10/11/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



La Giordania s'interroga sui mandanti
Il monarca giordano è in attesa della visita di Kofi Annan, prevista per oggi 10 novembre al fine di trovare un accordo e mediare sulle sanzioni alla Siria, quando i tre attacchi terroristici colpiscono Amman, la capitale giordana. Gli attacchi quasi in simultanea hanno colpito tre alberghi internazionali tutti dislocati in un area commerciale e residenziale a Jabal Amman: il Grand Hyatt, il Days Inn ed il Radisson Sas.
 
re abdallah di giordaniaIl bilancio dell'azione kamikaze e' stato di 67 morti e circa 300 feriti, quasi tutti di nazionalita' giordana. Al Radisson Sas era in corso un banchetto di nozze. Donne, uomini e bambini, con i loro vestiti della festa imbrattati di sangue, sono stati soccorsi e ricoverati in diversi ospedali della capitale. Le autorita' giordane fanno immediatamente chiudere tutte le frontiere ed il Primo Ministro Adnan Badran ha dichiarato un giorno di unita' nazionale. Il luogo degli attentati e' stato circondato dalla polizia e dai servizi di sicurezza giordani, i quali hanno chiuso l'area ed impedito l'accesso anche ai giornalisti. Vi e' rabbia e sconforto fra la popolazione che si interroga sulla reale matrice degli attentati. La capitale giordana e' sempre stata una delle piu' stabili e sicure nel Medio Oriente ed e' per questo che alcuni intellettuali giordani, pur non escludendo la possibilita' che l'attentato sia stato eseguito dalle cellulle terroristiche di Al Qaeda, sospettano che vi possa anche essere la mano di uno Stato molto potente alle spalle, quasi un ammonimento al giovane Re Abdullah II a rivedere le posizioni prese.
 
uno degli alberghi devastati dall'attentatoRe Abdullah aveva dichiarato il proprio dissenso contro le sanzioni imposte alla Siria ed aveva preso distanze da Israele per i continui attacchi contro attivisti palestinesi. In un incontro con il Ministro degli esteri siriano Walid Moallem, avvenuto martedi' 8 novembre, il sovrano Hashemita aveva sottolineato la necessita' della Siria di cooperare con Detlev Mehlis in merito all'uccisione di Rafik Hariri proprio in base alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza n. 163 anche per evitare ripercursioni sul Paese.
Il Medio Oriente diventa un'area sempre piu' calda che fa gola a molti, come l'invasione americana dell'Iraq ha reso evidente, e la presenza di Israele al centro di quest'area, poi, rende qualunque evento accada nei Paesi circostanti parte di un processo più ampio. Le pressioni più volte attuate nei confronti della Siria e, di conseguenza, le ingerenze nei rapporti tra Damasco e il Libano fanno parte di questa strategia. L'accordo di "riconciliazione nazionale" di Taef, stipulato nel 1989 tra questi due Paesi, costituisce, in quest'ottica, un ostacolo al controllo statunitense dell'area. Con questo patto bilaterale venne posta la parola fine ai 15 anni di guerra civile libanese riconoscendo ufficialmente la presenza della Siria in Libano, iniziata nel 1976 quando Damasco inviò circa 30.000 soldati a Beirut come parte della missione di pace della Lega Araba. Il 21 settembre scorso, le unità militari siriane si sono ritirate lasciando le loro posizioni a sud di Beirut, per tornare in patria.L'ingerenza delle Nazioni Unite e le intromissioni nelle relazioni politiche tra Libano e Siria sono quindi proseguite con nuove sollecitazioni ed ecco che vengono attuate le minacce di sanzioni nei confronti della Siria (peraltro già sotto embargo americano con il Syrian accountability act). E' in questo quadro che si inserisce l'operato del sovrano hashemita e che sono maturati gli attentati
 
Rosarita Catani
Categoria: Politica, Popoli
Luogo: Giordania