15/11/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Nasce il primo canale televisivo cristiano in Egitto
In Egitto da ieri c’è un canale televisivo in più. E non è una novità da poco. Aghapy Tv,  questo il nome dell’emittente, sarà la prima televisione egiziana di area cristiana. Cristiana copta, per la precisione, cioè la prima voce di una comunità che rappresenta quasi il 10 percento della popolazione egiziana.

una locandina di aghapy.tv Libertà di espressione. I copti in Egitto non hanno una vita facile. Discriminati sul lavoro e nella società, discriminati nella libera espressione della loro fede, nella costruzione dei loro luoghi di culto, subiscono un razzismo strisciante nell’opinione pubblica e nella cultura egiziana. Il progetto di Aghapy Tv ha quindi un duplice scopo: essere uno strumento per tutti i cristiani copti in Egitto e dare a tutti gli altri egiziani un’immagine meno oppressa da stereotipi e pregiudizi. La presentazione del canale televisivo, avvenuta ieri al Cairo, ha chiarito che i suoi programmi avranno un esplicito contenuto religioso e saranno rivolti a un pubblico di famiglie: cartoni animati, documentari, approfondimenti e così via. Ma la preoccupazione con la quale alcuni giornalisti egiziani hanno accolto la notizia della nascita di Aghapy Tv è un’altra: quella che la televisione cristiana alimenti la tensione tra i copti e i musulmani.

una suora ferita ad alessandria durante gli scontri del 21 ottobre Violenze religiose. La preoccupazione è fondata: il 21 ottobre scorso, ad Alessandria, gli scontri tra musulmani e cristiani causarono la morte di tre persone. Il motivo scatenante della violenza era stata una rappresentazione teatrale che “offendeva l’Islam”, almeno secondo i fanatici religiosi. Si tratta in realtà di un film che gira ad Alessandria in dvd e, secondo i fondamentalisti, la sua diffusione è stata sostenuta dalla comunità cristiana. Il film si chiama “Una volta ero cieco, ma ora vedo” e racconta la storia di un cristiano povero che, solo per vivere meglio in Egitto,  si converte all’Islam. Subito dopo si pente della sua scelta e vuole tornare alla fede cristiana, ma la nuova conversione gli viene vietata e viene minacciato di morte in quanto apostata. Un gruppo di fanatici musulmani ha allora attaccato i fedeli cristiani che uscivano dalla chiesa di San Giorgio ad Alessandria uccidendo tre persone. I copti denunciano quella che, a loro dire, è una sorta di ‘complicità’ di Stato verso i musulmani violenti. Dopo gli incidenti del 21 ottobre il governo del Cairo ha annunciato che le chiese cristiane sono state messe sotto la protezione della polizia ma, secondo alcune organizzazioni non governative internazionali, le autorità egiziane non fanno abbastanza per fermare la violenza. Un dato sembra avvalorare questa versione: 104 manifestanti musulmani, che avevano partecipato agli scontri ad Alessandria, sono già stati rilasciati. I Copti avevano già lamentato la mancanza di tutela giuridica e anche questa volta si rischia l'impunità per i responsabili di violenze nei confronti dei Cristiani.

immagine della chiesa di san giorgio ad alessandria Tensione elettorale. Il pericolo, secondo alcuni, è che la tv possa contribuire a esasperare gli animi, soprattutto in campagna elettorale, visto che in questi giorni si vota per le lezioni parlamentari.
Le autorità egiziane hanno vietato slogan elettorali con riferimenti religiosi, ma la campagna dei Fratelli Musulmani ha utilizzato lo slogan "L'Islam è la soluzione" e molti Copti hanno paura che, in seguito ai disordini di Alessandria, la tensione nei loro confronti cresca ulteriormente. Un uomo politico copto ha ritirato la propria candidatura al mandato parlamentare dopo i fatti di Alessandria.
Il vescovo che rappresenta Aghapy Tv ha però precisato che la televisione non verrà utilizzata a fini politici. Per i vertici della Chiesa copta in Egitto sarà solo un punto di riferimento culturale per tutti i cristiani in Egitto. In realtà la tv servirà anche come elemento per far conoscere al mondo i problemi che hanno i cristiani egiziani. Non a caso, uno dei primi documentari trasmessi sarà dedicato ai luoghi di culto cristiani in Egitto. Proprio nei giorni scorsi,  il ministero degli esteri degli Stati Uniti ha pubblicato il suo rapporto annuale sulla libertà di religione nel mondo. Rispetto ai copti egiziani, viene segnalato come lo Stato ostacoli la costruzione di nuove chiese cristiane e la ristrutturazione di quelle fatiscenti.

Christian Elia

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