16/11/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Le storie dei baby soldati arruolati da guerriglieri e paramilitari nella loro folle guerra civile

La guerriglia passava spesso da queste parti. Venivano a comprare latte e banane. Me ne andai con loro quando avevo 13 anni, ed entrai nel 24° fronte delle Farc. Mi portarono al loro accampamento e mi diedero di tutto. Furono la mia famiglia”.

A parlare è Betty, una degli 11mila bambini-soldato che combattono in Colombia, nelle file della guerriglia (Farc e ELN) o dei paramilitari. La sua testimonianza, insieme a quella di altri 112 piccoli soldati tra i 7 e i 18 anni, è stata raccolta da Human Rights Watch (HRW) e pubblicata, con nomi di fantasia, in un report uscito a settembre: il primo di questo genere.

 “Negli ultimi anni i gruppi armati illegali, guerriglia e paramilitari, hanno reclutato un numero sempre maggiore di bambini”, spiega Josè Miguel Vivanco, direttore esecutivo della divisione delle Americhe di HRW. “Le dimensioni el fenomeno sono paragonabili solo a quelle della Birmania (Myanmar) e della Repubblica Democratica del Congo. In Colombia anzi, è probabile che il numero bambini-soldato sia addirittura maggiore, perchè le cifre del fenomeno non sono certe”.
“Utilizzando i bambini in guerra - continua Vivanco - paramilitari e guerriglia stanno producendo un danno incalcolabile nella società colombiana. Questi adolescenti, quando non muoiono, portano per anni le cicatrici della violenza. Combattono una guerra di adulti senza conoscerne le finalità. La maggior parte è analfabeta. Si arruolano, in genere, per sfuggire a situazioni familiari drammatiche, alla povertà, alla solitudine. E per trovare protezione. Finiscono così per lottare contro altri bambini nelle loro stesse condizioni”.

Le cifre del fenomeno: uno su quattro 'combattenti irregolari colombiani' (guerriglia o paramilitari) ha meno di 18 anni. La maggior parte, addirittura, ne ha meno di 15.
Spetta alle Farc e l'ELN il record per utilizzo di adolescenti in guerra: l'ottanta per cento degli 11mila piccoli soldati sta nelle loro fila. Solo il 20 per cento è in mano dei paramilitari.

L'arruolamento, in genere, è volontario: è un modo come un altro per sopravvivere. La guerriglia non dà salario. I paramilitari, invece, pagano dai 300 ai 400 dollari a trimestre, più 'incentivi' per 'missioni speciali'.

Racconta Wilson, 13 anni: “Mio padre ci picchiava. Tutti, mia madre compresa. Andai con la Guerriglia per non litigare più. Per uscire di casa. Fu Escalant, un comandante, a convincermi. Mi disse “Lì ti pagheremo tutto”.

Ma il reclutamento a volte è forzato. Così è accaduto a Johana, 12 anni, prelevata dalle Farc nel dicembre del 2000, nel dipartimento di Putumayo: “Mi presero per strada -racconta- mi misero in un furgone e mi portarono all'accampamento. Dissero che stavano reclutando guerriglieri. Insieme a me, infatti, avevano catturato altri 4 ragazzi. Gridai che me ne volevo andare. Piangevo. Dopo due mesi la mia famiglia riuscì a trovarmi e venne all'accampamento. Mi fecero parlare con i miei genitori, ma sotto sorveglianza di altri guerriglieri. Ma non mi lasciarono tornare con loro”.
La famiglia, appunto: i rapporti con genitori o parenti, quando ci sono, vengono completamente spezzati. Solo in qualche caso restano contatti sporadici.

Più di un quarto dei piccoli soldati delle Farc sono bambine. Tra i paramilitari, invece, la loro presenza è più sporadica.
Farc e ELN hanno una disciplina rigida, condannano la violenza sessuale e assegnano gli stessi ruoli a uomini e donne. Ma sono molti i comandanti che usano il loro potere per intrecciare relazioni sessuali con le adolescenti. Non a caso, a partire dai 12 anni, viene loro imposto di utilizzare anticoncezionali e di abortire se restano incinte.
Una via senza uscita, insomma, visto che molte delle bambine che si incorporano alla guerriglia, lo fanno proprio per sfuggire a situazioni di violenza sessuale in casa.

Una volta nel gruppo, inizia l'allenamento alla guerra. Si impara a maneggiare armi automatiche, granate, mortai, esplosivi, a lanciare bombe e cilindri di gas. Sia nella guerriglia che tra i paramilitari, gli adolescenti apprendono a conoscere le mine antiuomo e a disseminarle nei campi.

“L'allenamento durò quattro mesi e mezzo”, spiega Ramiro, entrato nel 10° Fronte delle Farc a 15 anni. “Imparai a marciare a ritmo, ad assaltare una caserma della polizia, a tendere imboscate. Maneggiavo un AK-47, un Galil, un R-15, mortai, granate M-26 e Tatucos (granate multiple)”.

Gli allenamenti, purtroppo, non si limitano a questioni 'tecniche': ci si allena anche alla crudeltà.  Fa parte della formazione dei bambini (soprattutto tra i paramilitari), assistere alla tortura dei prigionieri. Molti, addirittura, vengono  obbligati a sparare contro i propri amici, per dimostrare il proprio valore. Pena: essere uccisi.

Racconta Fabio, 15 anni, guerrigliero delle Farc inviato come spia nelle AUC: “Quando ero tra i paramilitari ho ammazzato una persona. Era un amico che non ce la faceva a reggere quella vita. Non riuscì a terminare il corso. Mi diedero un machete per squartarlo mentre era vivo. Era legato. Mi pregò di non ammazzarlo. Il comandante mi guardava e mi diceva 'Dagli! Dagli!'. Così, alla fine lo feci. Gli tagliai il collo. E poi i piedi e le braccia. Scoppiai a piangere”.

Così è anche la storia di Bernardo, nei paramilitari da quando aveva sette anni: “Ti danno un'arma e devi uccidere il tuo migliore amico. Se non lo fai, ammazzano te. Mi toccò farlo, sennò mi uccidevano. Era insopportabile”.

Analoga fine viene riservata a chi scappa dal gruppo: un delitto gravissimo, che di solito si punisce con l'esecuzione.
Nelle Farc, il fuggitivo viene sottoposto 'consiglio di guerra' che deciderà della sua sorte. Ma il voto è un semplice pro forma, perchè opporsi ad una esecuzione significa rischiare di essere uccisi a propria volta.

A Ramiro, 17 anni, del 10° Fronte delle Farc, venne salvata la vita. Ma la punizione fu durissima: “Mi tennero legato 15 giorni. Ogni quattro, mi lasciavano libero per lavarmi. Poi il comandante mi diede 10 giorni per scavare una trincea di 100 metri, minacciandomi di sottopormi ad un 'consiglio di guerra' se non raggiungevo l'obiettivo. Benchè fossi ferito alla spalla, terminai tutto in otto giorni”.

In Colombia, l'utilizzo di bambini soldato non si limita agli 11mila delle forze 'irregolari'. Benchè una legge lo proibisca, nel '99, l'esercito colombiano raccolse nelle sue fila 800 minori di 18 anni. E di recente, Human Rights Watch ha reso noto che polizia ed esercito si servono di bambini come spie e informatori.
Il tutto avviene nonostante nel '91, il Paese abbia firmato la Convenzione dei Diritti del Bambino della
Onu.  
 
 
Paola Erba
Categoria: Bambini, Guerra
Luogo: Colombia