Il monarca giordano è in attesa della visita
di Kofi Annan, prevista per oggi 10 novembre al fine di trovare un
accordo e mediare sulle sanzioni alla Siria, quando i tre attacchi
terroristici colpiscono Amman, la capitale giordana. Gli attacchi quasi
in simultanea hanno colpito tre alberghi
internazionali tutti dislocati in un area commerciale e residenziale a
Jabal Amman: il Grand Hyatt, il Days Inn ed il Radisson Sas.

Il
bilancio dell'azione kamikaze e' stato di 67 morti e circa 300 feriti,
quasi tutti di nazionalita' giordana. Al Radisson Sas era in corso un
banchetto di nozze. Donne, uomini e bambini, con i loro vestiti della
festa
imbrattati di sangue, sono stati soccorsi e ricoverati in diversi
ospedali della
capitale. Le autorita' giordane fanno immediatamente chiudere tutte le
frontiere ed il Primo Ministro Adnan Badran ha dichiarato un giorno di
unita' nazionale. Il luogo degli attentati e' stato circondato dalla
polizia e dai servizi di sicurezza giordani, i quali hanno chiuso
l'area
ed impedito l'accesso anche ai giornalisti. Vi e' rabbia e sconforto
fra la popolazione che si interroga sulla reale matrice degli
attentati. La capitale giordana e' sempre stata
una delle piu' stabili e sicure nel Medio Oriente ed e' per questo che
alcuni intellettuali giordani, pur non escludendo la possibilita' che
l'attentato sia stato eseguito dalle cellulle terroristiche di Al
Qaeda, sospettano che vi possa anche essere la mano di uno Stato molto
potente alle spalle, quasi un
ammonimento al giovane Re Abdullah II a rivedere le posizioni prese.

Re
Abdullah aveva
dichiarato il proprio dissenso contro le sanzioni imposte alla Siria ed
aveva preso distanze da Israele per i continui attacchi contro
attivisti palestinesi. In un incontro con il Ministro degli esteri
siriano Walid Moallem, avvenuto martedi' 8 novembre, il sovrano
Hashemita aveva sottolineato la necessita' della Siria di cooperare con
Detlev Mehlis in merito all'uccisione di Rafik Hariri proprio in base
alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza n. 163 anche per evitare
ripercursioni sul Paese.
Il Medio Oriente diventa un'area sempre piu'
calda che fa gola a molti, come l'invasione americana dell'Iraq ha reso evidente,
e la presenza di Israele al centro di
quest'area, poi, rende qualunque evento accada nei Paesi circostanti
parte di un processo più ampio. Le pressioni più volte attuate nei
confronti della Siria e, di conseguenza, le ingerenze nei rapporti tra
Damasco e il Libano fanno parte di questa strategia. L'accordo di
"riconciliazione nazionale" di Taef, stipulato nel 1989 tra questi due
Paesi, costituisce, in quest'ottica, un ostacolo al controllo
statunitense dell'area. Con questo patto bilaterale venne posta la
parola fine ai 15 anni di guerra civile libanese riconoscendo
ufficialmente la presenza della Siria in Libano, iniziata nel 1976
quando Damasco inviò circa 30.000 soldati a Beirut come parte della
missione di pace della Lega Araba. Il 21 settembre scorso, le unità
militari siriane si sono ritirate lasciando le loro posizioni a sud di
Beirut, per tornare in patria.L'ingerenza delle Nazioni Unite e le intromissioni
nelle relazioni
politiche tra Libano e Siria sono quindi proseguite con nuove
sollecitazioni ed ecco che vengono attuate le minacce di sanzioni nei
confronti della Siria (peraltro già sotto embargo americano con il
Syrian accountability act). E' in questo quadro che si inserisce
l'operato del sovrano hashemita e che sono maturati gli attentati
Rosarita Catani