17/11/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Le proteste di coloro che per sopravvivere riciclano rifiuti
 
Un cartoneros argentinoE’ quasi l’alba a Buenos Aires quando le prime luci nelle case della buona borghesia si accendono, le ‘moka’ iniziano a diffondere nell’aria l’aroma di caffè, ma per le strade c’è già molta gente al lavoro.
Sono i cittadini di quell’Argentina che fatica ad uscire dalla catastrofica crisi economica che l’ha colpita nel 2001: i cartoneros, uomini e donne che, in cambio di pochi soldi, riciclano la spazzatura. Per sopravvivere si sono dovuti inventare un nuovo lavoro, solo per sopravvivere.
 
Cartoneros al lavoroUna vita difficile. Ci sono anche i bambini. Famiglie intere che girano per le vie della città, preferibilmente nelle ore notturne, (ma li si può incontrare in qualsiasi momento della giornata), a caccia di tutto ciò che è riciclabile e che per loro diventa cibo, sopravvivenza. Si vedono da una parte la plastica, dall’altra la carta (che è sicuramente il materiale più ricercato e venduto), e poi i rifiuti separati per qualità e tipo, in ordine meticoloso e pronti per essere recuperati al ritorno, al secondo giro, e portati verso le grandi industrie della carta o del vetro, disposte a pagare due soldi il lavoro di tutta una giornata o anche più. Un nuovo tipo d’impiego, nato dalla necessità di sopravvivenza, dove si usano le mani nude (infatti li chiamano i chirurghi della spazzatura) per frugare nei cassonetti della pattumiera e nei sacchi puzzolenti che si trovano fuori dai palazzi dei quartieri bene della capitale. I più fortunati posseggono un carretto decente che trasporta buone quantità di merce, gli altri si devono accontentare dei carrelli dei supermercati mezzi distrutti e piuttosto pesanti. Minuziosamente cercano nei rifiuti lasciati dalla ‘società’, una speranza di vita. Quasi tutti facevano parte della media borghesia argentina che all’indomani della crisi è rimasta senza alcun sostentamento economico. Dopo mesi passati senza ricevere il salario sindacale, ma solo una paga più bassa, si sono ritrovati senza un lavoro, ma con una famiglia da mantenere.
 
Un bambino al lavoroSocialmente utili. Il paradosso della vicenda umana dei cartoneros è rappresentato dal fatto che svolgono anche un lavoro socialmente utile. La legge argentina, infatti, non permette ai comuni di riciclare la spazzatura e così i cartoneros, con la loro accurata e puntuale attività impediscono a 17mila tonnellate di rifiuti solidi di entrare nelle discariche della capitale fino ad intasarle. Ma questo lavoro duro è mal retribuito, mentre i grossisti si arricchiscono.
 
 
Giovani per le strade di Buenos AiresLe proteste. In queste ultime settimane, nella capitale argentina, i ‘cartoneros’ hanno iniziato a manifestare chiedendo al Governo un sussidio, un contributo, per fare in modo che almeno i bambini, i loro figli, non siano costretti a vivere quotidianamente tra rifiuti, a rischio di essere contagiati da pericolose malattie, ma abbiano la possibilità di essere nutriti e frequentare la scuola. Chiedono, forse per tutto il Paese che attualmente il mondo ricco erroneamente ritiene uscito dalla crisi, la possibilità di un futuro migliore, di una vita normale in una società civile. Le manifestazioni sono sempre senza permesso. In una di quelle dello scorso mese d’ottobre, in Plaza de mayo, la polizia ha preso i documenti di tutti i responsabili, identificandoli ed ‘invitandoli’ ad allontanarsi. Manifestare con i permessi è un lusso che si possono permettere in pochi: la burocrazia richiede procedimenti molto lunghi e per loro il tempo non è denaro, è vita.
 
 
 
 

Alessandro Grandi

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