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E’ quasi l’alba a Buenos Aires quando le prime luci nelle case della buona borghesia
si accendono, le ‘moka’ iniziano a diffondere nell’aria l’aroma di caffè, ma per
le strade c’è già molta gente al lavoro.
Una vita difficile. Ci sono anche i bambini. Famiglie intere che girano per le vie della città,
preferibilmente nelle ore notturne, (ma li si può incontrare in qualsiasi momento
della giornata), a caccia di tutto ciò che è riciclabile e che per loro diventa
cibo, sopravvivenza. Si vedono da una parte la plastica, dall’altra la carta (che
è sicuramente il materiale più ricercato e venduto), e poi i rifiuti separati
per qualità e tipo, in ordine meticoloso e pronti per essere recuperati al ritorno,
al secondo giro, e portati verso le grandi industrie della carta o del vetro,
disposte a pagare due soldi il lavoro di tutta una giornata o anche più. Un nuovo
tipo d’impiego, nato dalla necessità di sopravvivenza, dove si usano le mani nude
(infatti li chiamano i chirurghi della spazzatura) per frugare nei cassonetti
della pattumiera e nei sacchi puzzolenti che si trovano fuori dai palazzi dei
quartieri bene della capitale. I più fortunati posseggono un carretto decente
che trasporta buone quantità di merce, gli altri si devono accontentare dei carrelli
dei supermercati mezzi distrutti e piuttosto pesanti. Minuziosamente cercano nei
rifiuti lasciati dalla ‘società’, una speranza di vita. Quasi tutti facevano parte
della media borghesia argentina che all’indomani della crisi è rimasta senza alcun
sostentamento economico. Dopo mesi passati senza ricevere il salario sindacale,
ma solo una paga più bassa, si sono ritrovati senza un lavoro, ma con una famiglia
da mantenere.
Socialmente utili. Il paradosso della vicenda umana dei cartoneros è rappresentato dal fatto che
svolgono anche un lavoro socialmente utile. La legge argentina, infatti, non permette
ai comuni di riciclare la spazzatura e così i cartoneros, con la loro accurata
e puntuale attività impediscono a 17mila tonnellate di rifiuti solidi di entrare
nelle discariche della capitale fino ad intasarle. Ma questo lavoro duro è mal
retribuito, mentre i grossisti si arricchiscono.
Le proteste. In queste ultime settimane, nella capitale argentina, i ‘cartoneros’ hanno iniziato
a manifestare chiedendo al Governo un sussidio, un contributo, per fare in modo
che almeno i bambini, i loro figli, non siano costretti a vivere quotidianamente
tra rifiuti, a rischio di essere contagiati da pericolose malattie, ma abbiano
la possibilità di essere nutriti e frequentare la scuola. Chiedono, forse per
tutto il Paese che attualmente il mondo ricco erroneamente ritiene uscito dalla
crisi, la possibilità di un futuro migliore, di una vita normale in una società
civile. Le manifestazioni sono sempre senza permesso. In una di quelle dello scorso mese
d’ottobre, in Plaza de mayo, la polizia ha preso i documenti di tutti i responsabili,
identificandoli ed ‘invitandoli’ ad allontanarsi. Manifestare con i permessi è
un lusso che si possono permettere in pochi: la burocrazia richiede procedimenti
molto lunghi e per loro il tempo non è denaro, è vita.Alessandro Grandi