vladivideos”) fa il resto. Fujimori rinuncia alla presidenza nel novembre 2000 e si rifugia in Giappone, suo paese d’origine. E gli Stati Uniti orchestrano l’elezione di un altro uomo chiave, anch’egli formato negli Usa, funzionario della Banca Mondiale, soprannominato “el cholo” per le sue origine indigene: Alejandro Toledo, che verrà infatti eletto nuovo presidente dal 2001.
 
guerriglieriMa il Perú non resta a guardare. La società civile, le varie associazioni in difesa dei diritti umani e in particolare i familiari delle vittime dei massacri di Cantuta e Barrios Altos sollecitano, ora più che mai, l’estradizione di Fujimori . Gloria Cano, avvocato dell’Asociacion Pro Derechos Humano (Aprodeh), storico organismo che ha fondato la Coordinadora Nacional de Derechos Humanos (Cnddh) di Lima, patrocinatore dei familiari e parte civile nel processo penale contro Fujimori, sottolinea che “dobbiamo essere esigenti e rimanere vigili affinché le autorità cilene compiano i loro doveri internazionali. I delitti di lesa umanità imputati a Fujimori sono imprescrivibili e di giurisdizione universale. Le vittime hanno diritto a verità e giustizia”.
 
FujimoriReazioni internazionali. Amnesty International, il Centro di Giustizia e Diritto Internazionale (Cejil) ) di Washington, la Comision Andina de Juristas, l’Agrupación de Familiares de Detenidos Desaparecidos (Afdd) e la Corporación de Promoción y Defensa de los Derechos del Pueblo (Codepu) ) di Santiago del Cile sono intervenuti, garantendo il loro totale appoggio alle vittime peruviane.
“Il processo a Alberto Fujimori – spiega Sidiki Kaba, presidente della Federazione Internazionale dei diritti Umani (Fidh), raggiunta a Parigi - contribuisce a consolidare lo stato di diritto in Perù e costituisce un passo importante verso il superamento dell’impunità. Confidiamo nelle autorità cilene, sperando che rispettino lo spirito della Carta Democratica Interamericana, la quale riafferma come la promozione e la protezione dei diritti umani è condizione fondamentale per l’esistenza di una società democratica. Come Fidh – aggiunge - ci rivolgiamo al Presidente del Cile Lagos affinché consegni Fujimori al Perù. Il principio è lo stesso che ha spinto il Cile a chiedere alla Gran Bretagna la consegna di Pinochet, affinché sia giudicato dai tribunali cileni. Solo così, la giustizia nel mondo avanzerà”.
Categoria: Diritti, Politica
Luogo: Perù
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