In Nicaragua si affaccia un'alternativa al bipolarismo: Herty Lewites, sandinismo puro
scritto per noi da
Carlo Carlucci
Fino a ieri le opzioni circa il futuro politico (elezioni al novembre 2006) del
Nicaragua erano due: il ritorno alla presidenza di Daniel Ortega o l’elezione
di un candidato neoliberista. Di fatto il potere politico (oltre che una parte
consistente del potere economico) è sempre rimasto in mano agli Ortega & Company.
Spiragli. Ma qualcosa ha cominciato a muoversi, vi sono dei segnali che aprono la speranza
di una terza via. Herty Lewites, un sandinista di spicco della prim’ora, ( il
fratello Israel Lewites è nel Panteon dei grandi eroi caduti per la Rivoluzione)
dopo alcuni anni di indugi e qualche passo reticente, espulso dallo FSLN, ha
fondato il ‘Movimento per il riscatto del Sandinismo e la vittoria elettorale
del 2006’. La decisione di riprovare a correre da solo e sempre sotto la bandiera
del sandinismo gli è venuta proprio dall’esperienza e dalla popolarità raggiunta
come sindaco di Managua. Il valore della sua azione politica (unita ad una assoluta
integrità morale) gli ha permesso di ampliare il consenso popolare e dunque la
base su cui poggiare per puntare a due obiettivi, ineludibili entrambi: l’elezione
a Presidente della repubblica e la maggioranza nel parlamento. Alcune forze politiche
si sono già unite a lui, ultimi i socialisti e, quel che più conta forse, agli
occhi dell’elettorato, è iniziata la diaspora dei sandinisti ‘puliti’ verso il
suo Movimento:
Ernesto Cardenal, la scrittrice Gioconda Belli, l’eroica comandante guerrigliera Monica Baltodano
e altri nomi di spicco del sandinismo si sono schierati con lui. La Spagna di
Zapatero è con lui e pure con lui è Lula e tutta la sinistra in America Latina
eccezion fatta per Fidel Castro e Chavez.
Tentacoli. Una delle critiche che gli vengono mosse è di non aver ben precisato il suo
programma politico, ma il fatto è che egli non ha potuto ancora liberarsi dai
tentacoli, dalle trappole e dalle maglie continuamente tese da quell’astutissimo
politico che è Ortega e la sua non sarà una vita facile, né tantomeno scontata
la sua vittoria anche se i sondaggi lo danno in costante, indeflettibile ascesa.
Del resto Ortega non può spingersi più di tanto contro di lui in quanto sa che
l’ex compagno conserva i suoi bravi scheletri nell’armadio. L’America Latina sta
cambiando sospinta da un nuovo orgoglio e da una nuova coscienza che hanno fatto
fallire il vertice delle Americhe di Mar della Plata . Solo il Messico di Fox
si è schierato con le multinazionali del nord (perché parlare di USA o di Canada?).
Oramai tutti sono consapevoli di quanto si nasconde dietro l’etichetta del ‘libero
commercio’. L’azione di Lewites in Nicaragua si inserisce in questo vento di novità.
Sandino non era marxista ( un ideologia rispettabile, ma nata e applicabile altrove).
La rivoluzione nicaraguense fu autenticamente popolare, ma la stragrande maggioranza
di coloro che avevano combattuto non voleva un regime e un’economia socialisti,
quali furono imposti al paese dai vertici dello Fsln (Ernesto Cardenal in primis).
Gli stessi cooperanti cubani lo suggerivano più o meno apertamente: 'Non ripetete
i nostri errori, non copiateci, trovate la vostra via’. Ma la dittatura del partito
unico e quindi il potere a vita erano tentazioni troppo grandi per quei giovani
rivoluzionari che tanto poco avevano avuto dalla vita. Anche i cooperanti russi
rimanevano allibiti. Ricordo un ingegnere che, nel vedere le frotte di ragazzini
abbandonati nelle strade, senza nessuna istituzione che si occupasse di loro,
mi raccontava come nella Russia del ’18, le prime misure del governo rivoluzionario
erano verso i bambini e la gioventù che rappresentavano il futuro della nuova
patria. ‘Questi Comandanti pensano solo a sé e non al futuro del paese’, concludeva
sconsolato.
Contro le bustarelle. Il nuovo sandinismo che si raccoglie sotto la bandiera di Lewites vuole ricominciare
appunto da Sandino: il riscatto mai avvenuto dei diseredati dentro una Patria
che sappia finalmente accoglierli.
Alcuni stralci da una lettera di un ‘umile soldato’ indirizzata a Lewites e pubblicata
da ‘El Nuevo Diario’, organo di stampa vicino allo FSLN, bene riassumono lo stato
d’animo e le aspettative dei tanti che hanno lottato e ci hanno creduto: ‘ Se
il suo impegno è col popolo, con l’onestà, contro le bustarelle e la generale
corruzione, allora può contare su questo umile soldato ( Juan Bosco Acosta Lopez)
il quale anche se qui sta parlando per sé, rappresenta tuttavia il sentimento
di migliaia di sandinisti, impegnati nelle lotte sociali, stanchi di vedere un
futuro senza speranza per i propri figli, stanchi di corruzione, di demagogia,
di politici insensibili. Stanchi, ma con l’ansia di un futuro migliore.
Signor Herty, nella sua battaglia il Nicaragua le chiede un impegno solido, senza
marce indietro, senza menzogna, l’impegno verso un paese sventurato vittima dei
suoi figli degeneri. Non tradisca la sua Patria e neppure noi che a poco a poco
incominciamo a darle il nostro aiuto. Che Dio la benedica.’