14/11/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Francelmo, ecologista brasiliano, si è ucciso per dire basta allo scempio ambientale
immagine dei resti del materasso dove si è dato fuoco FrancelmoFrancisco Anselmo Barros è morto, dopo due giorni di agonia. Si è dato fuoco sabato in un vicolo di via Barao do rio Branco, conosciuta come via 14 luglio, nel pieno centro di Campo Grande, capitale del Mato Grosso do Sul. Stava partecipando alla manifestazione promossa dal Forum di Difesa del Pantanal per sensibilizzare la gente e coinvolgerla nella protesta contro la proposta di legge dell’esecutivo che intende permettere l’installazione di fabbriche di alcool nel bacino dell’Alto Paraguay. Siamo nel cuore del Pantanal, un grande delta interno dove si accavallano fiumi da ogni direzione.
 
Immagine del PantanalE così sia. "Pionieri del Brasile in lotta per l'ambiente, oggi siamo sorpassati dagli interessi della cattiva politica e dei cattivi imprenditori. Stiamo vedendo il Brasile affondare, e nessuno fa nulla. Prodotti transgenici entrano di contrabbando e il governo appoggia. Viene bruciata l'Amazzonia e il governo rimane impassibile. C'è chi possiede appezzamenti di terra delle dimensioni di uno stato e chi non ha nulla. Ora vogliono costruire un impianto di alcool nella conca del fiume Paraguay. Un terzo dei deputati è a favore. Un terzo contrario. L'altro terzo non sa. Se non possiamo fare altro, daremo allora la vita per impedirlo”. Ha scritto queste parole e si è ucciso, sdraiandosi su un materasso a cui ha dato fuoco nel bel mezzo della manifestazione. Un gesto estremo, cosciente, ponderato. L’ultimo, di un uomo rispettato e stimato, che ha sempre combattuto contro l’inquinamento, la corruzione e lo scempio dell’ambiente, dando tutto se stesso, per il rispetto della natura, la salvaguardia del clima e la salvezza del Brasile.
 
Martin Pescatore, uno delle migliaia di uccelli del Pantanal © Ismar dos SantosPer cosa lottava. Il Pantanal è un vero e proprio labirinto di acque, che attraverso il rio Paraguay raggiunge l’Amazzonia. Ha un’estensione di 250mila chilometri quadrati ed è la maggiore area idrica del mondo. Un bacino intercontinentale, delimitato ad est dall’altopiano brasiliano, Planalto, a nord da quello matogrossense e ad ovest dalla catena di colline paraguaiane e boliviane che si estende ai piedi delle Ande. È una sorta di grande lago pieno di isole, chiamato anche Mar dos Xaraiés e considerato la più grande "finestra" di evaporazione di acqua dolce del mondo. Proteggerne l’eccezionale ecosistema era una vera e propria missione per Francelmo (era conosciuto con questo nome). Dopo aver fondato, fine anni Settanta, la prima organizzazione non governativa dello stato, la Fundação para Conservação da Natureza de MS (Fuconams), nata per combattere qualsiasi tentativo di destabilizzare il grande bacino, non ha mai smesso di lottare. È uno dei padri del movimento ambientalista del Mato Grosso. Le sue petizioni, le mobilitazioni, le interviste, le denunce, le grandi campagne sono rimbalzate da una parte all’altra del Paese, finendo spesso sui tavoli di Brasilia. Barros non si è mai fermato un attimo. Era il Chico Mendes del Pantal. L’ultima campagna nella quale si era buttato anima e corpo era appunto concentrata contro la costruzione di una distilleria proprio nel cuore del Planalto. E anche questa volta nessuno lo ha fermato. Ha dato la vita per la vita, per far capire, a tutti, quanto importante sia proteggere l’ambiente per il bene del mondo intero.
 
Tuiuiu, tipica specie di uccelli del Pantanal © Ismar dos SantosLe ragioni del no alla distilleria. Nella zona esistono attività economiche ben radicate e le fabbriche di zucchero e di alcool sono sparse in molte altre regioni dello stato, ma finora non hanno intaccato l’integrità del Pantanal. L’area naturalistica, infatti, è strenuamente difesa, almeno finora, da una legge statale del 1982 che impedisce di costruire fabbriche nel bacino. A partire dalla metà degli anni Settanta, la regione ha visto solo un incremento del settore agricolo e dell'allevamento di bestiame, tanto che è diventata un'importante produttrice di carne. E questo col benestare degli ecologisti, dato che si tratta di un’attività non dannosa per l'ambiente. L'imprevedibilità delle grandi piene garantisce un limite naturale alle dimensioni delle mandrie che si mantengono nei limiti di un'economia ecologicamente sostenibile. In assenza di altri mammiferi da pascolo, inoltre, i buoi non devono contendersi i pascoli con la fauna del posto e l’ecosistema resta intatto. Tutt’altro discorso per l’agricoltura. Le coltivazioni di riso, di canna da zucchero e di soia sono oggetto di grandi contestazioni. Sbarramenti, canali e riporti per bonificare e drenare i terreni, nonché il disboscamento del cerrado, hanno portato all'insabbiamento dei fiumi, interferendo anche nella risalita dei pesci verso la sorgente. Per non parlare delle attività industriali, che inquinano inesorabilmente. Un esempio è ciò che succede con il mercurio utilizzato dai cercatori per lavare l'oro nei fiumi: i sali tossici si accumulano nelle baie in quantità ogni volta maggiori, i pesci spargono il mercurio e il tasso di questo metallo dannoso alla salute aumenta ogni anno. Non da meno è il danno portato dalla vinaccia degli stabilimenti che producono alcool nel Mato Grosso che si accumula in questo grande bacino di sedimentazione, portando conseguenze distruttive.
 
Basta. Francelmo si è sacrificato per tutto questo. Ma anche per l’Amazzonia, per la corruzione, per l’ingiustizia sociale. E nella manifestazione di sabato mattina, ha urlato al mondo il suo definitivo “Basta”.
 

Stella Spinelli

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