scritto per noi da
Rosarita Catani
Dopo gli attentati migliaia di persone sono scese in piazza in
Giordania per condannare il terrorismo. Dimostrazioni spontanee in
tutte le città del regno hascemita: ad Amman, a Maan, a Salt, a Irbit e in altre
città, dove i manifestanti innalzavano bandiere e manifesti di re
Abdallah II di Giordania. Il vice primo ministro Marwan Muasher, durante
una conferenza stampa nella capitale, ha riferito che sono dodici i sospetti
fermati dalla polizia perchè considerati in qualche modo coinvolti negli
attentati compiuti nei tre alberghi di Amman, nei quali hanno perso la vita 57
persone.

La gente è scesa in piazza anche venerdì mattina, subito dopo
il sermone.
Nelle moschee gli imam hanno condannato l'attacco terroristico ribadendo che questi
atti non hanno niente a che fare con
l'Islam e con i suoi insegnamenti. Molti giovani per le strade
innalzavano cartelloni e bandiere della Giordania. Un gruppo di
giovani abitanti nel quartiere di Shafa Badran, nella periferia nord di
Amman, si è radunato davanti alla moschea per organizzare un
corteo di macchine fino al centro della città. Hanno addobbato le loro
macchine con bandiere giordane e hanno scritto manifesti e volantini.
Il corteo ha raggiunto Jabal Amman, dove ci sono due dei
tre alberghi
internazionali colpiti dagli attentatori suicidi. Al passaggio delle
macchine, le persone
salutavano. Anche la polizia locale, in assetto di guerra
con macchine blindate ed armamenti vari, per la prima volta da quando vivo in
questo Paese, lasciava passare tutti senza battere ciglio.

Di
fronte al Radisson e al Days Inn, due delle strutture alberghiere
colpite, un altro corteo di cittadini
manifestava la propria condanna agli attentati. Dolore, rabbia e
costernazione fra i cittadini giordani che sono decisi a non lasciarsi
intimorire. Chi ha compiuto questi attentati è nemico del popolo
arabo, è nemico dell'Islam e non ha religione. Questo il grido
della gente comune nelle strade. Hineid, una giovane donna, dice: " Sono
rimasta sconvolta quando ho sentito e visto le immagini alla
televisione l'altra
notte. E' stato orribile. Sono qui oggi per dare il mio sostegno al Re,
per
l'unità della Giordania, per il mio popolo e per la fine degli
attacchi terroristici". Una giovane madre si fa largo tra la gente
tenendo i suoi due figli per mano, e dicendo: "Questo non è un attacco
contro il
Governo, è un attacco contro un popolo indifeso. E' un'ingiustizia
contro la nostra religione che è una religione di pace ed è per
questo che oggi marcio per le strade della città. Per lanciare il
nostro messaggio di Pace". Anche a Zarqa, città natale
del famigerato al Zarqawi, la popolazione prende le distanze da quanto
è successo. Mentre prima
approvavano le operazioni effettuate dal leader di Al Qaeda in Iraq
contro gli statunitensi, adesso ne prendono le distanze. "Attaccare
della
gente innocente non ha niente a che vedere con l'Islam", dice un
giovane
abitante della cittadina. Anche il Profeta Mohammed, quando iniziò a
predicare l'Islam, diceva ai fedeli: "In qualsiasi città andate a
professare la nostra religione in nome di Dio e dell'Islam. Non
uccidete la gente innocente, nè quella del vostro sangue, nè quelli
della vostra religione, abbiate cura della loro terra e non togliete
neanche un ramo dagli alberi che loro hanno coltivato. Questo e'
l'Islam".