16/11/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



La triste storia degli italiani rapiti in Venezuela di cui nessuno parla più
 
C’è voluto l’ennesimo sequestro per far riaprire un caso che non ha avuto mai l’importanza che gli spettava. E' quello dell’italiana Paola Carlesi d’Amico, una donna di 28 anni, dirigente del “Centro Industrial Cantoni”, avvenuto a Ciudad Bolivar, in Venezuela, per mano di un non ben precisato gruppo di banditi. 
 
La mappa del VenezuelaCome lei tanti altri. Avevano tentato di rapirla già nello scorso mese di gennaio, ma la sorte era stata dalla sua parte. Questa volta invece cinque persone, pistole alla mano, hanno fatto irruzione nel suo ufficio e l’hanno costretta a seguirli. Purtroppo nella triste classifica degli ‘ostaggi’ Paola non è sola: sono infatti  54 i nostri connazionali che negli ultimi cinque anni hanno conosciuto l’incubo di un rapimento. Due anni fa toccò a Renzo Botti e da allora di lui non si sa più nulla. Invano la nostra comunità in Venezuela chiede che sia fatta chiarezza, anche per gli altri rapiti: Ornella Ferranti, sequestrata più di un anno fa, Anita Capuozzo, Marco Russo, Guido Francesco Giovannone, Silvio Stanca e l’ultimo in ordine di tempo, Eliseo Lepore.
 
Esercitazioni antisequestroSequestri Lampo. E’ purtroppo una pratica veloce per fare quattrini, quella dei sequestri, soprattutto quelli ‘lampo’. Non solo nell’Haiti sconvolta dall’estrema povertà e dalla precarietà sociale, dove si rapisce per un riscatto misero, che a volte non arriva a cento dollari. Anche il Venezuela si deve confrontare con questa grave piaga sociale. Come a Haiti, anche nella repubblica Bolivariana, nella stragrande maggioranza dei casi, i sequestri-lampo non richiedono l’intervento della polizia. Innanzi tutto, le famiglie non li denunciano alle autorità e le trattative con i rapitori sono dirette, veloci e tutto sommato economiche, tanto che la polizia di Chavez, che già si deve occupare di più di 300 sequestri l’anno, li considera ancora più pericolosi di quelli "ufficiali".
 
Il presidente venezuelano Hugo ChavezUna patata bollente. E un brutto affare quello che deve cercare di risolvere il presidente Hugo Chavez, soprattutto in un momento come questo non brillantissimo dal punto di vista delle relazioni internazionali. Il leader della repubblica Bolivariana, ha avuto di recente contrasti con il presidente Usa, Bush e in questi giorni anche con il capo del governo messicano Vicente Fox, tanto che lo stesso Fox ha miancciato il ritiro del suo ambasciatore da Caracas, se non arriveranno scuse formali. Pensare ad un ulteriore problema anche con l’amministrazione italiana, aggraverebbe una situazione già non facile.
 
La mappa dell'Italia
Dall’altra parte dell’oceano. Le notizie di questi sequestri scarseggiano. In Italia non se ne parla e le autorità non fanno molto per aiutare i nostri connazionali che si trovano in difficoltà. Anzi, la supermissione della squadra antisequestri, che si era ben organizzata nel corso degli anni, anche se era composta da pochissime persone, è stata smembrata, nonostante le vibranti, e politicamente trasversali, proteste di alcuni parlamentari, e le preoccupazioni degli italiani in Venezuela. Nel frattempo i nostri connazionali restano ancora nelle mani di banditi senza scrupoli in attesa che qualcuno si occupi di loro.
 

Alessandro Grandi

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