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Per il momento è di 56 morti e più di 300 feriti il bilancio delle tre esplosioni simultanee che, alle 21 circa di ieri sera, hanno sconvolto Amman, la capitale della Giordania. L'obiettivo degli attentati sono tre grandi alberghi del centro della capitale: il Grand Hyatt, il Radisson Sas e il Days Inn. Il Grand Hyatt è in pieno centro, il Radisson Sas è nel quartiere finanziario Shmeisani ed è ritenuto una meta privilegiata dei turisti o degli uomini d'affari statunitensi e israeliani di passaggio ad Amman e il Days Inn, un albergo più modesto degli altri due, nel quartiere residenziale di Rabieh, a meno di un chilometro dall'ambasciata israeliana in Giordania. Tutte e tre le strutture sono sempre affollate di occidentali.
Attacco devastante.
Il bilancio non è ancora definitivo e rischia di aggravarsi.
Anche perchè i tre alberghi erano affollati di clienti e per
esempio, al Radisson Sas, era in corso un banchetto nuziale con più
di 250 invitati. Bashir Daajah, un portavoce della polizia
giordana, ha dichiarato che si tratterebbe di attentatori suicidi,
almeno tre, che sono entrati in azione contemporaneamente, ma le
indagini sono in corso e non ci sono conferme ufficiali. Subito dopo
l'attentato, il vice Primo Ministro, ha indicato in al-Qaeda
l'organizzazione responsabile degli attentati. Poco dopo, con il
solito annuncio su un sito internet ripreso dal canale satellitare
al-Jazeera, l'Organizzazione di al-Qaeda per il Paese di
Rafiadian (la Mesopotamia) ha rivendicato gli attacchi. E' il gruppo
che si ritiene guidato da Abu Musab al-Zarqawi, il ricercato numero 1
in Iraq, giordano di nascita, e l'uomo che gli Stati Uniti ritengono
il vero capo della guerriglia anti-Coalizione.
Ricercato vivo o morto. Zarqawi
è diventato un obiettivo delle indagini internazionali proprio
per un'azione nel suo Paese. Il 28 ottobre del 2002, ad Amman, venne
assassinato Lawrence Fowley, un diplomatico statunitense in servizio
all'ambasciata Usa in Giordania. Fowley lavorava per Usaid, che
si occupa di cooperazione all'estero per gli Stati Uniti, ma che
spesso è stata accusata di essere un'emanazione della Cia.
L'omicidio di Fowley segnò una svolta preoccupante per la
monarchia hascemita al potere in Giordania, in quanto era la prima
volta che un diplomatico occidentale veniva ucciso ad Amman. Zarqawi
era poco conosciuto fino a quel momento, in quanto dopo una carriera
da delinquente comune, era stato arrestato e secondo le scarse
informazioni sul suo conto, in carcere si era avvicinato agli
ambienti dell'estremismo islamico in Giordania, fino a diventarne uno
dei leader. Tanto da portare l'allora Segretario di Stato Usa Colin
Powell, il 5 febbraio del 2003, davanti al Consiglio di
Sicurezza delle Nazioni Unite, ad affermare che Zarqawi è “il
legame, l’anello di congiunzione tra al-Qaeda e Saddam Hussein”.
Da quel momento, migliaia delle vittime delle stragi in Iraq sono
state attribuite a lui.
Un Paese in bilico. Ma
il legame con la guerra in Iraq non è solo Zarqawi. “La
Giordania, nei giorni scorsi, ha corso il rischio di subire un
attacco terroristico di una violenza inaudita, senza precedenti nella
storia del Paese. Stiamo attraversando un momento delicato per la
Giordania e dobbiamo essere tutti uniti”. Con queste parole
Abdullah II, re di Giordania, in una lettera aperta, ha ringraziato i
servizi di sicurezza di Amman ad aprile 2004. Quell'episodio rendeva
il clima che si è creato attorno alla casa regnante giordana.
Abdullah II, che ha preso il posto del padre Hussein, ha dal primo
momento confermato la linea politica filo occidentale impostata dal
genitore. Come il primo non aveva fatto mancare il suo appoggio alla
prima Guerra del Golfo nel 1991, Abdullah II non ha contrastato
l'attacco all'Iraq nel marzo 2003. La monarchia hascemita ha sempre
tenuto una linea originale anche nel conflitto israelo-palestinese e
la Giordania, assieme all'Egitto, è l'unico Paese ad aver
firmato un trattato di pace con Israele. La pressione sulla casa
regnante è andata aumentando e adesso, negli ambienti più
radicali dell'Islam militante, la Giordania viene visto come uno
degli stati alleati degli Stati Uniti. Un nuovo episodio della
crescente tensione in Giordania è stato l'attacco del 19
agosto 2005, quando alcuni ordigni vennero fatti esplodere nel porto
della città giordana di Aqaba nei pressi di una nave da
guerra Usa. Un soldato giordano di guardia al molo dov'era ancorata
la nave morì, ma l'entità dell'attentato fu
circoscritta. Non come è invece accaduto ieri ad Amman. Le tre
bombe di ieri sera, come l'attacco contro la città di Aqaba,
sono il segnale che la Giordania e il re Abdallah sono ormai sotto
attacco. La guerra in Iraq non finisce in Mesopotamia.Christian Elia