12/11/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Emergenza Amazzonia. Fuoco e siccità continuano, portando con sé distruzione, fame e malaria
Fitti alberi e tanta acqua. L'Amazzonia com'era e come dovrebbe restareMesi e mesi che non piove. Mesi e mesi che la foresta brucia, che il cielo è coperto di fumo, che l’aria è irrespirabile. L’Amazzonia brasiliana sta agonizzando, piegata dalla mano dell’uomo che l’ha stuprata, sfruttata senza coscienza. E adesso, il ‘polmone del mondo’, che da solo ha finora garantito il venti percento delle riserve idriche dell’intero pianeta, è a secco. Con risultati catastrofici. I bambini e gli anziani, le fasce più deboli, muoiono per complicazioni polmonari. I più piccini cadono come mosche stroncati dalla dissenteria, incrementata dalla mancanza di acqua corrente pura. E come se non bastasse la malaria avanza di gran carriera.
 
Favelas di Manaus, affacciate sul Rio Negro dal quale dipendonoImpotenti. Negli stati amazzonici, in particolare Amazonas e Acre, l’emergenza incombe. Dopo aver dichiarato lo stato di calamità, i governi stanno cercando di distribuire kit di antibiotici, antiparassitari, disinfettanti per l’acqua e sali minerali, ma raggiungere tutti è praticamente impossibile. Sono molte le famiglie che, vivendo nel cuore della foresta - percorribile per gran parte soltanto via fiume - sono rimaste isolate. Il livello del rio Negro, uno dei più grandi fiumi amazzonici, per esempio, ha toccato i minimi storici. Il Solimoes, uno dei più capienti affluenti del Rio delle Amazzoni, è calato di 78 centimetri. Va da sé che tutte le vie d’acqua che si diramano nella selva, irrigandola, sono stati prosciugati. Nelle zone più colpite il novanta percento dei pesci sono morti. E migliaia di indigeni rischiano di fare altrettanto. Non hanno armi per difendersi da un’aggressione così innaturale. Questa gente è da sempre abituata a trattare con rispetto e reverenza la foresta, che per loro è un vero e proprio supermarket a cielo aperto. Fornisce loro tutto il necessario, compresi i medicinali. O quantomeno lo ha fatto finora. Questo tipo di emergenza non ha precedenti. È provocata da fattori esterni, dalla rapacità umana, dalla fame di soldi e profitto, e i saggi indios non hanno mezzi per fermarla. Sono rimasti spiazzati, inerti. Vittime impotenti insieme agli alberi, le piante, gli uccelli, i pesci dell’Amazzonia.  
 
Bambino nudo gioca nella selvaAllarme malaria. Anche il bestiame di quegli allevatori colpevoli di aver disboscato illegalmente per ritagliarsi grandi fette di pascolo, sta pian piano decimandosi. La disidratazione non perdona. E la poca acqua che resta, ristagna e si trasforma in agognata dimora per le malefiche zanzare portatrici di malaria. La malattia sta infatti crescendo in proporzione all’aumentare della siccità. E diventa attore principale dell’emergenza amazzonica. “Non possiamo tardare nel consegnare insetticidi, farmaci, alimenti base e in particolare prodotti per rendere l’acqua sicura”. Il pensiero corre infatti agli anni Novanta, quando a causa della contaminazione delle acque chiare si diffuse un’epidemia di colera che mieté molte vittime.
 
L'appello. E intanto c’è chi lotta ogni giorno per arginare il dolore con piccoli gesti quotidiani. Associazioni di volontari, a Una bambina cammina su un ponte di uno dei fiumi dell'Amazzoniassistenti sociali, missionari lavorano con dedizione, e non si stancano di denunciare, di far arrivare le notizie di quello che sta accadendo. Pensano che sia indispensabile che tutti sappiano, perché sensibilizzare è il primo passo per cambiare le cose. “Stiamo facendo l'impossibile per bloccare la distruzione della selva” racconta con passione padre Ettore Turrini, missionario ottantenne dei Servi di Maria che da trent’anni vive in Sena Madureira, nel cuore dello stato amazzonico dell’Acre. Questo il suo appello, estremo. L’ennesimo. “Con tutta l’anima imploriamo la conversione della umanità verso il bene della selva, del verde, verso l’ossigeno, la vita. Perdona Signore l´ingratitudine umana per la distruzione di un dono tanto grande. Chiediamo appoggio alla gente di fede e di buona volontà per dire basta al fuoco, basta ai milioni d’incendi nella foresta. Basta ai miliardi di  metri cubi di fumo che va a inquinare l’aria che respiriamo e il cielo. Questo cielo che, invece di darci pioggia, riflette il caldo e il fumo che viene dalla terra che l’uomo devasta. Qui continuano a morire i bambini, i vecchi. E il cuore della foresta, con i suoi 576 miliardi e 800 milioni di alberi, ha un battito sempre più flebile. Aiutateci ad aiutare la vita”.

Stella Spinelli

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