18/11/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Il sanguinario dittatore ciadiano Hissein Habré potrebbe presto essere estradato in Belgio
Hissein Habré a colloquio con Ronald ReaganSono serviti 16 anni per poter arrestare Hissein Habré, l’ex-dittatore del Ciad conosciuto come “il “Pinochet africano”. Martedì le autorità del Senegal, dove Habré risiede dal 1990, hanno dato il via libera all’arresto dopo aver esaminato una richiesta di estradizione presentata a fine settembre dalle autorità belghe. Habré, accusato da Human Rights Watch di aver torturato 200mila persone e di averne mandate a morte almeno 40mila durante i suoi 8 anni di governo, potrebbe essere il primo ex-presidente a venire estradato e processato per crimini contro l’umanità.
 
Otto anni di terrore. La parabola politica di Hissein Habré comincia più di 30 anni fa: ex-membro del Frolinat, un gruppo ribelle attivo nel paese dal 1968, nel 1982 l’ambizioso Habré riesce a  approfittare del caos che regna in Ciad, dove si scontrano fazioni armate comandate da leader ribelli e ufficiali dell’esercito, e prende il potere grazie al fondamentale appoggio della Francia. Per mantenere il controllo di uno stato dilaniato dalla guerra civile Habré fonda la Dds (Direction de la Documentation et de la Sécurité), la polizia politica a cui verranno affidati tutti i lavori sporchi. Il controllo sulla società e la paura di complotti spingono alla paranoia il regime di Habré, che comincia a distinguersi come uno dei dittatori più sanguinari del continente. Nella tristemente famosa “Piscina” di N’Djamena passano migliaia di presunti oppositori politici, torturati a volte dallo stesso presidente nei modi più bizzarri: i prigionieri più fortunati muoiono costretti a respirare i gas di scarico delle macchine, altri invece vengono infilati ancora vivi in sacchi della spazzatura e gettati nel Chari, il fiume della capitale. I cadaveri vengono lasciati per giorni a marcire nelle celle sovraffollate nell’intento di propagare malattie tra i detenuti, nessuno dei quali ha mai visto l’aula di un tribunale. Per la maggior parte di loro l’entrata nella “Piscina” è stato un viaggio senza ritorno.
 
Gli archivi della Dds abbandonatiIl sostegno internazionale. Negli ultimi anni di governo la Dds si allarga a dismisura, arrivando a occupare più di mille persone. Le malefatte del regime non sono conosciute dalla comunità internazionale anche per il sostegno di cui Habré gode a Washington e Parigi, che vedono il Ciad come un importante baluardo contro la Libia di Gheddafi, contro cui il Ciad entrerà in guerra nel 1985. Ma la stagione politica di Habré si avvicina alla conclusione: stanco più degli sfacciati favoritismi al clan del presidente che degli abusi sulla popolazione, l’esercito nel 1990 decide di intervenire rovesciando Habré e mettendo al suo posto Idriss Deby, suo ex-collaboratore e tuttora alla guida del Ciad. Prima di abbandonare N’Djamena Habré farà giustiziare 300 prigionieri per non lasciare testimoni delle sue malefatte ma la Dds non avrà il tempo di distruggere i suoi archivi, diventati una preziosa fonte di informazione per le associazioni delle vittime.
 
Un manifesto ritrae i principali vertici della DdsUna lunga battaglia. Rifugiatosi in Senegal, Habré diventa oggetto di una dura battaglia giudiziaria: nel 2001 l’Alta Corte di Dakar si dichiara non competente per giudicarlo, visto che i crimini di cui Habré è accusato sono stati commessi fuori dal Senegal. In Ciad una commissione d’inchiesta addossa a Habré la responsabilità di almeno 4mila morti, ma il presidente Deby preferisce lasciar cadere la questione: Habré gode ancora di amicizie influenti sia a livello interno che internazionale, e molti degli uomini di Deby (tra cui lo stesso presidente) sono pesantemente compromessi con il vecchio regime. Ma il colpo di scena risolutivo arriva dal Belgio, dove una legge di “giurisdizione universale” dà alla giustizia belga la possibilità di perseguire chiunque si macchi di crimini contro l’umanità, dovunque vengano commessi. La richiesta di estradizione viene presentata nel settembre 2005 alle autorità senegalesi, che dopo un lungo silenzio decidono di arrestare Habré in attesa di esaminare la questione. Anche se la strada che potrebbe portare Habré davanti all’aula di un tribunale è ancora lunga, il precedente stabilito martedì è storico. Un segnale per i dittatori con le mani lorde di sangue che la festa potrebbe finire presto. 

Matteo Fagotto

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