Fujimori è in Cile, in manette. Ma il Perù ne chiede l'estradizione: 'Dev'essere processato qui!'
scritto per noi da
Cristiano Morsolin*

Pensava di
ritornare impunemente in Perù per lanciare la sua campagna
presidenziale in vista delle elezioni del 9 aprile 2006. Ma l’hanno arrestato
a
Santiago del Cile. L’ex dittatore, Alberto Fujimori, nonostante
il suo passato, è sostenuto da un movimento politico, “
Si cumple”, che
sembra godere del 30 percento dei consensi. Ma sono in tanti a pretenderne l’estradizione
e a volerlo sul banco degli imputati.
Perché vuol
tornare. Approfittando
del malgoverno dell’attuale presidente Toledo, caratterizzatosi per scandali e
corruzione e per aver calpestato le speranze di democrazia di un paese che ha
sofferto 20 anni di violenza politica (1980-2000), il samurai “el chino” ha
lasciato Tokio, dove si era rifugiato 5 anni fa. L’obiettivo: ricandidarsi in
Perù, difendersi da quella persecuzione
politica di cui si sente vittima e sfidare la Corte Suprema che nel 2003 lo
aveva condannato all’interdizione dei pubblici uffici per 10 anni. Non solo. Ad
attenderlo ci sono niente meno che 22 processi per violazione dei diritti umani
e crimini di lesa umanità che potrebbero costargli ben 225 anni di prigione. In
ogni causa pendente, viene considerato l’autore intellettuale dei massacri di
Barrios Altos e dell’Università de “La Cantuta” commessi a Lima nel 1991 e1992
dallo squadrone della morte “La Colina”, che ha assassinato 25 persone. Inoltre
è accusato di associazione a delinquere e peculato, e di aver consegnato 15
milioni di dollari al suo braccio destro, capo dei servizi segreti, Vladimiro
Montesinos (oggi in carcere in Perù), che sono serviti per corrompere politici,
giornalisti e imprenditori. Non ultime sono le accuse per la campagna di
sterilizzazione forzata, messa in atto nelle zone rurali e indigene, che
coinvolsero oltre un milione di donne. A documentarlo c’è il rapporto della Commissione
della Verità e Riconciliazione CVR.
Il passato. Fujimori ha vinto le elezioni per la
Presidenza il 10 giugno 1990 quando ha sconfitto con il 56.5 percento dei voti
lo
scrittore Mario Vargas Llosa. Nel 1992 ha sciolto il Parlamento Nazionale con
l’appoggio delle forze armate, che hanno sostenuto la sua strategica politica
di
lotta frontale contro i gruppi guerriglieri
Sendero Luminoso e Movimento Rivoluzionario Tupac Amaru (Mrta). Annichilendo la popolazione civile
con la scusa della
repressione della guerriglia, Fujimori è stato rieletto il 9 aprile 1995 con il
64,4 percento e ha forzato una riforma costituzionale per vincere di nuovo le
elezioni
presidenziali del 2000.
Negli
anni ’90 Fujimori, con il sostegno aperto e coperto degli Usa, attiva una feroce
repressione che isola i movimenti della sovversione armata e li piega. Il risultato:
migliaia i morti e altrettanti i desaparecidos. La repressione si estende a tutte
le organizzazioni sociali democratiche e popolari. Particolarmente acute le
azioni repressive verso la popolazione delle zone rurali e contadine, dove si
concentrava la guerriglia. Parallelamente, con il denaro delle privatizzazioni
(parte dei pacchetti di
aggiustamento strutturale imposti dal Fmi e Banca Mondiale), il “chino" fomenta
il clientelismo e allo stesso tempo realizza opere di infrastruttura
pubblica,
costruisce scuole e ambulatori medici, con cui guadagna una
insospettata
popolarità nei settori più poveri, privi di coscienza politica e
sociale. Col
suo populismo apre il passo alla sua rielezione nel 1995. Smantella la
partecipazione statale nell'economia e spinge verso la flessibilità del
lavoro, disarticolando il potere delle organizzazioni sindacali.
La perversione delle istituzioni dello Stato
sotto il governo Fujimori-Montesinos diventa quotidianità fino alla seconda
elezione fraudolenta del 2000. Nel frattempo Montesinos, entusiasmato dal
business del traffico di armi, incorre in un eccesso e “cade in disgrazia”,
tanto che anche i nordamericani decidono di non sopportarlo un giorno in più.
Utilizzando aerei dell’esercito di stato carica migliaia di fucili
mitragliatori destinati alla Giordania, che però lascia cadere in territorio
controllato dalla guerriglia colombiana, in cambio di alcuni milioni di
dollari. Il sistema di corruzione pubblica è ormai evidente e quindi
ingombrante, tanto che la Cia interviene e pensa a un ricambio politico. La
rivelazione al pubblico dei suoi loschi traffici tramite la messa in
onda di video che mostrano
corruzioni di ogni tipo (conosciuti in Perù come “vladivideos”) fa il
resto. Fujimori rinuncia alla presidenza nel novembre 2000 e si rifugia
in
Giappone, suo paese d’origine. E gli Stati Uniti orchestrano l’elezione
di un altro uomo chiave, anch’egli formato negli Usa, funzionario della Banca
Mondiale, soprannominato “el cholo” per le sue origine indigene: Alejandro
Toledo, che verrà infatti eletto nuovo presidente dal 2001.
Ma il Perú non resta a
guardare. La società civile, le varie associazioni in difesa dei diritti
umani e in particolare i familiari delle vittime dei massacri di Cantuta e
Barrios Altos sollecitano, ora più che mai, l’
estradizione di Fujimori . Gloria Cano, avvocato dell’
Asociacion
Pro Derechos Humano (Aprodeh), storico organismo che ha fondato la
Coordinadora Nacional de Derechos
Humanos (Cnddh) di
Lima, patrocinatore dei familiari e parte civile nel processo penale contro
Fujimori, sottolinea che “dobbiamo essere esigenti e rimanere vigili affinché
le autorità cilene compiano i loro doveri internazionali. I delitti di lesa
umanità imputati a Fujimori sono imprescrivibili e di giurisdizione universale.
Le vittime hanno diritto a verità e giustizia”.
“Il processo a Alberto Fujimori – spiega Sidiki Kaba, presidente della
Federazione
Internazionale dei diritti Umani (Fidh), raggiunta a Parigi - contribuisce a consolidare lo stato di diritto
in
Perù e costituisce un passo importante verso il superamento dell’impunità.
Confidiamo nelle autorità cilene, sperando che rispettino lo spirito della
Carta Democratica Interamericana, la quale riafferma come la promozione e la
protezione dei diritti umani è condizione fondamentale per l’esistenza di una
società democratica. Come Fidh – aggiunge - ci rivolgiamo al Presidente del
Cile Lagos affinché consegni Fujimori al Perù. Il principio è lo stesso che ha
spinto il Cile a chiedere alla Gran Bretagna la consegna di Pinochet, affinché
sia giudicato dai tribunali cileni. Solo così, la giustizia nel mondo
avanzerà”.