12 gennaio 2004 - “Mi hanno portato nel campo militare e mi hanno picchiato. Sono caduto. Due
soldati erano lì in piedi. Mi hanno colpito ancora. Ho iniziato a sanguinare.
Quindi ho gridato che volevo seguirli.” Così Yan Paing Soe è diventato membro
dell’esercito birmano quando aveva solo 14 anni. “Io invece fui rapito fuori da
scuola quando ne avevo sedici”, racconta l’ex caporale Than Naing.
Yan e Than sono due disertori nel Myanmar (ex Birmania), paese guidato da una
giunta militare dal 1948. Lo scorso novembre insieme ad altri 22 soldati sono
riusciti ad allontanarsi dai battaglioni e a consegnarsi ai gruppi ribelli dell’esercito
dello Stato Shan (Ssa). Il governo combatte contro i separatisti dell’Ssa da mezzo
secolo.
“Vengono sequestrati soprattutto ragazzi di 13 e 14 anni” - raccontano i due
giovani a Radio Free Asia. “I soldati aspettano la fine delle scuole. Poi li raggiungono nelle case del
the dove vanno a festeggiare”. Di solito i militari li portano via con un pretesto:
non avere con sè una carta di registrazione nazionale, ovvero il nostro documento
di identità - dice Than -. I bambini che non hanno la carta vengono interrogati
sotto tortura e in seguito arruolati senza poter contattare i propri genitori.
Ci dicevano che se avessimo scritto loro una lettera, avremmo ricevuto una risposta.
Ma non accadde mai”. Than non vide la sua famiglia per sette anni.
Solo alcuni parenti riescono a salvare i propri ragazzi pagando somme ingenti.
Secondo l’ultimo rapporto dell’organizzazione umanitaria Human Rights Watch (Hrw) sarebbero 70mila i bambini soldato nel Myanmar, il 20 per cento delle truppe
governative. Solo poche decine di questi, forse meno, riescono a fuggire. “Alcuni
dei nostri compagni sono morti in combattimento. Molti per malattia – ricorda
Than -. Altri hanno preso la malaria. E’ stata dura per loro. I corpi dei ragazzi
deceduti sono stati bruciati”.
Spesso, però, a uccidere i piccoli soldati sono i lavori forzati: “ci facevano
arrampicare sulle montagne e, se ci fermavamo, ci prendevano a bastonate”.
“I bambini soldato hanno anche undici anni – si legge nel documento di Hrw - e
partecipano ai combattimenti e alle violenze contro i civili”. In diverse zone
del Paese (federazione di 7 stati e sette divisioni) ci sarebbero centri di addestramento
per minori. Nelle cosiddette
black area, zone proibite controllate dai militari e interdette agli stranieri, vengono
perpetrate esecuzioni sommarie a danno delle minoranze, accusate di appoggiare
gli indipendentisti armati, mentre migliaia di persone sono prelevate e portate
nei campi di lavoro forzato.
Francesca Lancini