10/11/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



In Costa Rica il governo vuole chiudere la porta in faccia all'immigrazione
Scritto per noi da
Maurizio Campisi
 
Migranti C’era una volta la Costa Rica delle riforme sociali e difensore dei diritti umani: oggi non c’è più. Così si può riassumere il cammino intrapreso negli ultimi anni –in special modo quelli della presidenza di Abel Pacheco- dal paese centroamericano. L’ultimo passo compiuto dal Congresso è stato quello di votare la settimana scorsa una legge (38 voti a favore e solo 5 contro) che castiga con pena di sei anni di carcere non solo gli immigrati clandestini, ma anche coloro che li ospitano o che danno loro lavoro. Con questa legge la Costa Rica cerca di porre freno all’immigrazione, soprattutto a quella nicaraguense e colombiana, che la maggior parte dell’opinione pubblica reputa fonte di tutti i mali che affliggono oggi la società costaricense.
 
Migrazioni. Eppure, la Costa Rica ha tratto la propria fortuna esattamente dalle migrazioni. Periodicamente il paese ha ospitato negli anni passati esuli, immigrati e fuoriusciti dei paesi latinoamericani colpiti dalle dittature. Non solo nicaraguensi, quindi, ma anche cileni, argentini, peruviani, venezuelani, guatemaltechi che hanno arricchito e stimolato una società per tradizione pigra e chiusa in se stessa.
Oggi, però, le cose sono cambiate. La Costa Rica, di fatto, vuole chiudere le sue frontiere a una immigrazione che è diventata continua e incontrollabile. Gli stranieri che si trovano in questo momento in forma illegale nel paese hanno tempo otto mesi per regolarizzare la propria posizione. Non è un segreto, però, che la politica migratoria sia quella di negare la concessione del permesso di residenza. Chi ha provato negli ultimi anni ad ottenerla si è visto respingere, con una scusa o un’altra, il permesso. Le uniche concessioni vengono accordate per motivi famigliari.
 
Clandestini oltrefrontieraLavoro sporco. I costaricensi, però, non vogliono saperne di fare i lavori “sporchi”. Le raccolte del caffè, della canna da zucchero, dell’ananas o il settore della costruzione possono mantenersi solo grazie al lavoro di quegli stranieri che il governo della Costa Rica vorrebbe ora solo ospitare con permessi temporanei per poi rispedire a casa propria.
In un sondaggio apparso sul quotidiano “La Nación”, il 76 percento dei lettori si è detto soddisfatto delle misure adottate, sebbene alcune risultino al margine delle leggi internazionali sui diritti umani.
Le voci contro sono poche. Óscar Árias, indicato come il possibile vincitore delle prossime elezioni di febbraio, ha parlato apertamente di uno “Stato Gestapo”, mentre i deputati Epsy Campbell e Rodrigo Alberto Carazo, che hanno osteggiato la legge, sono stati praticamente gli unici a segnalare l’importanza della manodopera straniera per l’economia locale.
 
Mappa della Costa RicaIl ricorso all'Aja. La legge non ha fatto che aumentare la tensione esistente con il vicino Nicaragua. Risulta infatti almeno strano che, latente per quattro anni, il decreto sia stato improvvisamente rispolverato ed approvato a pochi giorni dalla crisi scaturita per il fiume San Juan. Poco più di un mese fa la Costa Rica ha inviato al Tribunale internazionale dell’Aja la richiesta di un arbitraggio su questo fiume che la divide dal Nicaragua. In risposta, Managua sta chiedendo un visto di entrata di 25 dollari a tutti i costaricensi che devono passare attraverso il suo territorio nazionale. Sebbene dalla Costa Rica facciano sapere che la nuova legge di migrazione non ha nulla a che vedere con la questione del fiume e che riguarda tutti gli stranieri, in Nicaragua non si può fare a meno di pensare che la situazione danneggia il mezzo milione di nicaraguensi che vivono nel paese vicino. Per questa gente il ricorso all’immigrazione è quasi obbligatorio, di fronte all’incapacità cronica dei governi liberali, che si susseguono a Managua, di offrire capaci politiche occupazionali. Sul fronte della crisi per i diritti sul fiume San Juan queste migliaia di persone appaiono ora come merce di scambio tra due governi che non riescono a mettersi d’accordo.
Categoria: Popoli
Luogo: Costa Rica