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Sono serviti 16 anni per poter arrestare Hissein Habré, l’ex-dittatore del Ciad
conosciuto come “il “Pinochet africano”. Martedì le autorità del Senegal, dove
Habré risiede dal 1990, hanno dato il via libera all’arresto dopo aver esaminato
una richiesta di estradizione presentata a fine settembre dalle autorità belghe.
Habré, accusato da Human Rights Watch di aver torturato 200mila persone e di averne
mandate a morte almeno 40mila durante i suoi 8 anni di governo, potrebbe essere
il primo ex-presidente a venire estradato e processato per crimini contro l’umanità.
Il sostegno internazionale. Negli ultimi anni di governo la Dds si allarga a dismisura, arrivando a occupare
più di mille persone. Le malefatte del regime non sono conosciute dalla comunità
internazionale anche per il sostegno di cui Habré gode a Washington e Parigi,
che vedono il Ciad come un importante baluardo contro la Libia di Gheddafi, contro
cui il Ciad entrerà in guerra nel 1985. Ma la stagione politica di Habré si avvicina
alla conclusione: stanco più degli sfacciati favoritismi al clan del presidente
che degli abusi sulla popolazione, l’esercito nel 1990 decide di intervenire rovesciando
Habré e mettendo al suo posto Idriss Deby, suo ex-collaboratore e tuttora alla
guida del Ciad. Prima di abbandonare N’Djamena Habré farà giustiziare 300 prigionieri
per non lasciare testimoni delle sue malefatte ma la Dds non avrà il tempo di
distruggere i suoi archivi, diventati una preziosa fonte di informazione per le
associazioni delle vittime.
Una lunga battaglia. Rifugiatosi in Senegal, Habré diventa oggetto di una dura battaglia giudiziaria:
nel 2001 l’Alta Corte di Dakar si dichiara non competente per giudicarlo, visto
che i crimini di cui Habré è accusato sono stati commessi fuori dal Senegal. In
Ciad una commissione d’inchiesta addossa a Habré la responsabilità di almeno 4mila
morti, ma il presidente Deby preferisce lasciar cadere la questione: Habré gode
ancora di amicizie influenti sia a livello interno che internazionale, e molti
degli uomini di Deby (tra cui lo stesso presidente) sono pesantemente compromessi
con il vecchio regime. Ma il colpo di scena risolutivo arriva dal Belgio, dove
una legge di “giurisdizione universale” dà alla giustizia belga la possibilità
di perseguire chiunque si macchi di crimini contro l’umanità, dovunque vengano
commessi. La richiesta di estradizione viene presentata nel settembre 2005 alle
autorità senegalesi, che dopo un lungo silenzio decidono di arrestare Habré in
attesa di esaminare la questione. Anche se la strada che potrebbe portare Habré
davanti all’aula di un tribunale è ancora lunga, il precedente stabilito martedì
è storico. Un segnale per i dittatori con le mani lorde di sangue che la festa
potrebbe finire presto. Matteo Fagotto