stampa
invia
Mesi e mesi che non
piove. Mesi e mesi che la foresta brucia, che il cielo è coperto di fumo, che
l’aria è irrespirabile. L’Amazzonia brasiliana sta agonizzando, piegata dalla
mano dell’uomo che l’ha stuprata, sfruttata senza coscienza. E adesso, il ‘polmone
del mondo’, che da solo ha finora garantito il venti percento delle riserve
idriche dell’intero pianeta, è a secco. Con risultati catastrofici. I bambini
e
gli anziani, le fasce più deboli, muoiono per complicazioni polmonari. I più
piccini cadono come mosche stroncati dalla dissenteria, incrementata dalla
mancanza di acqua corrente pura. E come se non bastasse la malaria avanza di
gran carriera.
Impotenti. Negli stati amazzonici,
in particolare Amazonas e Acre, l’emergenza incombe. Dopo aver dichiarato lo
stato di calamità, i governi stanno cercando di distribuire kit di antibiotici,
antiparassitari, disinfettanti per l’acqua e sali minerali, ma raggiungere
tutti è praticamente impossibile. Sono molte le famiglie che, vivendo nel cuore
della foresta - percorribile per gran parte soltanto via fiume - sono rimaste
isolate. Il livello del rio Negro, uno dei più grandi fiumi amazzonici, per
esempio, ha toccato i minimi storici. Il Solimoes, uno dei più capienti
affluenti del Rio delle Amazzoni, è calato di 78 centimetri. Va da sé che tutte
le vie d’acqua che si diramano nella selva, irrigandola, sono stati
prosciugati. Nelle zone più colpite il novanta percento dei pesci sono morti.
E
migliaia di indigeni rischiano di fare altrettanto. Non hanno armi per
difendersi da un’aggressione così innaturale. Questa gente è da sempre abituata
a trattare con rispetto e reverenza la foresta, che per loro è un vero e
proprio supermarket a cielo aperto. Fornisce loro tutto il necessario, compresi
i medicinali. O quantomeno lo ha fatto finora. Questo tipo di emergenza non ha
precedenti. È provocata da fattori esterni, dalla rapacità umana, dalla fame di
soldi e profitto, e i saggi indios non hanno mezzi per fermarla. Sono rimasti
spiazzati, inerti. Vittime impotenti insieme agli alberi, le piante, gli
uccelli, i pesci dell’Amazzonia.
Allarme malaria. Anche il bestiame di
quegli allevatori colpevoli di aver disboscato illegalmente per
ritagliarsi grandi fette di pascolo, sta pian piano decimandosi. La
disidratazione non perdona. E la poca acqua che resta, ristagna e si trasforma
in agognata dimora per le malefiche zanzare portatrici di malaria. La malattia sta infatti crescendo in proporzione all’aumentare della siccità. E diventa
attore principale dell’emergenza amazzonica. “Non possiamo tardare nel
consegnare insetticidi, farmaci, alimenti base e in particolare prodotti per
rendere l’acqua sicura”. Il pensiero corre infatti agli anni Novanta, quando a
causa della contaminazione delle acque chiare si diffuse un’epidemia di colera
che mieté molte vittime.
ssistenti sociali, missionari lavorano con dedizione, e non si
stancano di denunciare, di far arrivare le notizie di quello che sta accadendo.
Pensano che sia indispensabile che tutti sappiano, perché sensibilizzare è il
primo passo per cambiare le cose. “Stiamo facendo l'impossibile per bloccare la
distruzione della selva” racconta con passione padre Ettore Turrini, missionario
ottantenne dei Servi di Maria che da trent’anni vive in Sena Madureira, nel
cuore dello stato amazzonico dell’Acre. Questo il suo appello, estremo.
L’ennesimo. “Con tutta l’anima imploriamo la conversione della umanità verso il
bene della selva, del verde, verso l’ossigeno, la vita. Perdona Signore
l´ingratitudine umana per la distruzione di un dono tanto grande. Chiediamo
appoggio alla gente di fede e di buona volontà per dire basta al fuoco, basta
ai milioni d’incendi nella foresta. Basta ai miliardi di metri cubi di fumo che va a inquinare
l’aria che respiriamo e il cielo. Questo cielo che, invece di darci pioggia,
riflette il caldo e il fumo che viene dalla terra che l’uomo devasta. Qui
continuano a morire i bambini, i vecchi. E il cuore della foresta, con i suoi
576 miliardi e 800 milioni di alberi, ha un battito sempre più flebile.
Aiutateci ad aiutare la vita”.Stella Spinelli