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Libertà di espressione. I copti in Egitto non hanno una vita facile.
Discriminati sul lavoro e nella società, discriminati nella libera
espressione della loro fede, nella costruzione dei loro luoghi di
culto, subiscono un razzismo strisciante nell’opinione pubblica e
nella cultura egiziana. Il progetto di Aghapy Tv ha quindi un duplice
scopo: essere uno strumento per tutti i cristiani copti in Egitto e
dare a tutti gli altri egiziani un’immagine meno oppressa da stereotipi
e pregiudizi. La presentazione del canale televisivo, avvenuta ieri al
Cairo, ha chiarito che i suoi programmi avranno un esplicito
contenuto religioso e saranno rivolti a un pubblico di famiglie: cartoni
animati, documentari, approfondimenti e così via. Ma la preoccupazione
con la quale alcuni giornalisti egiziani hanno accolto la notizia della
nascita di Aghapy Tv è un’altra: quella che la televisione cristiana
alimenti la tensione tra i copti e i musulmani.
Violenze religiose. La preoccupazione è fondata: il 21 ottobre scorso,
ad Alessandria, gli scontri tra musulmani e cristiani causarono la
morte di tre persone. Il motivo scatenante della violenza era stata una
rappresentazione teatrale che “offendeva l’Islam”, almeno secondo i
fanatici religiosi. Si tratta in realtà di un film che gira ad
Alessandria in dvd e, secondo i fondamentalisti, la sua diffusione è
stata sostenuta dalla comunità cristiana. Il film si chiama “Una volta
ero cieco, ma ora vedo” e racconta la storia di un cristiano povero
che, solo per vivere meglio in Egitto, si converte all’Islam.
Subito dopo si pente della sua scelta e vuole tornare alla fede
cristiana, ma la nuova conversione gli viene vietata e viene minacciato
di morte in quanto apostata. Un gruppo di fanatici musulmani ha allora
attaccato i fedeli cristiani che uscivano dalla chiesa di San Giorgio
ad Alessandria uccidendo tre persone. I copti denunciano quella che, a
loro dire, è una sorta di ‘complicità’ di Stato verso i musulmani
violenti. Dopo gli incidenti del 21 ottobre il governo del Cairo ha
annunciato che le chiese cristiane sono state messe sotto la protezione
della polizia ma, secondo alcune organizzazioni non governative
internazionali, le autorità egiziane non fanno abbastanza per fermare
la violenza. Un dato sembra avvalorare questa versione: 104
manifestanti musulmani, che avevano partecipato agli scontri ad
Alessandria, sono già stati rilasciati. I Copti avevano già lamentato la
mancanza di tutela giuridica e anche questa volta si rischia l'impunità
per i responsabili di violenze nei confronti dei Cristiani.
Tensione elettorale. Il pericolo, secondo alcuni, è che la tv possa
contribuire a esasperare gli animi, soprattutto in campagna elettorale,
visto che in questi giorni si vota per le lezioni parlamentari.
Christian Elia