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Francisco Anselmo Barros è morto, dopo due giorni di agonia. Si è dato
fuoco sabato in un vicolo di via Barao do rio Branco, conosciuta come via 14
luglio, nel pieno centro di Campo Grande, capitale del Mato Grosso do Sul.
Stava partecipando alla manifestazione promossa dal Forum di Difesa del
Pantanal per sensibilizzare la gente e coinvolgerla nella protesta contro la
proposta di legge dell’esecutivo che intende permettere l’installazione di
fabbriche di alcool nel bacino dell’Alto Paraguay. Siamo nel cuore del Pantanal,
un
grande delta interno dove si accavallano fiumi da ogni direzione.
E così sia. "Pionieri del Brasile
in lotta per l'ambiente, oggi siamo sorpassati dagli interessi della cattiva
politica e dei cattivi imprenditori.
Stiamo vedendo il Brasile affondare, e nessuno fa nulla. Prodotti transgenici
entrano di contrabbando e il governo appoggia. Viene bruciata l'Amazzonia e
il governo rimane impassibile. C'è chi possiede appezzamenti di terra delle
dimensioni di uno stato e chi non ha nulla. Ora vogliono costruire un
impianto di alcool nella conca del fiume Paraguay. Un terzo dei deputati è a favore.
Un terzo contrario. L'altro terzo non
sa. Se
non possiamo fare altro, daremo allora la vita per impedirlo”. Ha scritto queste
parole e si è ucciso,
sdraiandosi su un materasso a cui ha dato fuoco nel bel mezzo della
manifestazione. Un gesto estremo, cosciente, ponderato. L’ultimo, di un uomo
rispettato e stimato, che ha sempre combattuto contro l’inquinamento, la
corruzione e lo scempio dell’ambiente, dando tutto se stesso, per il
rispetto della natura, la salvaguardia del clima e la salvezza del Brasile.
Per cosa lottava. Il Pantanal è un vero e proprio labirinto di
acque, che attraverso il rio Paraguay raggiunge l’Amazzonia. Ha un’estensione
di 250mila chilometri quadrati ed è la maggiore area idrica del mondo. Un
bacino intercontinentale, delimitato ad est dall’altopiano brasiliano, Planalto,
a nord da quello matogrossense e ad ovest dalla catena di colline paraguaiane
e
boliviane che si estende ai piedi delle Ande. È una sorta di grande lago pieno
di isole, chiamato anche Mar dos Xaraiés e considerato la più grande
"finestra" di evaporazione di acqua dolce del mondo. Proteggerne l’eccezionale
ecosistema era una vera e
propria missione per Francelmo (era conosciuto con questo nome). Dopo aver
fondato, fine anni Settanta, la prima organizzazione non governativa dello
stato, la Fundação para Conservação da
Natureza de MS (Fuconams), nata per combattere qualsiasi tentativo di destabilizzare
il grande
bacino, non ha mai smesso di lottare. È uno dei padri del movimento
ambientalista del Mato Grosso. Le sue petizioni, le mobilitazioni, le
interviste, le denunce, le grandi campagne sono rimbalzate da una parte
all’altra del Paese, finendo spesso sui tavoli di Brasilia. Barros non si è mai
fermato un attimo. Era il Chico Mendes del Pantal. L’ultima campagna nella
quale si era buttato anima e corpo era appunto concentrata contro la
costruzione di una distilleria proprio nel cuore del Planalto. E anche questa
volta nessuno lo ha fermato. Ha dato la vita per la vita, per far capire, a tutti,
quanto importante sia proteggere l’ambiente per il bene del mondo intero.
Le ragioni del no alla
distilleria. Nella zona
esistono
attività economiche ben radicate e le fabbriche di zucchero e di alcool
sono
sparse in molte altre regioni dello stato, ma finora non hanno
intaccato
l’integrità del Pantanal. L’area naturalistica, infatti, è strenuamente
difesa,
almeno finora, da una legge statale del 1982 che impedisce di costruire
fabbriche nel bacino. A partire dalla metà degli anni
Settanta, la regione ha
visto solo un incremento del settore agricolo e dell'allevamento di
bestiame, tanto che è diventata un'importante produttrice di carne. E
questo col benestare degli
ecologisti, dato che si tratta di un’attività non dannosa per
l'ambiente. L'imprevedibilità delle grandi piene garantisce un limite
naturale alle dimensioni delle mandrie che si mantengono nei limiti di
un'economia ecologicamente sostenibile. In assenza di altri mammiferi
da
pascolo, inoltre, i buoi non devono contendersi i pascoli con la fauna
del posto e l’ecosistema resta intatto. Tutt’altro discorso per
l’agricoltura. Le coltivazioni di riso, di canna da zucchero e di soia
sono oggetto di grandi contestazioni. Sbarramenti, canali e riporti per
bonificare e drenare i terreni,
nonché il disboscamento del cerrado, hanno portato all'insabbiamento dei fiumi,
interferendo
anche nella risalita dei pesci verso la sorgente. Per non parlare delle attività
industriali, che
inquinano inesorabilmente. Un esempio è ciò che succede
con il mercurio utilizzato dai cercatori per lavare l'oro nei fiumi: i sali
tossici si accumulano nelle baie in quantità ogni volta maggiori, i pesci
spargono il mercurio e il tasso di questo metallo dannoso alla salute aumenta
ogni anno. Non da meno è il danno
portato dalla vinaccia degli stabilimenti che producono
alcool nel Mato Grosso che si accumula in questo grande bacino di sedimentazione,
portando conseguenze distruttive. Stella Spinelli