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L’Onu, l’Organizzazione delle Nazioni Unite, con una grande maggioranza, ha condannato
l’embargo economico, commerciale e finanziario che dal 1961 attanaglia l’isola
di Fidel Castro, chiedendo agli Usa di rimuoverlo subito. E’ la quattordicesima
volta che accade. I numeri però in questa occasione sono superiori alle volte
precedenti. Sono, infatti, 182 i paesi che si sono schierati contro gli Usa. Solo
Israele, Isole Marshall e Palau hanno votato contro la mozione, mentre quattro
nazioni non hanno votato: El Salvador, Nicaragua, Iraq e Marocco. Intanto il Ministro
degli Esteri cubano Felipe Perez Roque aveva esordito all’Onu dicendo: “C’è la
necessità di porre fine a questo blocco imposto dagli Stati Uniti d’America contro
Cuba, l’Assemblea Generale non deciderà esclusivamente su un argomento d’interesse
per il nostro Paese ma voteremo anche a favore dei principi e delle norme del
Diritto Internazionale, contro l’applicazione extraterritoriale delle leggi e
in difesa dei diritti umani dei cubani, degli statunitensi e dei popoli dei 191
Stati rappresentati in questa Assemblea.”
Una vittoria per Castro. Questa votazione, seguita da un lungo applauso dopo essere stata resa nota, potrebbe
essere considerata una vera e propria vittoria per la diplomazia cubana, considerando
che su 191 paesi che fanno parte dell’Assemblea solo quattro hanno votato contro
e uno, la Micronesia, si è astenuto. In precedenza, (sono ben 14 le volte che
Cuba presenta una risoluzione al problema bloqueo), un sostegno così forte e ampio non lo aveva mai ottenuto. “E’ una vittoria schiacciante”
ha detto il portavoce del parlamento dell’Havana, Ricardo Alarcon che ha aggiunto:
“Se il 70 per cento della popolazione cubana è nata e ha vissuto condizionata
dal bloqueo, il 100 per cento assisterà all’affondamento definitivo di questo genere di
politica ostile”. Di diverso avviso è il Dipartimento di Stato statunitense che
in una nota ha precisato che il blocco economico che riguarda Cuba è uno strumento
politico “buono ed efficace” contro un regime oppressivo, definendo le iniziative
dell’amministrazione di Castro all’Onu come “propagandistiche e irrilevanti”.
La condanna dell’Onu non è vincolante nelle scelte di Washington.
Gli appoggi stranieri. Il bloqueo è costato al popolo cubano in questi 47 anni più di 82 miliardi di dollari.
Non c’è attività economica o sociale a Cuba che non soffra le sue conseguenze.
Non esiste un diritto umano dei cubani che non sia aggredito dal blocco. Dal 1992,
anno in cui per la prima volta è stata presentata la mozione cubana di risoluzione
del blocco, davanti all’Assemblea Onu, gli appoggi stranieri sono andati via via
aumentando e, con la forte condanna arrivata nei giorni scorsi, si vogliono disapprovare
anche tutte quelle misure che in qualche modo rafforzano il blocco, come ad esempio
le multe inflitte a quelle aziende straniere (“Il blocco proibisce, in virtù della
legge Helms-Burton, gli investimenti a Cuba di imprese di paesi terzi”, ha fatto
sapere il ministro degli Esteri), che sono in affari e hanno vincoli commerciali
con Cuba. Alessandro Grandi